Così è la vita di un uomo.
Si nasce. E papà era nato il 26 Agosto del 1962.
Si cresce e si vive. E papà ha vissuto intensamente la sua vita. Ha sognato, sperato, amato, fatto sbagli, ma anche avuto la capacità e l’umiltà di chiedere scusa.
Ha vissuto la sua vita avendo alcuni punti di riferimento saldi:
1. La verità. Non mentiva mai. A costo di risultare sgradevole, scontroso, superbo. Era il suo più grande pregio e, tal volta, anche il suo più grande difetto.
2. La libertà. Aveva intuito che una vita da schiavi dei soldi, del potere, dell’apparenza era una vita povera già da giovane lavoratore quando a Reggio Calabria qualcuno gli prospettò la possibilità di fare il corriere della droga. Rifiutò molti soldi – mi confidò – ma preferiva dormire sereno e far dormire serena la sua famiglia.
3. La carità. Ricordo quando entrava nelle case dei suoi clienti, spesso si guardava attorno, e prima di chiedere il compenso cercava di capire in che condizione vivessero quelle persone. Come fece con Zio Peppino, un anziano cliente che, vivendo solo, lui pensò di adottare, portando anche noi figli spesso a fargli visita.
4. La devozione a Maria, nello specifico venerata con il Titolo di Vergine del Monte Carmelo. Era quasi commuovente vedere come il suo viso spesso duro, si ammorbidiva recitando il Rosario. E così Gesù avrà pensato di ricambiare quella tenerezza usata verso la sua madre, nel chiamarlo a sé proprio nel giorno dedicato a Maria.
Ecco … così è la vita di un uomo. Si nasce, si vive, si muore per rinascere al cielo. È come un parto: lacrime, doglie, dolori improvvisi, ma poi la vita. Così se ieri papà è morto, oggi rinasce al cielo.
Avrei omesso questo pensiero, ma le parole espresse dal Vescovo nell’omelia mi hanno incoraggiato, perché è vero noi non crediamo al caso, ma alla Provvidenza del Padre: Papà, ha mangiato la sua ultima cena a casa il giovedì, il venerdì è stato il momento della sua agonia, poi sabato è stato il momento del silenzio e del lutto e oggi che è domenica stiamo celebrando le sue esequie. Papà ha compiuto la sua Pasqua e questo è un segno di consolazione non solo per la nostra famiglia, ma per tutta la comunità.
Ed è per questo che voglio dire, a nome della mia famiglia, che oggi non è il giorno della tristezza e della rabbia, ma della gratitudine a Dio per averci donato un uomo con tante fragilità, ma anche con la testa sulle spalle, serio, onesto e con una fede semplice e genuina. Quella fede che in una notte di qualche mese fa gli fece avere questa intuizione che mi ha donato: Mi è sembrato di capire che è molto difficile perderlo il paradiso, se Gesù ce lo ha donato con il suo sacrificio.
Ecco … grazie a Dio per questo dono prezioso. E grazie anche a ciascuno di voi che in queste ore con la vostra vicinanza ed il vostro affetto ce lo state ancora di più facendo comprendere. Grazie in modo particolare a Lei, Eccellenza Reverendissima, per la sua vicinanza affettuosa e paterna, fin dal primo momento. Grazie a tutti i confratelli presenti e ai molti che, a causa della domenica, non sono oggi qui, ma sono passati da casa o si sono resi presenti con una telefonata. Grazie al Signor Sindaco di Cetraro per la sua presenza e all’Assessore Dito del Comune di Santa Maria del Cedro comunità che ho servito da Parroco fino a non molto tempo fa.
Mentre come famiglia vi chiediamo la gentilezza di sentirvi dispensati dalle condoglianze perché dovremo recarci a Rende dove i resti del mio papà saranno tumulati, salutiamo affettuosamente tutti quanti, chiedendovi di sostenerci con la preghiera.
Ciao, papà. Ci rivedremo e sarà bellissimo.





