*Il testo è fantasioso e risente di interpretazioni personali dei vari testi dei Pinguini Tattici Nucleari. In neretto sono segnalati i testi citati e tal volta adeguati ai dialoghi.
29 Luglio. Un caldo assurdo. Avete presente quel momento in cui sei nel letto, privo di aria condizionata, si è sollevato un lieve venticello e stai per addormentarti? Attimi di paradiso. Ecco. C’eravamo quasi quando dalla piazza arriva un urlo: dai passa la palla! E addio sonno. Sti pinguini! Sono sei ragazzi del gruppo giovani che, non avendo dove andare, vengono a giocare nella piazzetta della parrocchia. Rimango qualche istante a girarmi e rigirarmi nel letto, poi mi alzo. Vado al frigo prendo qualche bottiglia di coca-cola e, una volta vestitomi, esco anche io. Tanto di dormire non se ne parla.
Don … che ci fai ancora sveglio? Il più piccolo domanda non appena faccio la mia comparsa. Ehhhh … te lo direi. Penso tra me e me. Gioventù bruciata! Esclamo mentre loro ridono passandosi la palla tra loro. Vi ho portato qualcosa da bere. Aggiungo quando finalmente raggiungo la scalinata della Chiesa su cui vado ad appollaiarmi.
Oh don … ma lo sai che hanno chiamato i carabinieri perché dicono che disturbiamo la quiete pubblica? Sorrido, ma in modo amaro. È estate, dannazione. Sono ragazzini. Ah sì? Scuoto il capo. Ci siete rimasti male? Domando mentre stanno già distribuendosi abbondanti dosi di coca-cola con la calma dei gelatai il 15 di Agosto.
Nahhhh … ci siamo abituati. Genitori disattenti e parchi di parole che non badano di certo all’educazione impartita alla propria prole. Premeranno play e scapperanno a fare pilates. Se ne laveranno le mani, come fece al tempo Ponzio Pilates. È sempre così: se stiamo a casa siamo reclusi, se giochiamo in strada siamo vandali, se ci nascondiamo nei vicoli siamo drogati. Fa spallucce, mentre termina di pronunciare quelle parole con una leggerezza che quasi mi convince che non sia veramente consapevole della verità lancinante che ha appena proferito.
Don te la posso fare una domanda? Esordisce adesso quello più riflessivo. Ti prego insegnami come si fa a giocare alla libertà fingendosi schiavi? Sbam. Un pugno in faccia sarebbe stato più leggero. Capite perché pinguini? Girano in gruppo e tra una fesseria ed un’altra, come quei simpatici animaletti che sembra vaghino senza meta, sparano frecce appuntite. I più grandi – tu no eh – stanno sempre a fare lezioni, a mostrarsi forti, a dirci che dobbiamo studiare e trovarci un lavoro e poi … tutti schiavi di un’ipocrisia terribile. Io gente felice non ne vedo e mi fa paura. Sospiro. Abbasso lo sguardo. Mi sento in colpa anche io. Forse qualche volta un po’ il predicozzo morale sui giovani scappa anche a me. Senti – mi riprendo lentamente - secondo me è meglio se non impari questo gioco e rimani te stesso. Rialzo lo sguardo ed è l’unica cosa che riesco a dirgli. Lui ne approfitta e affonda. Gli altri tacciono. Tutti pensano che noi giovani siamo stupidi s***** però questa canzone ha una morale, ovvero: non dovreste giudicare mai quello che non siete in grado di annaffiare. Hanno chiamato i carabinieri perché nessuno è in grado di scendere qui a parlare con noi. Anche tu … chissà oggi come ti è detta. Altra sberla recapitata al binario tre.
Dai però ora non esagerare. Cerco disperatamente una difesa. Hai ragione. È vero. Oggi siete più giudicati che ascoltati. Vi abbiamo buttato in un mondo digitale e ci lamentiamo delle conseguenze, scaricando le colpe su di voi.
Don, forse quello che vuole dire – adesso è il più grande che interviene – è che voi tante volte nemmeno vi ponete il dubbio sui pensieri che abbiamo perso. Quelli che abbiamo scacciato via dalla testa perché magari una lei dormisse comoda dentro e si sentisse speciale come in un giorno di festa. Per i miei genitori contano solo i compiti, i voti, che dica grazie, buongiorno e che non porti problemi a casa, così quando sta con le sue amiche al bar può raccogliere complimenti. Non farmi fare brutta figura. Scimmiotta la voce della madre e gli riesce proprio bene. Devo trattenere con fatica una risata. Che tenerezza. Sembra un ometto. Eppure, l’età adolescenziale – che un po’ ti rimane attaccata dentro con quel senso di essere sempre incompreso, inspiegabile agli altri – è così: né carne né pesce. Hai intuizioni grandi, ma non sai come gestirle. Dovresti avere qualcuno che ti accompagni anche quando fai le cavolate più grosse e invece … cioè dovrebbe essere come quando impari a camminare, cadi e ti rialzano. Invece, pare che a volte cadi e ti ammazzano. Vogliono spiegazioni, ti fanno interrogatori, e a te sempre meno ti va di parlare e finisci per isolarti. Ma che spiegazioni può dare uno che è caduto? Sta a terra. Sospiro mentre mi girano in testa tutti questi pensieri che non ho il coraggio di tirare fuori. Poco importa perché per fortuna loro vanno avanti.
Come hai detto domenica scorsa? Spalanco gli occhi. Nella predica dico … sotto la camicia mi do un pizzicotto, forse sogno. Ha ascoltato l’omelia? Non la salute, ma l’amore è la cosa più importante. Caspita mi ha ascoltato davvero. Eppure, sembrava sbadigliasse in continuazione. Esatto. Gli sorrido soddisfatto. Ma allora perché nessuno ci domanda mai se siamo innamorati davvero? Se il cuore ci batte per qualcosa?
Oh stasera stanno andando proprio alla grande. Questi li faccio tutti catechisti. Ma senti … perché ... se tuo padre ti chiedesse se ti sei innamorato gli risponderesti? Silenzio, giusto alcuni istanti. No, ma mi piacerebbe tanto che lo facesse. E invece… rimproveri perché gioco troppo, mangio troppo, dormo troppo. Lo so che quello che ingoio non risana le ferite che mi porto dentro. Ma intanto penso poi chissà lei cosa fa là. Ha trovato la felicità tra le braccia di un tipo spagnolo che dice Te quiero ma non l’amerà mai come avrei voluto io. E alla fine, siccome a nessuno interessa niente di quello che mi porto dentro, mi alieno dall’umanità. Sono un nativo digitale e per annaffiare i sogni aspetto il temporale.
Guarda se avessi saputo che mi facevate lavorare a quest’ora non ve la portavo la coca cola. Ironizzo per distendere il discorso. Il fatto è che succede a tutti prima o poi di sentire che il vuoto che hai attorno è uguale al vuoto che hai dentro. Alla fine, tu sei come me, in fondo balliamo per non sentire la fine del mondo. E forse è proprio questo lo sbaglio. Dovremmo invece ascoltarla questa musica, questa inquietudine. Ve lo ricordate quando al campo abbiamo fatto quell’attività: lasciare i cellulari, ritagliarsi un momento di silenzio e provare a distinguere ciò che sentiamo dentro di noi? Annuiscono silenziosamente. Si sono seduti tutti attorno a me. Quando uno si ascolta comincia a valutare le cose, le persone le situazioni … impara a non salire su certi treni perché perderne alcuni fa bene ai pensieri. Ma davvero pensate che per noi più grandi non sia stato così? Tutti abbiamo una storia da non raccontare mai. Un momento in cui ci siamo sentiti soli. Ma è in quella solitudine che si può percepire un’Altra presenza che ti invita ad andare avanti. E poi che importa se qualcosa la devi lasciare perché ogni tanto per andare avanti, bisogna lasciar perdere i vecchi ricordi. Non si può rimanere a piangersi addosso perché qualcosa è andata storta. Ma ti pare che esista una vita in cui tutto fila liscio?
Rimango in silenzio ora. Non so se perché penso di aver esagerato o se è perché un po’ mi sento confuso anche io. Sì, però don … fa male. Fa male quando senti che qualcosa è per l’ultima volta. Fa male e fa paura. Le ultime volte non bussano alla porta. Le ultime volte le senti all’improvviso e se va bene, ti lasciano l’amaro in bocca e se va male, una cicatrice in viso. E allora ti servirà un amaro per far passar l’amaro. Cominci a bere, o fare delle fesserie, ma è solo per distrarti, forse perché nessuno ti ascolta. O forse perché semplicemente a te sembra così. Sono brutte le ultime volte perché ti lasciano dentro la nostalgia, il ricordo di quelle promesse: resta qui con me tutta la notte e ti giurò che ti salverò … con i te i lunedì sanno di sabato. E cose di questo genere. Forse l’amore ci estinguerà come ha fatto con i dinosauri, per effetto della distrazione. Quando caddero gli asteroidi loro non li avevano visti perché erano troppo impegnati ad ascoltare dischi di Lucio Battisti.
Scoppio a ridere adesso, mentre mi ricordo i tempi della mia adolescenza. Delle mie incomprensioni, delle paure, dei dubbi, degli innamoramenti. È in questo tritacarne che si fa la scelta di crescere oppure di vivere da fuggiasco. Il tempo in cui a papà dicevo io non sono come te, io sono diverso, io sono migliore. Con questi pensieri mi rimetto in piedi. Fra qualche ora mi tocca celebrare la messa mattutina. L’amore è la cosa più bella che ci sia. Vi siete ascoltati? Stasera eravate vivi. Di amare non si ama per stare bene, ma per vivere. Se non ami, sei già morto. Ed è meglio essere vivi con qualche ferita, che morti e non sentire niente. Quanto alle ultime volte … sospiro e gli occhi mi si inumidiscono un po’… ci ricordano che la vita ha un suo ritmo e piuttosto che cambiarlo, bisogna imparare a seguirlo per gustarne le note. Noi non possiamo andare né indietro, né avanti. Abbiamo solo oggi, solo il passo da fare oggi, e vi pare poco? Per esempio ormai… non posso più dormire! Pazienza. Faccio un occhiolino. Tornate a casa che è tardi.
Don Giuseppe Fazio
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