mercoledì 10 gennaio 2018

INTIMIDAZIONI MAFIOSE (a don Ennio Stamile)? IL CUORE DI CAPRETTO ....

Un capretto in un sacco della spazzatura è ciò che don Ennio Stamile, referente per la Regione Calabria di Libera, si è ritrovato appeso allo specchietto della sua macchina, al termine di una cena con amici proprio la sera dell’epifania. Un gesto strano che si è consumato in una strada molto praticata e a pochi metri di distanza da un bar altrettanto frequentato. Certamente non si è tratta del dono di uno dei magi o di un errore di consegna, tantomeno di uno smarrimento.

Una volta si diceva: “la bocca parla dell’abbondanza del cuore”, mi piace allora parafrasare questa frase modificandola così: “le azioni parlano dell’abbondanza del nostro cuore”. Sì, perché in fondo queste persone probabilmente hanno il cuore di un capretto che, per quanto docile sia, rimane pur sempre un animale.

Penso di interpretare bene i sentimenti di don Ennio se mi permetto di dire che, al di là degli attestati di solidarietà che in queste ore si stanno GIUSTAMENTE rincorrendo sui social e non, ciò che questo ulteriore gesto di inciviltà e di violenza deve provocare è una PROFONDA RIFLESSIONE.

Credetemi: non è retorica del momento. Questi violenti, infatti, si permettono ancora, con tanta prepotenza e arroganza, simili gesti perché in fondo “CUORI DI CAPRETTI” in giro per le nostre strade ne stanno tanti.

E’ il cuore di chi vede e non parla, di chi continua a pensare che in fondo la mafia dona lavoro, che almeno essa garantisce ordine e giustizia; di chi pensa dall’alto della propria ignoranza che persone come don Ennio queste cose se le sono meritate perché, in fondo, bastava stare in silenzio.

Sono certo che don Ennio non perderà, dopo questo gesto infame, la sua voglia di continuare a lavorare e ancor di più il suo sorriso perché entrambe le cose hanno come fondamento un tizio di nome Gesù Cristo che certo non ha avuto paura della violenza e della morte, anzi le ha affrontate e vinte.

Vorrei essere altrettanto certo che questo ennesimo gesto possa causare un “infarto” (metaforico ovviamente) a tanti cuori di capretti; vorrei esserlo, ma onestamente non lo sono. Tuttavia lo spero vivamente. La speranza, infatti, non sarà MAI spazzata via né da pallottole, né da capretti!

Spero che questo miracolo cardiologico avvenga a livello delle istituzioni, ma anche e soprattutto tra i singoli cittadini: anziani, adulti e giovani.

In fondo il problema è sempre stato questo: decidere di avere un cuore da capretto o un cuore umano.  Tu che cosa decidi?

Vi auguro con tutto il cuore, un cuore che si sforza, seppur con tanti limiti, di essere umano, che questa domanda vi tolga il sonno almeno fin quando non abbiate preso una seria decisione.


Lo auguro a tutti: politici, religiosi, magistrati, cittadini onesti e disonesti, lo auguro anche a voi che vi illudete di comandare, così come lo auguro ai vostri familiari che vi stanno intorno a volte sostenendovi a volte con il desiderio, sempre represso, di fuggire. Noi, anche se non siamo cardiologi, qualora questo arresto cardiaco dovesse verificarsi, saremo pronti a venirvi incontro.


lunedì 25 dicembre 2017

BUON NATALE ... SÌ, MA DI CHI?

Per strada, in ogni cittadina del nostro paese, ci sono luci, vetrine addobbate a festa, insegne luminose con su scritto “Buon Natale”. In quasi tutte le case e in tantissime piazze di Italia è stato allestito un presepe. Alcuni sfarzosi, pieni di dettagli da far spalancare la bocca a bambini come ad adulti, altri più semplici essenziali.

Eppure ogni anno che passa sento sempre di più questo commento: “non avverto più la magia del Natale”. State tranquilli, cari amici, non voglio rifilarvi la solita riflessione sul Natale e sul consumismo. Onestamente, anche se vera, non la reggerei nemmeno io.

La domanda che mi pongo e che vi pongo è molto più profonda. E’ una domanda che mi sto facendo da quando ho sentito questa frase: “Tutti parlano del Natale, ma pochi parlano di chi è nato”. A pronunciarla è stata don Marco Frisina qualche giorno fa. E’ una frase che mi è entrata in testa e che mi sta facendo riflettere.

Così, dovendo formularvi i miei auguri di Natale, ho pensato di condividerla con voi. Io penso che il Natale non sia questione di magia, ma se in molti avvertiamo la nostalgia di qualcosa che sembra non tornare più, non è questione del consumismo, della crisi dei valori, e di quanto altro si sente in questo periodo (cose tutte vere del resto). La questione è un’altra: abbiamo dimenticato che il Natale è una festa di compleanno che ha senso solo se c’è un festeggiato.

Siamo una società schizofrenica: festeggiamo il Natale senza festeggiare il festeggiato. Scusate il gioco di parole, ma allora che senso ha?

E’ chiaro che non si “sente più la magia del Natale” perché è una festa che ha perso il suo vero significato.

Poche parole allora per farvi i miei più sinceri auguri. Cari amici, vi auguro quest’anno di poter riscoprire il volto del festeggiato: un Dio bambino che ha la pretesa di volerti offrire quella gioia che cerchi disperatamente ogni giorno; quella pace che proprio non riesci ad afferrare; quella pienezza di senso che, mancandoti, ti morde l’anima ogni sera quando poggi la testa sul cuscino.

E’ un festeggiato presuntuoso questo che vorrebbe offrirti cotanta bellezza. Si, potrebbe essere presuntuoso, ma credo che valga la pena offrirgli una possibilità.

Allora il mio augurio è proprio questo: che abbiate la felice e pazza idea di offrire a questo Dio bambino il vostro cuore come culla. Forse, anche inconsapevolmente, sperimenterete un calore che aprirà gli occhi a quella magia perduta, a quella bellezza racchiusa nei ricordi di bambino, a quella vita che credevate non più raggiungibile.


Per strada, in ogni cittadina del nostro paese, ci sono luci, vetrine addobbate a festa, insegne luminose con su scritto “Buon Natale”. In quasi tutte le case e in tantissime piazze di Italia è stato allestito un presepe. Alcuni sfarzosi, pieni di dettagli da far spalancare la bocca a bambini come ad adulti, altri più semplici essenziali.

Eppure ogni anno che passa sento sempre di più questo commento: “non avverto più la magia del Natale”. State tranquilli, cari amici, non voglio rifilarvi la solita riflessione sul Natale e sul consumismo. Onestamente, anche se vera, non la reggerei nemmeno io.

La domanda che mi pongo e che vi pongo è molto più profonda. E’ una domanda che mi sto facendo da quando ho sentito questa frase: “Tutti parlano del Natale, ma pochi parlano di chi è nato”. A pronunciarla è stata don Marco Frisina qualche giorno fa. E’ una frase che mi è entrata in testa e che mi sta facendo riflettere.

Così, dovendo formularvi i miei auguri di Natale, ho pensato di condividerla con voi. Io penso che il Natale non sia questione di magia, ma se in molti avvertiamo la nostalgia di qualcosa che sembra non tornare più, non è questione del consumismo, della crisi dei valori, e di quanto altro si sente in questo periodo (cose tutte vere del resto). La questione è un’altra: abbiamo dimenticato che il Natale è una festa di compleanno che ha senso solo se c’è un festeggiato.

Siamo una società schizofrenica: festeggiamo il Natale senza festeggiare il festeggiato. Scusate il gioco di parole, ma allora che senso ha?

E’ chiaro che non si “sente più la magia del Natale” perché è una festa che ha perso il suo vero significato.

Poche parole allora per farvi i miei più sinceri auguri. Cari amici, vi auguro quest’anno di poter riscoprire il volto del festeggiato: un Dio bambino che ha la pretesa di volerti offrire quella gioia che cerchi disperatamente ogni giorno; quella pace che proprio non riesci ad afferrare; quella pienezza di senso che, mancandoti, ti morde l’anima ogni sera quando poggi la testa sul cuscino.

E’ un festeggiato presuntuoso questo che vorrebbe offrirti cotanta bellezza. Si, potrebbe essere presuntuoso, ma credo che valga la pena offrirgli una possibilità.

Allora il mio augurio è proprio questo: che abbiate la felice e pazza idea di offrire a questo Dio bambino il vostro cuore come culla. Forse, anche inconsapevolmente, sperimenterete un calore che aprirà gli occhi a quella magia perduta, a quella bellezza racchiusa nei ricordi di bambino, a quella vita che credevate non più raggiungibile.

BUON NATALE DEL SIGNORE!




venerdì 22 dicembre 2017

IL SENSO NELLE PICCOLE COSE

Rubrica di letteratura e poesia

Se io potrò impedire
ad un cuore di spezzarsi
non avrò vissuto invano.
Se allevierò il dolore di una vita
o allevierò una pena
o aiuterò un pettirosso caduto
a rientrare nel nido
non avrò vissuto invano!
(Emily Dickinson)

Le parole di Emily Dickinson non sono da vedere semplicemente come un inno alla solidarietà, ma anche e soprattutto come un invito a ricercare il senso del nostro vivere nelle piccole cose e nei piccoli gesti.
In alcuni momenti della nostra vita, infatti, è come se vivessimo di attese: aspettiamo una grande occasione, una grande offerta di lavoro, un grande amore, un grande cambiamento, qualcosa che dia un senso al nostro vivere e nel frattempo andiamo avanti per inerzia, considerando i giorni che si susseguono l'uno uguale all'altro come giorni inutili, come tempo perso. Quello che dovremmo capire, però, è che non esiste il tempo perso, esiste quello sprecato, perché siamo noi a decidere come impiegare il nostro tempo e siamo noi a dargli un valore con le nostre azioni e con la nostra volontà. Non abbiamo bisogno necessariamente di grosse somme di denaro o di arrivare in qualche parte sperduta del mondo per aiutare qualcuno e per sentire così di poter essere utili; basta anche soltanto riuscire a trovare il tempo per chiamare quell'amico in crisi, ad aggiungere un sorriso quando chiediamo il pane al supermercato, a suonare al vicino di casa con la scusa del sale che manca per fermarsi a prendere un caffè e condividersi.  
Viviamo tanti di quei momenti in cui ci sentiamo impotenti e inutili perché non abbiamo nulla di "importante" da fare, ma in realtà sono proprio questi i più importanti, perché possiamo gestirli come vogliamo e attribuirgli, tramite le nostre piccole scelte quotidiane, il potere di cambiare la nostra giornata e anche quella di chi abbiamo vicino. L'umanità non è fatta soltanto di grandi benefattori, di scienziati e missionari, dell'umanità fa parte anche una ventiduenne come me, un disoccupato, un vecchietto, l'autista dell'autobus, persone che probabilmente non cambieranno mai il mondo ma che, tramite i piccoli gesti, le parole semplici e le piccole attenzioni, lo renderanno sicuramente un posto migliore.


mercoledì 20 dicembre 2017

DIRE GRAZIE È SEMPRE DOVEROSO

È da appena una mese che abbiamo lanciato questo blog con entusiasmo e grandi attese. 
Devo felicemente constatare che l'impegno e la costanza dei nostri scrittori hanno immediatamente raccolto grandi risultati. Li riporto perché mi sembra giusto: 

1430 visite in un solo mese con una media di 357 visite a settimana e 48 al giorno. 

Per essere un blog appena nato e certamente non di grande levatura mediatica, credo non sia per nulla un piccolo risultato.

A questi numeri si aggiungono i ringraziamenti e gli incoraggiamenti che ogni giorno arrivano privatamente. 

Se quanto scriviamo e condividiamo nel tentativo - lo ricordiamo - di offrire semplici spunti di riflessione, è a voi gradito a noi non può che riempire il cuore di gioia e l'animo di nuove energie per continuare a far meglio. 

Cosa ci aspettiamo? Che il blog sia non solo un "luogo" nel quale attingere delle informazioni, ma anche di confronto attraverso la possibilità di commentare che viene offerta a tutti e a chiunque, purché nel rispetto reciproco delle parti.


L'occasione ci è gradita per formulare a tutti voi, cari amici, i nostri più sentiti auguri di buon Natale. Il bambinello, che metteremo nei nostri presepi la notte del ventiquattro, riempia i vostri cuori della sua pace. 


Avanti tutta che ... riflettendo si cresce!


LA REDAZIONE



domenica 17 dicembre 2017

IO SONO CREDENTE, LO STATO E' LAICO. (Circa l'eutanasia, nei panni di un non credente).

Mi spinge a scrivere questa riflessione l'incapacità di accettare il pensiero altrui senza prima aver riflettuto sola con me stessa. 
Ho letto il post di Giuseppe Fazio " Liberi di scegliere: una giornata storica (?) " e mi sono chiesta: Se ci fossi io al posto di una persona cieca, impossibilitata a muoversi, bloccata giorno e notte su un letto, imprigionata nel dolore? Se fossi io ad arrivare al punto di non farcela a sopportare la sofferenza perenne, costante che non mi permette di sperare, avere fiducia (perchè secondo me questo ci permette di vivere) ?? Se fossi io a chiedere di porre fine a tutto questo, di fronte a un rifiuto da parte dello Stato, come mi sentirei?
E' da considerare il fatto che non tutti siamo credenti, non tutti consideriamo la morte come la chiamata di Dio a nuova vita, e io, credente, devo rispettare coloro che non la pensano come me, posso pregare per una loro conversione ma non posso condannare le loro scelte circa la loro vita.
La legge sul biotestamento, infatti, non obbliga nessuno a morire ma lascia la possibilità di scegliere. E' uno Stato laico ad aver approvato questa legge: come possiamo pensare che le richieste di oltre 40mila persone che vorrebbero le terapie di fine vita non vengono ascoltate da questo? Lo Stato ha come fondamento il testo costituzionale e non il testo della Bibbia.
Non siamo nessuno per scegliere quando morire, e allora perchè improvvisamente diventiamo qualcuno quando dobbiamo scegliere che gli altri non devono morire?
Questa legge, inoltre, non lede la libertà e la dignità altrui, per questo credo che non si possa paragonare al cannibalismo come Giuseppe Fazio scrive. Ciò che nel giuramento di Ippocrate mi sembra di dover sottolineare è l'avverbio "deliberatamente". Il medico di fronte a una situazione del genere non decide autonomamente di mettere fine a una vita altrui ma rispetta un diritto, quello del malato, di scegliere in base al proprio credo.
Non mi sembra che questa legge sia un passo verso una "dittatura del pensiero" anzi, mentre prima vi era un'unica via imposta, ora ognuno può scegliere la strada da prendere. Per quanto concerne il fatto che a scegliere per i minori siano i tutori o i genitori questo non lo condivido neppure mettendomi nei panni di un non credente.
Provando, poi, ad immaginare la situazione in cui si trova chi circonda il malato e vive insieme a lui la malattia, penso che di fronte a tale richiesta non mi sentirei, nonostante il doloroso distacco che si prospetterebbe, di imporre un mio pensiero, anche perchè dietro questo protrebbe celarsi puro egoismo.
Su una cosa bisogna essere chiari: questa legge non esclude la necessità di un'altra legge fondamentale per una maggiore assistenza nel periodo di malattia a chi vuole e combatte per la vita.
Convinta di non offendere il pensiero di nessuno mi sento libera di condividere il mio.

Colgo l'occasione per salutarvi visto che probabilmente Giuseppe Fazio non mi permetterà mai più di scrivere.

Claudia Lanza