mercoledì 30 ottobre 2019

IN CALABRIA LA SANITÀ È ALLA FRUTTA ... ANZI L'HA GIÀ DIGERITA!

 RUBRICA DI OPINIONE


"Agorà: Piazza di discussione"




Esattamente. In Calabria siamo alla frutta, anzi abbiamo già digerito quasi tutta la coscienza che ci rimaneva. Mi unisco anch’io al gruppo perché credo che tutti noi siamo colpevoli di ciò che è avvenuto, che sta succedendo e che – quasi sicuramente – succederà di nuovo; siamo colpevoli tutti noi che scegliamo l’indifferenza invece che la tagliente e nobile arma della parola, questa ormai passata in secondo piano. Siamo colpevoli quando assistiamo a fatti del genere ed è come se fosse tutto normale perché “tanto siamo in Calabria”. Siamo colpevoli quando assimiliamo questi avvenimenti e ci limitiamo solamente ad un’amarezza momentanea, che passa insieme alle foto e news che scorrono sui social e portali web. 
Eventi come quello presentatosi nelle ultime ore, nell’ospedale civico di Rossano (CS), non possono passare inosservati. Immaginate di avere un malore (fate corna), semplice ma comunque un malore. I consigli del medico di base non bastano più, e si opta per l’ospedale: “sapranno cosa fare”, vi diranno e forse vi direte. Il punto è che non è tanto il “saper fare”, quanto il“come fare”“con che cosa fare”. Arrivate in auto, la parcheggiate ed entrate fiacchi e lenti dall’ingresso principale. Dentro di voi si sviluppa un bagliore di speranza, medici ed infermieri girano ancora nonostante il tardo orario (dovrebbe essere così sempre, dovrebbe…). Vi viene dato un codice azzurro, pazientate in una sedia un po’ unticcia ma siete felici (per quanto lo si possa essere in un ospedale), contenti di aver trovato subito qualcuno che vi abbia dato un’occhiata iniziale. Dopo pochi minuti arriva un’infermiera che vi dice di pazientare un altro po’, quantomeno per avere una barella poiché sono tutte occupate; non bene. Vi risiedete e aspettate ancora, e ancora, e ancora… E’ tarda notte e la situazione non è migliorata, fanno male le gambe e la schiena incomincia a sentire gli acciacchi, a condire il tutto vi è il sonno. Gli infermieri vi liquidano con le stesse risposte, invitando “gentilmente” a pazientare. Non ce la fate più, vi sdraiate a terra. Ebbene sì, vi coricate a terra perché mancano le barelle. Mancano le barelle… 
La foto pubblicata sul “Corriere della Calabria”lascia poche parole. Vedere un malato sul pavimento, rannicchiato e lasciato in un angolino fa piangere il cuore, e dà molta rabbia. Episodi del genere non sono nuovi alla cronaca, tant’è che nell’ospedale di Paola (CS)vi è stato un periodo in cui delle bare passavano tra i pazienti, vista la situazione precaria dell’obitorio (insetti, tubi e fili elettrici che sbucano dal pavimento, incapienza et cetera). Nell’ospedale di Reggio Calabriasi “ingessò” con un pezzo di cartone, e anche le recensioni parlano chiaro (utente x: “Ho messo 1stella solo perché almeno una bisogna metterla per commentare. Non è un ospedale è un campo di battaglia: Prenotazioni al cup mai disponibili, personale che non ha idea di cosa stia facendo e dove si trovi, sgarbatezza ovunque, sporco e condivisioni estremamente precarie in estate tali da creare mancamenti (in molte stanze e nelle sale d’aspetto manca aria condizionata). Medici incompetenti che credono di essere Gesù in terra. Ti salvi e ti prestano attenzione cosa che è un diritto, solo se “conosci”. Ovviamente ci sono rare eccezioni, circa 2% del personale. Il resto non sarebbe in grado nemmeno di riscaldare un uovo”).
L’ultimo caso di mala sanità è proprio quello di Rossano. Fatti del genere fanno emergere, oltre la rabbia, un senso di inadeguatezza, quasi come dire "ma è questa la mia Calabria?". La risposta, duole dirlo, è sì. La Calabria, la Punta dello Stivale, terra della Magna Grecia, di Pitagora, di Cassiodoro, di Telesio e Campanella, non è in grado di garantire pienamente il diritto alla cura. Politici di destra e sinistra, sia a livello nazionale che non, fanno "cucù" con i soliti piani di trita e ritrita per "rilanciare il Sud", "ridare una sana sanità" (anche i giochi di parole ...); a momenti sembra tutto chiaro, lineare e positivo, peccato si tratti appunto di momenti.
La domanda è: avremo mai una Calabria in grado di curare dignitosamente i propri abitanti, senza il rischio di finire come una pallina da ping pong da un ospedale all'altro? E ancora: ci sarà mai l'occasione di riscattare quelle menti giovani e geniali frante da un sistema gestionale arrugginito e a dir poco fatiscente?
Nessuno di noi ha la sfera di cristallo, pertanto mi limito ad invitare tutti quei politici "burloni" a porre uno sguardo sulla loro coscienza, sempre se sia ancora visibile e non annebbiata dalle ormai quotidiane menzogne presentate nelle loro "campagnette" elettorali. Pensateci bene, pensiamoci bene. Quella persona a terra potremmo essere noi, o un nostro caro. Porterebbe rabbia, vero, vedere un nostro parente e/o amico in quelle condizioni?
Bene, quella rabbia va tramutata in qualcosa di produttivo, giusto, diverso, in risposta a tutte le problematiche simili a questo caso. E la prima cosa da fare è abbandonare l'omertà mentale che ci pervade, pensare un po' di più agli altri e imparare a non sottovalutare mai niente, in particolare i campanelli d'allarme come questi. 
Chi ha il potere in mano agisca, chi non lo ha lo faccia usare, naturalmente con cognizione di causa.

Aldo Maria Cupello
aldocupello6@gmail.com



sabato 12 ottobre 2019

SONO MASSONE E CATTOLICO

 RUBRICA DI ATTUALITÀ




"Pensare fuori dalle Righe"



Sono Massone e Cattolico



“Sono Massone e Cattolico”. Non vi preoccupate: non è un coming-out. Si tratta di una frase  che certamente non si sente spesso, in quanto difficilmente un massone si dichiarerebbe così apertamente. Tuttavia è una frase che molti pensano di se stessi. Non è mistero che spesso tanti massoni alla Domenica  siedono in prima fila tra banchi di tante nostre parrocchie.

Che fare allora? Direi che la prima fondamentale operazione è quella dell’informazione. Informare su cosa? Su quello che la Chiesa ha ribadito in tutte le salse: Fede cattolica e Massoneria non sono assolutamente compatibili. 

Coloro che sono iscritti a qualsivoglia loggia massonica si trova in stato di peccato mortalee di scomunica valida ipso factoche non permette la validitàdi azioni come celebrazioni di matrimoni, assumere ruoli come padrino o madrina di battesimo o di cresima.

Perché? La Massoneria in fondo è un’associazione, più o meno segreta, che si occupa di opere di bene – dicono alcuni. Non basta. Non solo perché per essere cattolici non basta fare del bene, ma ancora di più perché un fine buono, a prescindere dalla fede, non fa di una persona una buona persona. E, infatti, è esperienza comune quella di incontrare persone che hanno buoni fini e cattive intenzioni. Si obbietterà: ma la massoneria non ha cattive intenzioni. Ne siete sicuri?

Un’interessantissimo testo dal titolo La Dittatura delle Potenze Occultedi Léon De Poncins spiega con grande chiarezza perché la Massoneria è tutt’altro che qualcosa di benefico. Non voglio soffermarmi sull’aspetto politico (ci sarebbe tanto da dire, soprattutto in Calabria a riguardo della commistione tra Massoneria e ‘Ndrangheta), ma sulla compatibilità con la fede cattolica. 

Intanto è un’organizzazione elitaria ed esclusiva:non chi vuole può entrarne a far parte e non tutti possono godere dei benefici e degli aiuti dei “fratelli massoni”. Già questo dice qualcosa di interessante: solo pochi possono essere iniziati e soltanto se scelti con criteri tutt’altro che ignoti: influenza politico/economica, prestigio sociale, possibilità di favorire, in qualche modo, la propria loggia di appartenenza. Basterebbe questo ad una persona intelligente per capire che con il Vangelo che dichiara tutti fratellinon può esserci alcuna vicinanza.

Ma andiamo avanti …Tra i principi massonici troviamo questo: Considerando le concezioni metafisiche come di dominio esclusivo della valutazione individuale dei suoi membri, essa rifiuta qualunque affermazione dogmatica. Essa ha per insegna: libertà, uguaglianza e fraternità (La Dittatura delle Potenze Occulte, 21).




Proprio questo principio fondamentale mostra in maniera ancora più chiara l’incompatibilità con il cristianesimo che, al contrario, ha i suoi dogmi, i quali non sono fondati sull’autorità di un uomo o di una comunità, ma sulla Rivelazione compiuta in Gesù Cristo.
Per altro: 

a.         Come si può sostenere la libertàse poi si fa giurare, pena la morte, di non parlare delle attività interne alla loggia?
b.        Come perseguire l’uguaglianzase già per entrare a far parte della loggia ci sono criteri di discriminazione sociale notevoli?
c.         Per altro la fraternitàviene riconosciuta soltanto agli iniziati in quanto non si riconosce la paternità di un unico Dio. E come si può essere fratelli se non c’è un Padre comune al quale bisogna prestare ascolto? 

Andiamo ai fini …Quale fine ha la massoneria? 

La massoneria – scrive il famoso massone svizzero Quartier la Tente – si è imposta un compito, una missione: si tratta nientemeno che di ricostruire la società su una base interamente nuova(La Dittatura delle Potenza Occulte, 22)

Una base nuova? A quale “base” si deve sostituire? A quella Cattolica che ha fondato la cultura occidentale. Attenzione a cosa scrivono altri esponenti della Massoneria: 

Pretendere di possedere la verità, formularla in dogmi imperativi, che s’impongono alla fede, corrisponde a un regime che ha fatto il suo tempo … Rinunciamo alle illusioni del passato; coloro che si vantano di avere la verità da una rivelazione divina non sono più in accordo con gli spiriti illuminati della nostra epoca.

Capite? Chi crede in una rivelazione non è in accordo con gli spiriti illuminati. E come si può essere massoni e cattoliciinsieme? Tolta la rivelazione cosa rimane ad una religione? Una semplice cosa: ognuno fa quello che vuole, purchè favorisca i compagni di merenda. Una sorta di relativismo cristiano – non estraneo purtroppo anche a tanti credenti non massoni – che permette di pensare quello che che si vuole di ciò che rimane della fede cattolica.

Dunque, i fratelli massoni quale atteggiamento hanno realmente verso coloro che in realtà vivono la fede cattolica? Lo riposta la prendiamo ancora dal nostro libro nel quale vengono riportate le parole di Vindice a Nubius:

È stato deciso nei nostri consigli che noi non vogliamo più cristiani: non facciamo dunque martiri, ma rendiamo popolare il vizio tra le moltitudini. Che lo respirino coi cinque sensi, che se ne saturino.  Fate cuori viziosi e non avrete più cristiani. Allontanate il prete dal lavoro, dall’altare e dalla virtù: cercate con accortezza di occupare altrimenti i suoi pensieri e le sue opere. È la corruzione in grande che abbiamo intrapreso, al corruzione del popolo da parte del clero e del clero da parte nostra; la corruzione che ci porterà un giorno a seppellire la Chiesa(La Dittatura delle Potenze Occulte, 88)

E quindi che fare? Una caccia alle streghe? No. Semplicemente ricordare le differenze e la nostra identità. Purtroppo è anche vero che spesso nella Massoneria entrano cattolici tiepidi o ignoranti in materia di fede per cui non riescono a capire neppure dove si trovano. Tante altre volte, invece, soprattutto nei primi gradi di iniziazione massonica o in quella che è anche definita Massoneria Azzurra, gli iniziati non vedono tutto ciò che sta dietro alla filantropia proposta e quindi vivono questa realtà senza esserne coscienti fino in fondo.

Per tale ragione occorre, come dicevo, ricordare le differenze, ma anche rimanere aperti al dialogoperché solo il dialogo può convincere il cuore a riprendere la via del vero bene, per lasciare quella falsa ed illusoria seducente pretesa di verità.
Don Giuseppe Fazio
gfazio92@gmail.com



sabato 28 settembre 2019

A PAOLA (CS)... ABBIAMO PERSO LA MEMORIA?

RUBRICA DI OPINIONE


"Agorà: Piazza di discussione"




La cittadina di Paola (CS) non possiede certamente un premio per la buona gestione del suolo pubblico, prova ne è la villetta dedicata alla memoria di Santo Panaro. Quest’ultimo, sottufficiale dell’Aeronautica Militare, venne folgorato da un fulmine durante una gara di pesca e, per ricordarlo, gli venne dedicato questo spazio di terra situato sul versante nord del lungomare della città di San Francesco. Gesti come tali sono in sé e per sé nobili, frequenti nell’amministrazione Perrotta e forte simbolo di vicinanza alle famiglie soggette di perdite del genere; un gran peccato che tutto ciò passi in secondo piano per semplice noncuranzada parte dei politici locali.
L’ultimo lavoro di ristrutturazione risalirebbe a circa 4-5 anni fa, e si vede: 
Dissuasori rivolti sul terreno, panchine vittime di bombolette spray, staccionate incomplete e/o spaccate, vegetazione incolta, fontana in disuso (con tanto di buca in linea del rubinetto) e l’immancabile sporcizia tra cui carte e mozziconi di sigarette. Il particolare più importante, però, è la targa di memoria sul piedistallo al di fuori della recinzione in legno: in mezzo alle erbacce e priva di ogni riferimento al sig. Panaro, causa scritte illeggibili sbiadite per via di intemperie e ruggine
Tutto ciò segnale di menefreghismo e opportunismo? Non possiamo dirlo con certezza, ma ben visibili sono le condizioni nelle quali riversa quella che doveva presentarsi come una villetta ricreativa e soprattutto commemorativa, ma che invece risulta essere il riassunto di una politica di convenienza, la quale ha - volutamente - la memoria di un pesce rosso. Purtroppo la città di Paola non è nuova a zone inaugurate, curate per qualche mesetto e poi lasciate al tempo che trovano, pertanto ci auguriamo che l’amministrazione decida di porre un sincero occhio di riguardo verso tutti i luoghi trasandati; per rispetto dei defunti e per semplice decoro urbano. 


Aldo Maria Cupello 
aldocupello6@gmail.com



lunedì 26 agosto 2019

L'AMAZZONIA BRUCIA, MA TANTO NOI SIAMO LONTANI

RUBRICA DI OPINIONE


"Agorà: Piazza di discussione"



Il titolo dell'articolo è esattamente ciò che pensa gran parte del popolo italiano, ma anche europeo. E non è per niente sostenibile un'affermazione del genere.

Il fatto che stia bruciando IL polmone del mondo dovrebbe bastare già per dare alla popolazione un forte scossone, per far sentire almeno un po' quel senso di colpa doveroso nei confronti del nostro pianeta, per unirci. Il problema è che ciò non accade. Il problema è che si continua a coltivare indifferenza, come sempre, verso tutto ciò che ci circonda. Il problema, naturalmente, è proprio l'uomo, che anche in questi casi crea polemiche parlando di Destra e Sinistra politica, quando per entrambe le "fazioni" il mondo è in comune, la Terra è la stessa, indipendentemente se si è conservatori o liberali. Pertanto, problemi come questi andrebbero risolti obiettivamente e indipendentemente dal partito che si rappresenti o che si appoggi, perché è una problematica che interessa tutti. 

Man mano stiamo diventando sempre più materialisti, consumisti, egoisti e con le manie di onnipotenza. Pensiamo di poter costruire ovunque, di abbattere montagne, di stroncare gli alberi per meri interessi economici, di appiccare fuochi per liberarci di ciò che è per noi ingombrante, di fare tutto ciò con l'aggiunta di presunzione dicendo "che sarà mai, non succederà nulla". Il punto è che, invece, succede eccome: le Canarie, la California, l'Oregon, Washington, la Columbia, l'Amazzonia, la Grecia, la Siberia, il Portogallo stanno bruciando, e potrei continuare per un altro po'. 

Soffermandoci sulla foresta amazzonica, il problema più grande è l'immissione continua di Co2 nell'atmosfera... Quando avremmo  disperatamente bisogno di fare il contrario!  Andando oltre lo Co2, eliminare la foresta comporterebbe l’aumento della temperatura anche localmente; immaginate cosa succederebbe unendo all'Amazzonia tutte le altre foreste che stanno bruciando nel mondo, certamente non una bella situazione ambientale. 
Ma lo scenario ancor più drammatico, come accennato in precedenza, è lo scontro tra il presidente del Brasile Jair Bolsonaro e quello francese Emmanuel Macron, che mette da parte ogni speranza di cambiamento: Bolsonaro accusa le ONG di aver dato il via ai fuochi, vede intenzioni colonialiste ovunque e decide di mandare l'esercito e canadair solo ora che è attaccato praticamente da tutta Europa e non. Doveroso è ricordare che lo stesso Bolsonaro, appena eletto, sostenne di "voler rendere produttiva l'Amazzonia", e per di più il governo tagliò del 24% i fondi all’Istituto brasiliano per l’ambiente (Ibama), braccio operativo del ministero dell’Ambiente. Direi che siamo tutti bravi a creare prima i problemi per poi incolpare il primo che passa. 

Ciò che mi ha preso di più, però, sono state le parole sincere di un indigeno in particolare, Eric, 23 anni, indigeno Karipuna: "Andarcene? Dove? È la nostra terra, è parte di noi. Lotteremo. Siamo abituati a farlo. Come abbiamo resistito alle invasioni, ora resisteremo al fuoco. Ora va un po’ meglio: ieri ha piovuto e le fiamme si sono arrestate. Ma oggi il fuoco potrebbe riprendere ad avanzare. Da soli non possiamo affrontarlo. Chiediamo al mondo di non voltarsi dall’altra parte. Il mio popolo, i Karipuna, ha rischiato di estinguersi per le violenze e le malattie portate dai conquistatori nei secoli passati. Siamo rimasti in 58. Altre tribù sono state cancellate. Lo sterminio prosegue nel presente: i cacciatori di risorse ci considerano un ostacolo. Chiediamo solo di poter continuare a esistere come indigeni. Non lasciate che veniamo ridotti in cenere. Le invasioni sono diventate quotidiane. I cacciatori di risorse si sentono spalleggiati. E lo sono: continuiamo a denunciare, ma nessuno interviene".


"chiediamo solo di poter continuare a esistere come indigeni. Non lasciate che veniamo ridotti in cenere", "continuiamo a denunciare, ma nessuno interviene", queste le frasi più dure da mandare giù, che lasciano trapelare tutta la tristezza e la commozione che possa provare una persona nel vedere bruciare la sua casa, la sua terra, nel veder sparire i suoi compagni tra le fiamme e tra il piombo dei colonialisti. Adesso mi chiedo: vogliamo davvero continuare a restare indifferenti? Vogliamo davvero continuare a sradicare le persone dalla propria patri per costruirci sopra fabbriche? La Terra sta scomparendo: le foreste bruciano, il clima è in continuo aumento, le nazioni sono sommerse dalle piogge, i terremoti si fanno più forti, gli uragani stanno spazzando l'Atlantico. Sinceramente? Ben ci sta, questo è il prezzo da pagare per le continue avversità bambinesche nella politica, per la mania conquistatrice verso i più deboli, per la predisposizione incontrollata nello stuzzicare la natura tentando di sfidare le sue leggi, e per il nostro repentino menefreghismo verso il mondo che viviamo. Pensateci a buttare la gigomna per terra, pensateci ad appiccare fuoco ai cassonetti, pensateci quando dite "tanto noi siamo lontani e non ci succede nulla", perché il pianeta sta cambiando... Ma sempre in peggio.




Aldo Maria Cupello 
 aldocupello6@gmail.com




sabato 24 agosto 2019

MORRA E GRATTERI: PRIMA DI PARLARE, PENSATE!

RUBRICA DI ATTUALITÀ


"Pensare fuori dalle Righe"




Ammetto che il titolo di questa mia riflessione possa risultare un po’ forte e forse anche irrispettoso, ma a volta tocca correre il rischio di risultare tali quando di mezzo c’è in gioco, non solo la verità, ma propriamente la strumentalizzazione della stessa per interessi di partito o di poltrone. 

Non vi nego che scrivo queste righe con molto dispiacere perché, se alcune affermazioni arrivassero da un qualsiasi politicante improvvisato passino pure, ma dal Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia e dal Procuratore Capo di Catanzaro, beh … è un’altra storia. Ma andiamo con ordine …

Qualche giorno fa il Senatore Morra in suo acceso ed intenso discorso così si è espresso nei riguardi del Ministro dell’Interno: 

“Ora in terra di Calabria ostentare il rosario, votarsi alla Madonna, dove c'è il santuario cui la 'ndrangheta ha deciso di consegnarsi significa mandare messaggi che uomini di Stato, soprattutto ministri degli Interni devono ben guardarsi dal mandare”.


Ora lungi dal voler affermare che la ‘Ndrangheta non abbia strumentalizzato molti simboli religiosi, lungi dal voler pensare che non ci sia commistione tra una certa ritualità e una forma deviata e inconsistente di pietà con il linguaggio mafioso; ancor di più lungi da me il voler difendere la squallida strumentalizzazione del rosario e, prima ancora del Vangelo, fatta dal Leader della Lega. Tuttavia mi domando: “Come si può dire che mostrare pubblicamente il Rosario sia un messaggio alla ‘Ndrangheta per il fatto che il Santuario di Polsi era diventato – come tristemente sappiamo – luogo di ritrovo di alcuni boss mafiosi?”

Intanto questo, da che ne ho io memoria, non risulta da nessuna inchiesta, dichiarazione di pentiti o studi fatti in merito. Sarebbe come a dire che il Papa, che qualche giorno fa ha benedetto centinaia di rosari in piazza San Pietro, abbia voluto mandare un messaggio ai mafiosi, oppure come a dire che se, nel Santuario che si trova nel perimetro della mia parrocchia in Belvedere Marittimo, io prendessi in mano il Rosario stia mandando un messaggio alla cosca locale. Ma ci rendiamo conto di quello che si va dicendo soltanto per affondare l’avversario politico?
La risposta di Salvini, che da volpone mediatico qual è non si è fatta attendere, ha così rimbalzato l’attacco: “Il Senatore Morra ha offeso in un colpo calabresi e cattolici”. Ora – mi costa dirlo – per una volta non sento di dare torto al Ministro dell’Interno, perché altra cosa è dire che i mafiosi abbiano assunto il linguaggio religioso per portare avanti le loro schifezze, altra cosa è dire tout courtche sventolare un rosario sia un occhiolino alla mafia!


Stessa amarezza ho assaporato leggendo le dichiarazioni rilasciate da Nicola Gratteri, noto Procuratore al quale siamo grati per il lavoro profuso contro la ‘Ndrangheta, ma che spesso si lascia andare a dichiarazioni che sanno di improvvisazione mediatica. Riporto anche le sue parole rilanciate dal “Corriere della Calabria”: 


“Faccio il magistrato da 26 anni – spiega Gratteri – e non trovo covo dove manchi un’immagine della Madonna di Polsi o di San Michele Arcangelo. Non c’è rito di affiliazione che non richiami la religione. ’Ndrangheta e Chiesa camminano per mano...”

Ora, anche qui consentitemi di giocare di anticipo rispetto alla critiche di eventuali superficiali: non si può negare che alcuni uomini di chiesa, forse nemmeno pochi, abbiano e continuino ad avere un atteggiamento di collusione o forse di superficiale indifferenza nei confronti del fenomeno mafioso. Questo – purtroppo – non posso nemmeno pensarlo. Ma è altra cosadal dire che “Chiesa e ‘Ndrangheta in Calabria camminano per mano”.

Al Procuratore Gratteri, infatti, bisognerebbe ricordare un po’ di storia che, ne sono certo, egli conosce meglio di me. Quando, non solo in Calabria, ma in tutta Italia si pensava che la mafia non esistesse, furono i vescovi italiani, e non i magistrati, a denunciare questo fenomeno. Nel 2006 fu la Caritas Calabrese, e quindi i vescovi calabresi, a denunciare con forza l’insufficienza di mezzi e di attenzione che, non solo all’interno della Chiesa, ma anche all’esterno e quindi nella magistratura come nella politica, rallentavano la morte del fenomeno ‘ndranghetisico. 
La Calabria vanta, tra gli altri, personaggi come don Italo Calabrò che seppe spendersi senza paura contro la ‘Ndrangheta a difesa dei più poveri. Attualmente abbiamo sacerdoti come don Giacomo Panizza, don Ennio Stamile che non si sono mai fermati dinanzi alle intimidazioni ricevute, ma con coraggio portano avanti molte iniziative in territori confiscati, tra cui mi piace menzionare “Luna Nuova” di Lamezia Terme e la nascente università della memoria e dell’impegno che va prendendo vita in Limbadi (VV). 

Occorrerebbe ricordare che, proprio nella diocesi che egli critica nel suo intervento, ovvero Locri-Gerace, una faida tra mafiosi è stata smorzata dall’allora Vescovo Giancarlo Maria Bregantini che senza mezzi termini, non solo condannò il crimine mafioso, ma lo combatté mettendosi accanto a molti giovani e costituendo delle co-operative sociali, perché la mafia si combatte anche creando posti di lavoro per coloro che il lavoro fanno fatica a trovarlo senza una raccomandazione. In questa stessa diocesi l’attuale Vescovo Mons. Oliva sta continuando un lavoro intelligente sul territorio di cui espressione è stata la giornata della Memoria tenuta il 21 Marzo di due anni fa proprio a Locri. 
Ancora bisognerebbe ricordare al Procuratore che a Reggio Calabria non è lo stato a favorire l’allontanamento da famiglie mafiose di donne e bambini, ma Libera che attualmente in Calabria – ma guarda un po’- è guidata da un sacerdote (don Ennio Stamile) e che ancora prima era guidata da un ex-sacerdote (Mimmo Nasone). La lista potrebbe continuare a lungo e potrei portare l’elenco delle persone che personalmente, fin da seminarista, ho accompagnato e continuo ad accompagnare in un ambiente che, spenti i microfoni e i riflettori, fa sperimentare tanta solitudine in primo luogo proprio da parte delle istituzioni. Ma sono tanti i confratelli che nel silenzio s’impegnano, come ci ha insegnato don Pino Puglisi, a fare il loro semplice dovere, annunciando il Vangelo e con questo combattendo alla radice fenomeni come la ‘Ndrangheta. 

Concludo perché questa volta mi sono molto dilungato e voglio concludere con una domanda: è mai possibile che non si riesca a capire che la lotta al crimine organizzato non si fa sparandosi gli uni contro gli altri, ma alleandosi, catalizzando le energie positive, perché in fondo siamo dallo stesso lato della “barricata”? È mai possibile che gente intelligente come il Senatore ed il Procuratore non si rendano conto che delle mele marce non rendono marcio tutto l’ambiente. Altrimenti anche il Procuratore non sarebbe credibile visto e considerato che certamente se ci troviamo in queste condizioni oggi è perché ci sono stati tanti più procuratori, giudici e avvocati corrotti rispetto a quanti preti e vescovi magari lo sono anche stati.

A me davvero fa tanta paura la poca intelligenza con la quale si parla e spesso si disorienta a costo di trovare un po’ di luce propria e qualche spazio sui giornali. Forse anche questa è mafia. 



Don Giuseppe Fazio
gfazio92@gmail.com






sabato 10 agosto 2019

SIAMO CON I PIEDI NELLE FECI

 RUBRICA DI ATTUALITÀ


"Pensare fuori dalle Righe"





Carissimi, 


               che il cristianesimo in Europa, sempre più, stia diventando una minoranza non è una novità. Quando parlo di cristianesimo evidentemente non parlo di chi sventola rosari per convenienza o di chi si identifica in quelle frasi del tipo "sono credente, ma non praticante", più atte ad autogiustificarsi che ad altro, bensì di chi fa del Cristo il modello di vita quotidiana. 

Questa non è, dunque, una novità. Risulta nuovo e, a mio modesto avviso, anche allarmante il clima di intolleranza e di violenza che va via via manifestandosi nei confronti di Chiese, Associazioni Cattoliche, Istituti religiosi, ecc ... 

Potrei citare le minacce dell'ISIS, le attività delle sette sataniche (realtà troppo poco prese sul serio), l'ostica avversione di alcuni ambienti LGBT che spesso, con la scusa della tolleranza diventano pressoché intolleranti e violenti o anche l'attività silenziosa, ma forte e presente ovunque, della Massoneria, ma non lo farò. 

Voglio rifarmi, invece, ad un gesto avvenuto in una piccola cittadina della mia diocesi: Acquappesa (Cs). Qualche giorno fa il parroco, il carissimo don Giacomo, al quale esprimo la mia più sincera vicinanza fraterna, ha trovato sperse nella sua chiesa parrocchiale delle feci. 

Non parliamo, dunque, di una città popolata da immigrati, musulmani o chissà cosa, ma una cittadina che in questo periodo per altro è ricca di turisti che godono del nostro bellissimo mare. 

Onestamente questo gesto mi preoccupa non poco. Perché? Fino a pochi anni fa un gesto del genere non era neppure immaginabile in Italia, ma soprattutto nel sud della nostra penisola. La chiesa, infatti, nonostante tutto è sempre rimasto un punto di riferimento e, quand'anche qualche sacerdote non abbia riscosso grandi simpatie (non è il caso di don Giacomo), gli edifici religiosi son sempre stati oggetto di grande rispetto da parte di ogni singolo cittadino. 

Qualcuno ha detto: "Forse una bravata da ragazzi". Se così fosse, non credo proprio che la questione sia meno allarmante. Da ragazzi, infatti, tutti abbiamo fatto delle bravate e, forse, anche piuttosto sciocche, ma credo che mai ci sarebbe passato per la testa di colpire un luogo in cui la comunità si ritrova perché in quel luogo sempre e di nuovo riscopre la propria identità di popolo, come quello di Acquappesa, fortemente devoto alla Madonna del Rifugio. Perché la storia di questo popolo, popolo di gente semplice, accogliente, come come quella di tanti altri paesi, è intrisa e segnata dalla pietà popolare.

Ecco ... la questione qui non è più essere credenti o non credenti, ma rispettosi, consapevoli della propria storia e della propria identità. 

Io, non lo nascondo, ho paura. Ho paura di questo clima di intolleranza, di violenza, di superficialità spesso troppo alimentato da una politica miope e populista. Ho paura ... perché se neppure il pubblico è rispettato, è proprio vero .... siamo nelle feci, e con tutti e due i piedi.

Spero vivamente che, prima o poi, questa puzza diventi così insopportabile sì da spingerci ad una sana pulizia, prima che del corpo, degli occhi del cuore. 



Don Giuseppe Fazio
gfazio92@gmail.com