Il testo è fantasioso e risente di interpretazioni personali dei vari testi, ma anche di alcune interviste rilasciate da Vasco. Per cui – soprattutto ai fans sfegatati – chiedo un po’ di misericordia e anche la clemenza di leggere con un occhio curioso e leggero. Vasco dice di fare il provocatore delle coscienze, in questo mi rivedo anche io. E questo testo, come altri, vuole essere una provocazione. Le parole in neretto sono evidentemente citazioni di titoli o testi delle canzoni di Vasco. Il resto è puramente inventato.
Erano già due ore che ero seduto in confessionale. Non c’era stata tanta gente quella mattina. Era una giornata uggiosa, di quelle che si preferisce stare a casa a fare faccende o a leggere un buon libro. A breve me ne sarei andato, quando ad un certo punto sentii la porta dall’altro lato aprirsi.
Si può? Mi venne da sorridere. Non deve essere una persona abituata alla confessione. Prego si accomodi che facciamo il caffè. Risposi sarcasticamente. Dall’altro lato mi sembrò di udire l’accenno di una risata, ma la grata mi impedì di averne certezza. Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Prego. L’ascolto. Cominciò così la confessione predisponendomi a raccogliere l’anima di quel fratello.
Vede Padre… un sospiro. È da tanto. Non sono uno pratico. Sorrido. Persi la mia fede – semmai l’avevo – a quindici anni in un convento gestito da religiosi. Però oggi sento l’esigenza di aprire il mio cuore. Ho sempre cercato una vita spericolata, senza limiti, senza che qualcuno potesse decidere per me. Mi sembrava giusto distinguermi da quella generazione di borghesi che davanti mostravano un’apparenza e alle spalle, di nascosto, vivevano le loro passioni. Fuori bello, dentro un macello. Io invece volevo una vita vissuta fino in fondo. Anche se ho sempre saputo che non si può spingere solo l’acceleratore. Quell’introduzione mi face subito capire che non si sarebbe trattata di una confessione leggera. Preferii allora non interrompere quel buon uomo che sembrava avesse una voce forte, ma anche consumata dal tempo, forse dal fumo, dall’alcol o chissà cos’altro.
E allora ho corso … nella mia vita sono andato al massimo con la curiosità di vedere come andasse a finire. Il successo non mi è mancato, nemmeno le donne e l’affetto di tanta gente. Ho anche creduto nell’amore, ma spesso mi sembrava poi di essere soli al mondo. Condividere la vita con altri … A questo punto sento un sospiro pesante, immagino forse stia per commuoversi … non è facile, padre, e non è facile neppure condividere la vita con me … non lo è stato mai anche per me. Poi rimase qualche istante in silenzio.
Sa, Padre, me la sono presa anche con Dio. Nella vita ho provato il dolore, ho visto persone andare via. Ho gridato a lui per una vita che non capivo … ho chiesto in giro di portarmi Dio. A lui ho chiesto il senso di questa vita perché io non riuscivo a trovarlo. Una vita in cui i buoni vogliono distinguersi dai cattivi e si fanno guerra, manco fosse la fine del mondo! E in tutto ciò io non ci vedo niente di sensato. E affrontare la vita, senza un senso, sapendo che domani arriverà lo stesso, mi creda, padre, è difficile!
Lui si blocca, io mi perdo nei miei pensieri. In effetti l’unico autorizzato a distinguere pecore da capri è un Altro. Uno che sa dare senso ai giorni, ai momenti, alle paure ed anche agli sbagli perché ama tutto senza condizioni. Attendere anche un solo giorno senza la prospettiva di questo amore deve essere davvero lancinante. Mi viene da sorridere adesso – menomale che non può vedermi – perché penso a quanto sia stato fortunato ad essere stato deragliato dalla presenza di quel nazareno. L’incidente più bello della mia vita.
Dentro – riprese a parlare ora come se stesse cambiando registro – però ho sempre avvertito una grande voglia di vivere pensando che domani potesse andare sempre meglio. Questa speranza non mi ha mai abbandonato. C’era dentro di me il desiderio di un amore più puro, che non fosse una notte e basta, ma una relazione bella, alta, limpida come nelle favole. E così ero sempre più diviso: vivevo e mi sembrava che mi stessero rubando il tempo e sono rimasto alla fine senza parole.
E ora Padre, ora che sono vecchio, ho capito che c’era un XI comandamento che è scritto in ogni pagina della Bibbia e che sintetizza tutti gli altri: bisogna arrendersi. Non si può vivere comandando la vita, creandosi le proprie verità. La verità è una e arriva quando vuole. E quando arriva questa verità bisogna essere pronti a sposarla.
Adesso che però ho solo nostalgia capisco cos’ho rischiato di buttare via mi viene da dire – se un Dio esiste – perdonami se non ho più la fede in te. Ti faccio presente che è stato difficile vivere senza di te.
Lui termina di parlare. E adesso sento un lieve singhiozzo. Io sorrido ancora e mi prendo qualche istante prima di prendere a parlare.
Vedi. Quel Dio di cui tu parli, se esiste, è stato da sempre dentro di te. È quel senso di insoddisfazione che ti ha accompagnato, quel desiderio di verità che ti ha tormentato, quel senso che ti sfuggiva continuamente. Ora … se non ti ha mai abbandonato mentre tu lo condannavi, vuoi che ti abbandoni adesso che ti sei arreso? Adesso, forse, è solo giunto il momento di ascoltarlo.
Rimangono in silenzio qualche istante perché quella domanda scavi il suo e anche il mio cuore. Troppe volte non mi arrendo alla realtà, la voglio comandare, costruire, demolire, guidare, ricostruire. Troppe volte anche io vado al massimo e poi mi trovo ad aver corso in vano, perdendo il senso di tutto.
È vero non è facile pensare di cambiare le abitudini di tutta una stagione di una vita che è passata come un lampo e che fila via dritta verso la stazione … ma a questo Dio che è un Padre non interessa semplicemente il frutto delle nostre azioni o parole, altrimenti sarebbe solo un datore di lavoro, ma il cammino del nostro cuore.
Non sentii di dover aggiungere altro. Mi limitai a recitare la formula di assoluzione mentre pensavo a quella donna che anche aveva vissuto al massimo, facendo i suoi errori. A lei il Signore non chiese niente semplicemente le riconsegnò la consapevolezza di un amore immenso con delle semplici parole: nessuno ti ha condannato, neppure io.
Don Giuseppe Fazio
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