lunedì 26 agosto 2019

L'AMAZZONIA BRUCIA, MA TANTO NOI SIAMO LONTANI

RUBRICA DI OPINIONE


"Agorà: Piazza di discussione"



Il titolo dell'articolo è esattamente ciò che pensa gran parte del popolo italiano, ma anche europeo. E non è per niente sostenibile un'affermazione del genere.

Il fatto che stia bruciando IL polmone del mondo dovrebbe bastare già per dare alla popolazione un forte scossone, per far sentire almeno un po' quel senso di colpa doveroso nei confronti del nostro pianeta, per unirci. Il problema è che ciò non accade. Il problema è che si continua a coltivare indifferenza, come sempre, verso tutto ciò che ci circonda. Il problema, naturalmente, è proprio l'uomo, che anche in questi casi crea polemiche parlando di Destra e Sinistra politica, quando per entrambe le "fazioni" il mondo è in comune, la Terra è la stessa, indipendentemente se si è conservatori o liberali. Pertanto, problemi come questi andrebbero risolti obiettivamente e indipendentemente dal partito che si rappresenti o che si appoggi, perché è una problematica che interessa tutti. 

Man mano stiamo diventando sempre più materialisti, consumisti, egoisti e con le manie di onnipotenza. Pensiamo di poter costruire ovunque, di abbattere montagne, di stroncare gli alberi per meri interessi economici, di appiccare fuochi per liberarci di ciò che è per noi ingombrante, di fare tutto ciò con l'aggiunta di presunzione dicendo "che sarà mai, non succederà nulla". Il punto è che, invece, succede eccome: le Canarie, la California, l'Oregon, Washington, la Columbia, l'Amazzonia, la Grecia, la Siberia, il Portogallo stanno bruciando, e potrei continuare per un altro po'. 

Soffermandoci sulla foresta amazzonica, il problema più grande è l'immissione continua di Co2 nell'atmosfera... Quando avremmo  disperatamente bisogno di fare il contrario!  Andando oltre lo Co2, eliminare la foresta comporterebbe l’aumento della temperatura anche localmente; immaginate cosa succederebbe unendo all'Amazzonia tutte le altre foreste che stanno bruciando nel mondo, certamente non una bella situazione ambientale. 
Ma lo scenario ancor più drammatico, come accennato in precedenza, è lo scontro tra il presidente del Brasile Jair Bolsonaro e quello francese Emmanuel Macron, che mette da parte ogni speranza di cambiamento: Bolsonaro accusa le ONG di aver dato il via ai fuochi, vede intenzioni colonialiste ovunque e decide di mandare l'esercito e canadair solo ora che è attaccato praticamente da tutta Europa e non. Doveroso è ricordare che lo stesso Bolsonaro, appena eletto, sostenne di "voler rendere produttiva l'Amazzonia", e per di più il governo tagliò del 24% i fondi all’Istituto brasiliano per l’ambiente (Ibama), braccio operativo del ministero dell’Ambiente. Direi che siamo tutti bravi a creare prima i problemi per poi incolpare il primo che passa. 

Ciò che mi ha preso di più, però, sono state le parole sincere di un indigeno in particolare, Eric, 23 anni, indigeno Karipuna: "Andarcene? Dove? È la nostra terra, è parte di noi. Lotteremo. Siamo abituati a farlo. Come abbiamo resistito alle invasioni, ora resisteremo al fuoco. Ora va un po’ meglio: ieri ha piovuto e le fiamme si sono arrestate. Ma oggi il fuoco potrebbe riprendere ad avanzare. Da soli non possiamo affrontarlo. Chiediamo al mondo di non voltarsi dall’altra parte. Il mio popolo, i Karipuna, ha rischiato di estinguersi per le violenze e le malattie portate dai conquistatori nei secoli passati. Siamo rimasti in 58. Altre tribù sono state cancellate. Lo sterminio prosegue nel presente: i cacciatori di risorse ci considerano un ostacolo. Chiediamo solo di poter continuare a esistere come indigeni. Non lasciate che veniamo ridotti in cenere. Le invasioni sono diventate quotidiane. I cacciatori di risorse si sentono spalleggiati. E lo sono: continuiamo a denunciare, ma nessuno interviene".


"chiediamo solo di poter continuare a esistere come indigeni. Non lasciate che veniamo ridotti in cenere", "continuiamo a denunciare, ma nessuno interviene", queste le frasi più dure da mandare giù, che lasciano trapelare tutta la tristezza e la commozione che possa provare una persona nel vedere bruciare la sua casa, la sua terra, nel veder sparire i suoi compagni tra le fiamme e tra il piombo dei colonialisti. Adesso mi chiedo: vogliamo davvero continuare a restare indifferenti? Vogliamo davvero continuare a sradicare le persone dalla propria patri per costruirci sopra fabbriche? La Terra sta scomparendo: le foreste bruciano, il clima è in continuo aumento, le nazioni sono sommerse dalle piogge, i terremoti si fanno più forti, gli uragani stanno spazzando l'Atlantico. Sinceramente? Ben ci sta, questo è il prezzo da pagare per le continue avversità bambinesche nella politica, per la mania conquistatrice verso i più deboli, per la predisposizione incontrollata nello stuzzicare la natura tentando di sfidare le sue leggi, e per il nostro repentino menefreghismo verso il mondo che viviamo. Pensateci a buttare la gigomna per terra, pensateci ad appiccare fuoco ai cassonetti, pensateci quando dite "tanto noi siamo lontani e non ci succede nulla", perché il pianeta sta cambiando... Ma sempre in peggio.




Aldo Maria Cupello 
 aldocupello6@gmail.com




sabato 24 agosto 2019

MORRA E GRATTERI: PRIMA DI PARLARE, PENSATE!

RUBRICA DI ATTUALITÀ


"Pensare fuori dalle Righe"




Ammetto che il titolo di questa mia riflessione possa risultare un po’ forte e forse anche irrispettoso, ma a volta tocca correre il rischio di risultare tali quando di mezzo c’è in gioco, non solo la verità, ma propriamente la strumentalizzazione della stessa per interessi di partito o di poltrone. 

Non vi nego che scrivo queste righe con molto dispiacere perché, se alcune affermazioni arrivassero da un qualsiasi politicante improvvisato passino pure, ma dal Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia e dal Procuratore Capo di Catanzaro, beh … è un’altra storia. Ma andiamo con ordine …

Qualche giorno fa il Senatore Morra in suo acceso ed intenso discorso così si è espresso nei riguardi del Ministro dell’Interno: 

“Ora in terra di Calabria ostentare il rosario, votarsi alla Madonna, dove c'è il santuario cui la 'ndrangheta ha deciso di consegnarsi significa mandare messaggi che uomini di Stato, soprattutto ministri degli Interni devono ben guardarsi dal mandare”.


Ora lungi dal voler affermare che la ‘Ndrangheta non abbia strumentalizzato molti simboli religiosi, lungi dal voler pensare che non ci sia commistione tra una certa ritualità e una forma deviata e inconsistente di pietà con il linguaggio mafioso; ancor di più lungi da me il voler difendere la squallida strumentalizzazione del rosario e, prima ancora del Vangelo, fatta dal Leader della Lega. Tuttavia mi domando: “Come si può dire che mostrare pubblicamente il Rosario sia un messaggio alla ‘Ndrangheta per il fatto che il Santuario di Polsi era diventato – come tristemente sappiamo – luogo di ritrovo di alcuni boss mafiosi?”

Intanto questo, da che ne ho io memoria, non risulta da nessuna inchiesta, dichiarazione di pentiti o studi fatti in merito. Sarebbe come a dire che il Papa, che qualche giorno fa ha benedetto centinaia di rosari in piazza San Pietro, abbia voluto mandare un messaggio ai mafiosi, oppure come a dire che se, nel Santuario che si trova nel perimetro della mia parrocchia in Belvedere Marittimo, io prendessi in mano il Rosario stia mandando un messaggio alla cosca locale. Ma ci rendiamo conto di quello che si va dicendo soltanto per affondare l’avversario politico?
La risposta di Salvini, che da volpone mediatico qual è non si è fatta attendere, ha così rimbalzato l’attacco: “Il Senatore Morra ha offeso in un colpo calabresi e cattolici”. Ora – mi costa dirlo – per una volta non sento di dare torto al Ministro dell’Interno, perché altra cosa è dire che i mafiosi abbiano assunto il linguaggio religioso per portare avanti le loro schifezze, altra cosa è dire tout courtche sventolare un rosario sia un occhiolino alla mafia!


Stessa amarezza ho assaporato leggendo le dichiarazioni rilasciate da Nicola Gratteri, noto Procuratore al quale siamo grati per il lavoro profuso contro la ‘Ndrangheta, ma che spesso si lascia andare a dichiarazioni che sanno di improvvisazione mediatica. Riporto anche le sue parole rilanciate dal “Corriere della Calabria”: 


“Faccio il magistrato da 26 anni – spiega Gratteri – e non trovo covo dove manchi un’immagine della Madonna di Polsi o di San Michele Arcangelo. Non c’è rito di affiliazione che non richiami la religione. ’Ndrangheta e Chiesa camminano per mano...”

Ora, anche qui consentitemi di giocare di anticipo rispetto alla critiche di eventuali superficiali: non si può negare che alcuni uomini di chiesa, forse nemmeno pochi, abbiano e continuino ad avere un atteggiamento di collusione o forse di superficiale indifferenza nei confronti del fenomeno mafioso. Questo – purtroppo – non posso nemmeno pensarlo. Ma è altra cosadal dire che “Chiesa e ‘Ndrangheta in Calabria camminano per mano”.

Al Procuratore Gratteri, infatti, bisognerebbe ricordare un po’ di storia che, ne sono certo, egli conosce meglio di me. Quando, non solo in Calabria, ma in tutta Italia si pensava che la mafia non esistesse, furono i vescovi italiani, e non i magistrati, a denunciare questo fenomeno. Nel 2006 fu la Caritas Calabrese, e quindi i vescovi calabresi, a denunciare con forza l’insufficienza di mezzi e di attenzione che, non solo all’interno della Chiesa, ma anche all’esterno e quindi nella magistratura come nella politica, rallentavano la morte del fenomeno ‘ndranghetisico. 
La Calabria vanta, tra gli altri, personaggi come don Italo Calabrò che seppe spendersi senza paura contro la ‘Ndrangheta a difesa dei più poveri. Attualmente abbiamo sacerdoti come don Giacomo Panizza, don Ennio Stamile che non si sono mai fermati dinanzi alle intimidazioni ricevute, ma con coraggio portano avanti molte iniziative in territori confiscati, tra cui mi piace menzionare “Luna Nuova” di Lamezia Terme e la nascente università della memoria e dell’impegno che va prendendo vita in Limbadi (VV). 

Occorrerebbe ricordare che, proprio nella diocesi che egli critica nel suo intervento, ovvero Locri-Gerace, una faida tra mafiosi è stata smorzata dall’allora Vescovo Giancarlo Maria Bregantini che senza mezzi termini, non solo condannò il crimine mafioso, ma lo combatté mettendosi accanto a molti giovani e costituendo delle co-operative sociali, perché la mafia si combatte anche creando posti di lavoro per coloro che il lavoro fanno fatica a trovarlo senza una raccomandazione. In questa stessa diocesi l’attuale Vescovo Mons. Oliva sta continuando un lavoro intelligente sul territorio di cui espressione è stata la giornata della Memoria tenuta il 21 Marzo di due anni fa proprio a Locri. 
Ancora bisognerebbe ricordare al Procuratore che a Reggio Calabria non è lo stato a favorire l’allontanamento da famiglie mafiose di donne e bambini, ma Libera che attualmente in Calabria – ma guarda un po’- è guidata da un sacerdote (don Ennio Stamile) e che ancora prima era guidata da un ex-sacerdote (Mimmo Nasone). La lista potrebbe continuare a lungo e potrei portare l’elenco delle persone che personalmente, fin da seminarista, ho accompagnato e continuo ad accompagnare in un ambiente che, spenti i microfoni e i riflettori, fa sperimentare tanta solitudine in primo luogo proprio da parte delle istituzioni. Ma sono tanti i confratelli che nel silenzio s’impegnano, come ci ha insegnato don Pino Puglisi, a fare il loro semplice dovere, annunciando il Vangelo e con questo combattendo alla radice fenomeni come la ‘Ndrangheta. 

Concludo perché questa volta mi sono molto dilungato e voglio concludere con una domanda: è mai possibile che non si riesca a capire che la lotta al crimine organizzato non si fa sparandosi gli uni contro gli altri, ma alleandosi, catalizzando le energie positive, perché in fondo siamo dallo stesso lato della “barricata”? È mai possibile che gente intelligente come il Senatore ed il Procuratore non si rendano conto che delle mele marce non rendono marcio tutto l’ambiente. Altrimenti anche il Procuratore non sarebbe credibile visto e considerato che certamente se ci troviamo in queste condizioni oggi è perché ci sono stati tanti più procuratori, giudici e avvocati corrotti rispetto a quanti preti e vescovi magari lo sono anche stati.

A me davvero fa tanta paura la poca intelligenza con la quale si parla e spesso si disorienta a costo di trovare un po’ di luce propria e qualche spazio sui giornali. Forse anche questa è mafia. 



Don Giuseppe Fazio
gfazio92@gmail.com






sabato 10 agosto 2019

SIAMO CON I PIEDI NELLE FECI

 RUBRICA DI ATTUALITÀ


"Pensare fuori dalle Righe"





Carissimi, 


               che il cristianesimo in Europa, sempre più, stia diventando una minoranza non è una novità. Quando parlo di cristianesimo evidentemente non parlo di chi sventola rosari per convenienza o di chi si identifica in quelle frasi del tipo "sono credente, ma non praticante", più atte ad autogiustificarsi che ad altro, bensì di chi fa del Cristo il modello di vita quotidiana. 

Questa non è, dunque, una novità. Risulta nuovo e, a mio modesto avviso, anche allarmante il clima di intolleranza e di violenza che va via via manifestandosi nei confronti di Chiese, Associazioni Cattoliche, Istituti religiosi, ecc ... 

Potrei citare le minacce dell'ISIS, le attività delle sette sataniche (realtà troppo poco prese sul serio), l'ostica avversione di alcuni ambienti LGBT che spesso, con la scusa della tolleranza diventano pressoché intolleranti e violenti o anche l'attività silenziosa, ma forte e presente ovunque, della Massoneria, ma non lo farò. 

Voglio rifarmi, invece, ad un gesto avvenuto in una piccola cittadina della mia diocesi: Acquappesa (Cs). Qualche giorno fa il parroco, il carissimo don Giacomo, al quale esprimo la mia più sincera vicinanza fraterna, ha trovato sperse nella sua chiesa parrocchiale delle feci. 

Non parliamo, dunque, di una città popolata da immigrati, musulmani o chissà cosa, ma una cittadina che in questo periodo per altro è ricca di turisti che godono del nostro bellissimo mare. 

Onestamente questo gesto mi preoccupa non poco. Perché? Fino a pochi anni fa un gesto del genere non era neppure immaginabile in Italia, ma soprattutto nel sud della nostra penisola. La chiesa, infatti, nonostante tutto è sempre rimasto un punto di riferimento e, quand'anche qualche sacerdote non abbia riscosso grandi simpatie (non è il caso di don Giacomo), gli edifici religiosi son sempre stati oggetto di grande rispetto da parte di ogni singolo cittadino. 

Qualcuno ha detto: "Forse una bravata da ragazzi". Se così fosse, non credo proprio che la questione sia meno allarmante. Da ragazzi, infatti, tutti abbiamo fatto delle bravate e, forse, anche piuttosto sciocche, ma credo che mai ci sarebbe passato per la testa di colpire un luogo in cui la comunità si ritrova perché in quel luogo sempre e di nuovo riscopre la propria identità di popolo, come quello di Acquappesa, fortemente devoto alla Madonna del Rifugio. Perché la storia di questo popolo, popolo di gente semplice, accogliente, come come quella di tanti altri paesi, è intrisa e segnata dalla pietà popolare.

Ecco ... la questione qui non è più essere credenti o non credenti, ma rispettosi, consapevoli della propria storia e della propria identità. 

Io, non lo nascondo, ho paura. Ho paura di questo clima di intolleranza, di violenza, di superficialità spesso troppo alimentato da una politica miope e populista. Ho paura ... perché se neppure il pubblico è rispettato, è proprio vero .... siamo nelle feci, e con tutti e due i piedi.

Spero vivamente che, prima o poi, questa puzza diventi così insopportabile sì da spingerci ad una sana pulizia, prima che del corpo, degli occhi del cuore. 



Don Giuseppe Fazio
gfazio92@gmail.com






lunedì 22 luglio 2019

PARLATECI DI BIBBIANO ... MA PER DAVVERO!

 RUBRICA DI ATTUALITÀ


"Pensare fuori dalle Righe"




Carissimi, 


      Vorrei condividere con voi, come di consueto, una riflessione su quanto riguarda le atrocità – tali si possono definire – di Bibbiano. 
Il fatto in sé è evidentemente  non si può commentare. Qualsiasi epiteto sarebbe inadeguato. Ancora una volta si mostra davanti ai nostri occhi quale livello di barbarie l’uomo sia capace di raggiungere per trarre del profitto. 
Vorrei, per tale ragione, incentrare la mia riflessione più che altro sulle parole che, intorno a questa tragedia, si stanno “perdendo”. 

Sui social non esiste ormai che un solo spot “Parlateci di Bibbiano” con tanto di P e D evidenziate per sottolineare l’implicazione di alcuni membri del Partito Democratico.
Mi sembra – e di ciò sono abbastanza convinto – che l’ignoranza degli italiani, ancora una volta, non stia perdendo occasione per palesarsi. Ogni occasione è buona per fare politica, non quella con la “P” maiuscola, a cui Papa Francesco richiamava in occasione del 150° Anniversario dell’Azione Cattolica, ma con la “p” minuscola, anzi che dico? Con la “p” microscopica come microscopica è la consistenza dei pensieri che vengono espressi. 

Chi mi conosce sa che non ho nulla da difendere nei confronti di alcun partito e per questo mi sento libero di parlare, anzi di scrivere. È possibile che ogni occasione sia buona per attaccare questo o quel partito? Ok, membri del PD locale erano implicati, ma questo non vuol dire che tutto il PD sia “venditore di bambini”. Fino all’altro giorno tutti i preti erano stupratori per l’opinione pubblica e ci siamo sforzati di dire che non si può fare di tutta l’erba un fascio, e questo chiaramente non vale solo per i preti.

L’esperienza – pur poca a ragion del vero – mi dice che quando il dibattito pubblico s’incentra su questioni di partito con buona probabilità ci sia qualcuno che vuole gettare fumo in faccia agli italiani, almeno apparentemente sempre meno in grado di una riflessione critica.

Allora, mentre si stigmatizza il PD, piuttosto che i membri che hanno commesso tale atrocità, mentre si rilevano i vari silenzi, nessuno, o meglio pochi, anzi quasi nessuno, pone in essere un’altra riflessione: la presenza degli attivisti LGBT in questa questione. 

Nessuno dice che la “Signora” – passatemi questa espressione – che organizzava i colloqui e faceva le relazioni sullo stato delle famiglie e dei bambini era un’attivista LGBT che, in diversi casi, affidava i bambini stessi a coppie omosessuali. NO. Di questo non si può e non si deve parlare. Perché altrimenti si rischia il marchio obbrobrioso della “omofobia”. Per carità – a scanso di equivoci – in questo fattaccio non il problema non è l’omosessualità in sé. Conosco tanti con tendenze omosessuali che neppure lontanamente si sognerebbero di avviare un sistema così perverso. Ma mi domando e dico: possibile che nessuno e dico davvero nessuno s’interroga su questa componente?

La vera domanda a mio avviso è la seguente: come mai le associazioni di attivisti LGBT, sempre in prima linea sui giornali quando devono manifestare eventuali accuse o denigrazioni, non hanno speso una parola di costernazione, di solidarietà, di tristezza, di vergogna. Sì, vergogna perché questi fatti dovrebbero farci vergognare tutti quanti e non solo i tesserati del PD. 

Ecco … “parlateci di Bibbiano” non dovrebbe essere uno slogan politico contro un PD che comunque si commenta ormai da solo, ma un grido di umanità rivolto a tutti quelli che erano coinvolti: a chi ha posto in essere questo meccanismo perverso e disumano, a chi sapeva e non ha detto nulla, a chi poteva fare qualcosa e non lo ha fatto. 

Parlateci di Bibbiano, sì, ma diteci che intorno stava un giro di perversione e di follia che alla base ha problematiche sociali ben più profonde. Parlateci di Bibbiano e diteci come si può arrivare a tanto. Parlateci di Bibbiano e mettete da parte i colori politici. Perché davvero di questa politica da bancarella ne abbiamo le tasche piene. 



Don Giuseppe Fazio
gfazio92@gmail.com











mercoledì 17 luglio 2019

LETTERA AL PAPÀ DI MONTALBANO

RUBRICA DI OPINIONE

"Agorà: Piazza di discussione"




Caro Andrea, come stai? Sei già arrivato in Paradiso? Credo proprio di sì, perché d’altronde ad uno come te come si fa a prolungare la cosa o a presentare dubbi sul famoso “passaggio”? 
Eri un uomo speciale, sia artisticamente che umanamente, e su questo penso che tutti siano concordi. Hai compiuto un sacco di opere buone, che per elencarle ognuna farebbe notte, e questo ti rende onore oltre che una persona magnifica. La prima dell’elenco, doveroso citarla, è senza dubbio la tua missione principale: espandere la cultura e scrivere per divertire, emozionare, raccontare ma, soprattutto, far vedere –seppur in modo velato- l’orribile mondo che purtroppo ci circonda (come feci in “Segnali di Fumo”, con i tuoi pensieri liberi, che consiglio a tutti di leggere), e che sempre più sta prendendo piede anche nei Paesi teoricamente avanzati… Perché sai, forse più abbiamo, più soddisfiamo i nostri bisogni e più accresciamo di egoismo, apatia, prepotenza e indifferenza verso chi ha meno. E questo tu lo dicevi sempre, criticando ma amando al tempo stesso la tua Italia. 
Ci hai lasciato un’eredità indescrivibile, che spazia dai libri ai programmi televisivi, e stai certo che da qui a breve verrai inserito come autore di antologia, e casomai non dovesse succedere sappi che siamo pronti a fare la rivoluzione. Solo per te. E no, non la consideriamo una cosa esagerata poiché persone del tuo calibro escono la testa nel mondo una volta ogni cento anni, ed è bene elogiare te come Uomo (e sì, con la U maiuscola) e te come autore dal valore inestimabile. Riuscivi a inserire una naturalezza nelle tue opere introvabile nei nostri autori contemporanei, difendevi la libertà e proprio per questo scrivevi senza pensare troppo alle conseguenze, aggiungevi quel tocco di sicilianità che rendeva tutto unico e affascinante, era la ciliegina sulla torta, e con essa dimostravi di rimanere comunque attaccato alle tue origini, alla tua terra, alla tua gente di quel paesino di duemila anime al tempo, nonostante ormai fossi diventato già QUEL Camilleri, un cognome ormai divenuto di un certo peso nel mondo letterario e culturale. 
Hai dimostrato sempre umiltà, eppure ne hai strette mani a persone importanti, ne hai ricevute onoreficenze, lauree ad honorem e tanto altro ancora, ma tu eri sempre lì, sulla tua scrivania con la luce fioca, il capo chino e le mani che scrivevano ancora su carta, invece che su questi dannati apparecchi tecnologici. Hai dimostrato sempre che c’eri per far incuriosire anche i lettori meno accaniti. Hai dimostrato sempre che venivano prima le persone e dopo i soldi. Hai dimostrato sempre la tua grandezza. 
Potrà sembrarti una lettera banale, ne avrai ricevute migliaia e scritte sicuramente meglio, ma questa parte pienamente dal cuore ed è indirizzato al tuo di cuore, che ancora batte ma in un posto diverso da quello che noi viviamo ora. Perché io con te, personalmente, ci sono quasi nato; fu grazie a te che mi appassionai per la prima volta ai thriller vedendo la tua serie “Il Commissario Montalbano”, comica ma al tempo stesso avvincente e veritiera. Adesso però non voglio dilungarmi, perché i ricordi si stanno tramutando in lacrime e le mani incominciano a tremare… Dunque mi raccomando, fa vedere anche a chi sta lassù le avventure di Montalbano e del comicissimo Catarella, senza dimenticare che anche noi da qua giù aspettiamo il seguito! Divertiti e diffondi anche lì il tuo sapere, perché ti immaginiamo tutti ancora con il sorriso e la sigaretta in bocca, pronto a raccontarci una nuova storia e noi ad ascoltarti ed osservarti come fa un bambino mentre ascolta la sua favoletta preferita prima di andare a dormire. 
Stacci bene, 
Noi tutti.


Aldo Maria Cupello 




  

giovedì 11 luglio 2019

C'ERA UNA VOLTA LA RAGIONE

RUBRICA DI OPINIONE

"Agorà: Piazza di discussione"



Mi sveglio. Sono solo a casa. Dopo i preziosi minuti di silenzio passati sul letto, prima di alzarmi, accendo il mio telefono che posa sul comodino alla mia destra. Il suono delle notifiche è rimasto attivo da ieri notte, e in men che non si dica incominciano a mostrarmisi valanghe di messaggi e notizie varie; tra queste spunta un tweet. E’ lui, il nostro Ministro dell’Interno Matteo Salvini e quest’ultimo penso non piaccia neanche al mio computer, visto che sottolinea in rosso il cognome del leader della Lega, ma tant’è. Il Ministro commenta, nuovamente, il fatto di cronaca che ha raccolto più di tre milioni di italiani dinnanzi al proprio televisore: la nave umanitaria Sea Watch 3 capeggiata dalla comandante Carola Rackete. Il pensiero è il seguente:

Infrange leggi e attacca navi militari italiane e poi mi querela. :D :D :D
Non mi fanno paura i maggiori, figurarsi una ricca e viziata comunista tedesca!
Bacioni :*

C’è poco da aggiungere, verrebbe d’istinto, e invece no. C’è molto di cui parlare. In primis stiamo analizzando un Ministro della Repubblica Italiana, e questo basterebbe per affermare che, soprattutto in determinate cariche, utilizzare un linguaggio consono è pressoché il minimo richiesto; vorrei ricordare, inoltre, al sig. Ministro che egli stesso, giorno 25 aprile scorso, ha ritenuto opportuno esprimersi così: “a me interessa poco il derby fascisti-comunisti, a me interessa il futuro e liberare il Paese dalla mafia”. Bene, personalmente credo ci sia un po’ di confusione, non trovate? Prima vuole far notare come parlare ancora di fascismo e comunismo sia inutile, che si debba puntare al futuro ed occuparsi di problematiche serie quali la criminalità organizzata, oggi tira in ballo i comunisti affiancandoli alla donna che ha fatto parlare maggiormente di sé ultimamente; se dal 25 aprile a quest’oggi il cosiddetto futuro menefreghista della storia di Matteo Salvini è giunto al termine non lo sappiamo, ma è evidente come dare del comunista a destra e a manca faccia comodo in termini elettorali. 
Arrivati a questo punto mi viene da pensare che ogni sua parola, ogni suo gesto, ogni sua foto ed ogni sua presenza in certe località non siano per nulla casuali, bensì pensate al dettaglio per raccogliere consensi. Lo abbiamo visto, per esempio, la sera dopo i risultati delle elezioni europee, reggendo un cartello con dietro oggetti che fanno l’occhiolino a chi si ritrovi in qualche modo vicino ad essi (berretto dei carabinieri, foto di Vladimir Putin, Cristo in un quadretto, un poster del Milan e tanto altro). Lo abbiamo visto con giubbotti della Polizia per dimostrare vicinanza agli agenti, e lo abbiamo notato nelle foto con sua figlia su una giostra a trenino, per far vedere il suo essere papà come tutti gli italiani del popolo. Stesso discorso spazia sul linguaggio e le gestualità: termini come “amici”, “sbruffoncella”, “io non mollo”, “faccio il bene degli italiani” rendono il Ministro Salvini il politico italiano più influente e acclamato degli ultimi tempi, il quale, grazie al lavoro di Luca Morisi e del suo staff comunicativo, è riuscito e riesce a far alzare le percentuali di consenso in una maniera impressionante, sempre in più regioni e città. 
Come sempre ci sono dei pro e dei contro: se da un lato Salvini riesce a far parlare di sé e a raccogliere voti e tesseramenti, dall’altro genera vero e proprio astio verso coloro che la pensano in maniera differente o che agiscono secondo la propria mente. Caso recente e calzante è quello del ragazzo di 23 anni che la sera dello sbarco – comunque alquanto discutibile - della ONG grida alla precedentemente citata Rackete di essere stuprata, seguito da tante belle parole che non riporterò per non riempire questo articolo di insulti pesanti, i quali mi fanno vergognare di appartenere allo stesso genere sessuale di quell’individuo. 
Io non voglio attaccare esclusivamente Matteo Salvini, qualche suo provvedimento lo trovo molto interessante, non lo odio e trovo imbarazzante riempire i social di “Ministro della Malavita” e/o “Ministro dell’inferno”, che oltre risultare ripetitivo potrebbe costarmi anche una querela, e diciamo che non è il caso (e non perché “eh Salvini fascista, ci denuncia se diciamo la nostra”, come si è già detto, quanto rientra nell’articolo 595 del Codice Penale, dunque distante dal mondo politico in sé) . Tuttavia la situazione che mi colpisce e che mi ha spinto a scrivere questa riflessione è quella del generale caos che sta caratterizzando l’Italia. Non mi sento di addossare la colpa solo al vicepremier leghista, ma all’intera bolgia di persone che pendono dalle labbra di un politico qualsiasi e che vanno ad insultare chiunque gli capiti sotto tiro, senza sviluppare un pensiero proprio. Ciò, sicuramente, è riscontrabile per lo più nel leader del Carroccio e nei suoi sostenitori visto che si ci trova alla maggioranza e si è più in vista, ma quanto detto si presenta in ogni gruppo politico, che sia di destra o di sinistra è pressappoco intifferente. La cosa che più mi colpisce e che mi fa riflettere è la consapevolezza della maggior parte dei politici che comportandosi in un determinato modo sanno di creare certe reazioni, e difficile è capire se lo si faccia volutamente per propri interessi o quasi “innocentemente” e senza rendersi conto di ciò in cui si va incontro… Servirebbe una nuova classe politica, dei nuovi partiti, qualcosa che dia una valida alternativa a tutto ciò che oggi è all’interno dell’amministrazione del Paese; forse così potrebbe cambiare qualcosa.
Il “derby tra fascisti e comunisti” non lo ritrovo, quantomeno attualmente, ma uno tra voglia di prevalere, istinto e ragione lo noto eccome, e stanno vincendo i primi due… E quanta paura mi fa. 


Aldo Maria Cupello 




giovedì 4 luglio 2019

LA BELLEZZA SALVERÀ IL MONDO?

RUBRICA DI ATTUALITÀ


"Pensare fuori dalle Righe"



Qualche settimana fa mi sono ritrovato a gustare la bellezza dell’infiorata che, ormai da diversi anni, nel mio paese (Cetraro) viene allestita in occasione della solenne processione del Corpus Domini. Una manifestazione di fede e servizio che ormai è quasi diventato un appuntamento “tradizionale”. Un’occasione di confronto, di incontro tra diverse generazioni, di servizio, di testimonianza della propria fede. Una ricchezza da coltivare, dunque, e non lo dico che perché mia madre è tra le organizzatrici. Chi mi conosce sa quanto sappia essere critico verso di lei, tal volta troppo, ma, anche se prete, rimango figlio e i figli, si sa, son sempre critici verso i propri genitori. 

Mentre gustavo il lavoro degli infioratori ed il loro eccellente risultato una signora, commentando l’iniziativa, mi ha detto: “Don Giusè, la bellezza salverà il mondo!”

La frase, com’è noto, è del grande Dostojesvkij. Egli in “l’idiota” la mette in bocca al principe Miškin. Una frase celebre, usata e abusata, al di là dell’uso che la signora ne facesse in quel preciso contesto. Ormai diversi decenni fa si lamentava in merito J. Ratzinger affermando che tutti citano questa frase, ma quasi nessuno si ricorda di dire che per lo scrittore russo quella bellezza è Gesù Cristo. Non le nostre opere, le nostre intelligenze, le nostre opinioni o progetti, ma il Cristo e ciò che Lui ci ha insegnato: “chi di voi vuol essere il primo sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo, infatti, non è venuto per essere servito, ma per servire” (Mc 10, 44-45). 

Ecco … questa è la bellezza che salverà il mondo perché dove due o tre vivono questa forma di carità realmente la città dell’uomo diventa casa di Dio e nella casa di Dio non c’è spazio per l’odio, l’arroganza, la superbia, l’egosimo, ecc … per questo tale bellezza è gravida di salvezza.

La bellezza – questa bellezza -, dunque, non chiede di essere di essere difesa, salvata, incentivata, bensì accolta e vissuta. Davvero ritornare dopo anni di assenza forzata (dagli impegni) a questa infiorata è stato per me occasione di riflessione: in fondo è tutta la vita che va così. 

C’è chi come gli infioratori accoglie questa bellezza e la mette al servizio della collettività (associazioni, parrocchie, giovani, adulti, semplici cittadini); c’è chi, dal parroco che offre il pranzo, al semplice cittadino che offre da bere, accoglie questa bellezza interiorizzandola; c’è chi viene da lontano per contemplarla, per lasciarsi interrogare da quei colori che compongono il volto della madre di Dio, le scene dei miracoli eucaristici, ecc … per tornare a casa un po’ convertito, commosso, toccato.

E poi dall’altro lato c’è chi ignora, critica, stigmatizza da lontano senza sporcarsi le mani. Chi pretende che le strade siano immediatamente pulite perché altrimenti guai se poi un po’ di polvere entra nel proprio negozio il giorno dopo. Perché sì, la bellezza scomoda anche, infastidisce chi è abituato al brutto. 

La bellezza è complessa perché per uno che l’accoglie ce ne sono altri dieci che non riescono ad andare in fondo. Perché per accogliere la bellezza disarmante del Cristo non basta un applauso, un post su facebook o una pacca sulla spalla, è necessario interrogarsi, domandarsi seriamente: e io? Dinanzi a ciò come mi comporto? Davvero nella mia quotidianità accolgo la bellezza del Cristo che mostra la sua grandezza nel lavare i piedi ai suoi discepoli senza escludere Giuda che lo tradirà o Pietro che lo rinnegherà?

Io volevo ringraziare i miei concittadini perché, accogliendo la processione del Corpus Domini in Chiesa, davvero mi sono sentito un po’ messo in crisi dalla loro bella testimonianza. A loro sento di rinnovare l’invito fatto al mattino durante la celebrazione eucaristica: che questo servizio sia segno della conversione con la quale ogni giorno possiamo e dobbiamo rendere più bello il nostro paese, la nostra Calabria, la nostra Italia. 



Don Giuseppe Fazio
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