venerdì 29 marzo 2019

QUANDO L'OVVIO SCANDALIZZA ... GLI STOLTI APRONO LA BOCCA!



 RUBRICA DI ATTUALITÀ


"Pensare fuori dalle Righe"



In questi giorni ovunque si parla, con toni molto accesi, del “forum della famiglia” che si sta svolgendo a Verona. Onestamente credo che per molti sia stata un’occasione persa – l’ennesima – per rimanere in silenzio. 

Prima di condividere alcune riflessioni, vorrei fare una premessa. 
Anche io, come molti, non condivido l’atteggiamento di chi, volendo difendere la famiglia, si limita ad espressioni come “devono convertirsi se no andranno all’inferno”. La storia, e la sapienza della Chiesa, ci hanno già da tempo insegnato che non è con la paura o la minaccia che si deve annunciare il Vangelo, ma semmai mostrandone la bellezza con la propria vita.

Detto questo partirei da una domanda: com’è possibile che un GAY PRIDE, che vede sfilare uomini e donne mezzi nudi, alcuni dei quali a quattro zampe al guinzaglio, può essere definito “conquista sociale” e “libertà di espressione”, mentre un FAMILY DAY diventa “richiamo di medioevo”?

Da questa domanda capite il livello di riflessione sul quale vorrei fermarmi: se tu vuoi che tollerino il tuo pensiero, devi tollerare quello degli altri. Se tu non vuoi che si gridi allo scandalo, perché gridi allo scandalo quando dicono qualcosa di contrario al tuo pensiero (o ideologia)?
Desta più scandalo un gadget di gomma a forma di feto che un bimbo presente ad una sfilata di persone volgari e nude. Mi pare ci sia uno squilibrio. Non so ... forse alcuni si aspettavano che si distribuissero profilattici?

La Chiesa Cattolica ha un credo: crede che la bellezza della famiglia, composta da maschio e femmina, si manifesti nell’apertura alla vita, che non è proprietà soggetta alle decisioni dell’uomo, e rispecchi l’immagine del Creatore.
Ora … non avevamo certo bisogno del forum di Verona per sapere che l’aborto è considerato un grave spreco di bellezza, che l’omosessualità non è considerata naturale (il discorso è complesso e non è il caso di affrontarlo qui), che la teoria gender sia una perversione e un attacco alla famiglia (lo ha detto Papa Francesco con una certa forza qualche mese fa, ma quando parla di queste cose, come sempre, non fa notizia).

Qualcuno forse si aspettava che la Chiesa pensasse qualcosa di diverso? Non credo. Come io non mi aspetto qualcosa di diverso dai movimenti LGBT. Dunque … forse tutto questo caos è voluto ed incentivato da chi vuol passare come “perseguitato” a tutti i costi o, peggio ancora, dalla triste mentalità che ama fare il savonarola a basso prezzo per ricevere qualche like o sentirsi intellettuale. 
La Chiesa, rispettando il libero arbitrio, semplicemente si limita a dire che alcune questioni sono da Dio considerate uno spreco di quella bellezza che Egli ci ha rivelato nelle Scritture e che sono anche scritte nel libro della natura. Questo lo dice in primo luogo a coloro che di essa liberamente fanno parte e a coloro che chiedono ragione del suo credo. È così strano? Cosa dovrebbe dire? Fate quello che volete e volemose bene? Sebbene questo sia diventato per molti il modello di esercizio della paternità e della maternità, per fortuna non lo è per la Chiesa. Una madre deve, infatti, saper indicare ciò che crede essere bene e male. 

In conclusione … come io non credo che tutti gli omosessuali siano come quei folli che al gay pride si sono messi il guinzaglio e si sono fatti portare a spasso per Roma dai loro “padroni”, altrettanto, piuttosto che fare gli scandalizzati casti e puri, abbiate l’intelligenza di capire che se una donna si esprime dicendo “o si convertono o vanno all’inferno”, magari è soltanto una donna, priva di una cultura matura, che dice semplicemente che alcune cose lei non le condivide. Le dice nel modo sbagliato? Siamo tutti d’accordo. Mi verrebbe da dire che quando l'ovvio scandalizza ... gli stolti aprono la bocca. 

Per fortuna chi andrà in Paradiso lo decide soltanto Dio (all’inferno purtroppo ci si va con le proprie gambe. Dio non ci vorrebbe nessuno). Magari, come ci dice il Vangelo che ascolteremo domani, sarà giustificato chi, non credendosi perfetto e non disprezzando gli altri, chiederà perdono a Dio per le sue fragilità.

ATTENZIONE: questo non vale soltanto per quelli del forum di Verona. 





domenica 3 marzo 2019

LEGALIZZIAMO LA VIOLENZA SESSUALE, MA COMBATTIAMO GLI ABUSI


 RUBRICA DI ATTUALITÀ

"Pensare fuori dalle Righe"


Mentre in queste ore il carnevale copre o legittima le maschere che quotidianamente indossiamo, mi sono imbattuto in un’interessante intervista fatta ad una ex-prostituta tedesca che consiglio vivamente di leggere (Clicca qui per il testo). 

Sono rimasto colpito dalle sue parole per diversi motivi. Non solo e non tanto perché è vivo ora in Italia il dibattito sulla legalizzazione della prostituzione e l’apertura delle case che lei – e se lo dice lei abbiamo motivi di crederci – ritiene un fallimento epocale (in Germania è legale da diversi anni e non si è mica risolto il problema delle tasse, della sicurezza delle escort o del loro igiene, anzi …), ma soprattutto perché ha descritto con estrema chiarezza e lucidità un dato che forse troppo spesso non si tiene in considerazione: chi va a prostitute, solo per il diritto che acquisisce pagando, sfoga la sua bestialità su una donna che ritiene in quel momento un mero giocattolo. 

Da qui una riflessione: siamo ancora travolti dallo scandalo degli abusi su minorenni compiuti da ogni genere di persone (padri di famiglia, preparatori atletici e finanche preti o vescovi) e ancora non abbiamo imparato la lezione. Dovremmo porre la nostra attenzione su come arginare questa violenza sessuale, su come poter educare giovani e meno giovani ad un’affettività ordinata, pulita, intelligente e, invece? Andiamo cercando di aprire degli spazi legali in cui l’uomo possa sfogare la perversione che accumula nel proprio cuore. Mi sembra che ci sia qualcosa che non funziona. 

La violenza sessuale esercitata su donne che prestano il loro corpo per soldi – che tra le altre cose, come ricorda questa donna, sono al 90% schiave e, quando non lo sono, lo fanno comunque per disperazione – non è meno disumana di quella che viene perpetrata ai danni di un bambino o di una donna non consenziente.

Abbiamo una società formata sempre più da “macchine rotte”, per utilizzare la metafora di Greta (questo è il nome di questa ex-prostituta), e piuttosto che aggiustarle cerchiamo il modo per giustificare, indirizzare e manipolare, magari per fare qualche soldo e guadagnare qualche voto, questi difetti. 

Dovremmo forse riflettere su quali altri spazi chiudere, piuttosto che aprirne di nuovi: penso ai luoghi di incontri virtuali sempre più frequentati da minorenni; chat nelle quali basta dichiarare di avere più di 18 anni per contattare pervertiti, magari sotto mentite spoglie, e organizzare degli incontri e non di certo per bere un caffè. 

Io rimango sempre più allibito da una politica, e nondimeno da una riflessione collettiva, anestetizzata che, mentre si scandalizza giustamente della pedofilia o degli stupri, chiede che sia legalizzata la violenza sessuale, purché giustamente retribuita. Ma ci rendiamo conto? 




Don Giuseppe Fazio
(gfazio92@gmail.com)




martedì 19 febbraio 2019

IL MARE ED IL PESCE NON POSSIEDONO NESSUN “RE”

Rubrica di Attualità

"Pensare Fuori dalle righe"






Nel Capitolo I del Libro della Genesi, dopo che Dio ha creato l’uomo e la donna, così leggiamo: Dio li benedisse e disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente, che striscia sulla terra».

Un testo sempre interessante da leggere che contiene svariate ricchezze e che non è mio intento mostrare in questa sede. Rientra nelle mie intenzioni, invece, porre attenzione sul fatto che il creato - per chi crede - è un dono che Dio ha fatto a tutti gli uomini e che, proprio in quanto tale,  non è una prerogativa di singoli, di re o presunti tali. Per chi non crede, invece, si può semplicemente dire - per citare una frase di Papa Francesco - che il creato è "la casa comune" di ciascuno di noi. Non, dunque, una proprietà privata.

Non è stato così, invece, per quanto riguarda il mare ed il pescato che, per diversi decenni sulla costa tirrenica, e non solo, della Calabria, è stato letteralmente controllato dal cosiddetto – appunto – “Re del Pesce” Franco Muto, il quale ha imposto, con forza e anche scaltrezza, il suo “governo” ed i suoi desideri di potere e di soldi. Uso la forma verbale al passato, non perchè credo che il problema sia risolto, bensì perché da diversi anni, seppur lentamente, questo potere penso sia stato fortemente messo in discussione da tanti uomini: cittadini, esponenti di istituzioni, civili e religiose, forze dell’ordine, ecc...

Un segno evidente di quanto vado scrivendo è la manifestazione tenutasi alcuni giorni fa sul porto di Cetraro. Il Sindaco, il prof. Angelo Aita, insieme all’amministrazione comunale tutta, e ai pescatori del paese, hanno provveduto ad avviare concretamente il mercato ittico da tempo solo "strutturalmente" messo a disposizione della comunità. Un segno importante questo … che mostra una cittadina che non ha paura di manifestare il desiderio di riappropriarsi delle proprie bellezze e ricchezze. Solo dieci anni fa un’iniziativa del genere era impensabile. 

Purtroppo non sono potuto essere fisicamente presente per via degli impegni a cui la mia vita sacerdotale e la mia formazione mi “sottopongono”, però sono stato molto contento di sapere che tanta gente ha aderito all’iniziativa, prova ne è il fatto che il pescato sia stato venduto nel giro di sole due ore. 
Così come ho gioito dell’adesione dei pescatori che hanno offerto il frutto del loro lavoro all’amministrazione comunale per rivenderlo in questo luogo significativo che la nostra comunità con fatica e con l’impegno degli amministratori ha voluto.

Questa gioia è attenuata certamente dalla consapevolezza che c’è molto da camminare e ancor di più dalle molte assenze significative dei sindaci e delle istituzioni (a vario titolo) invitate e anche di quelle non invitate (perché la faccia non ce la si mette sempre e solo sotto invito!). Ma non vorrei soffermare l’attenzione su questi aspetti, perché ogni tanto vale la pena di gioire dei piccoli risultati. 
Un appello, invece, lo vorrei rivolgere ai miei coetanei, ai più giovani, ma anche a tutte quelle persone che spesso si sono trincerate dietro la frase “Ma se le istituzioni non fanno nulla, noi che ci possiamo fare?”. 

Come accennavo, abbiamo da diversi anni segni positivi di gente che s'impegna concretamente: Il comune, le scuole (basti pensare alle molte iniziative che si mettono in piedi annualmente nei nostri licei che, tra le altre cose, hanno aderito attivamente all’iniziativa menzionata), le associazioni (ultimamente ha preso piede  il concorso istituito da “Il Sipario” dal titolo “Bocciamo l’illegalità), ecc … 

Adesso occorre non isolare questi “semi” che vengono lanciati in un terreno difficile. Occorre metterci la faccia, rimboccarsi le maniche, credere che è possibile un cambiamento. Occorre, in altre parole, decidere seriamente da che parte stare. Occorre davvero convincersi del fatto che non esistono re e regine, fanti o cavalieri, ma uomini e donne che vogliono riscattare le loro risorse e uomini e donne che, invece, le vogliono sfruttare a scapito della collettività. 

In mezzo? Ci stanno le categorie peggiori: gli indifferenti e i rassegnati! E noi … io … da che parte sto?




Don Giuseppe Fazio






domenica 10 febbraio 2019

UNA DONNA CHE ABORTISCE È UNA DONNA INGANNATA

RUBRICA DI ATTUALITÀ

"Pensare fuori dalle Righe"



Da diverse settimane fa discutere la legge approvata a New York secondo la quale abortire, anche il giorno prima del parto, sarebbe lecito.
Dopo l’ennesima Domenica ricca della Grazia di Dio, di tanti incontri, sorrisi, domande, paure raccolte nel difficile, ma straordinariamente bello, ministero della Confessione, leggo ancora un articolo che commenta questa barbarie firmata U.S.A.: pare – non so se sia vero – che diversi bambini, visto lo stato avanzato della gravidanza, vengano estratti vivi dal grembo della madre e poi uccisi. Mentre leggo questa notizia, purtroppo, mi accorgo che non so più sorprendermi. Provo solo tanto dispiacere.
Alcune ore dopo prendo a leggere, per distrarmi, un libro: “Siamo nati e non moriremo più”. È la storia di Chiara Corbella, una donna straordinaria. Tre gravidanze portate avanti. Due con figli malformati e con la consapevolezza che i due piccoli sarebbero morti dopo poche ore. La terza, poi finalmente con il bimbo sano, ma con l’amara scoperta che ad essere malata questa volta – di tumore – era proprio la mamma. Una donna straordinariamente forte che non si cura per far nascere il proprio gioiello. 

Ecco … mentre leggo questo libro trovo parole illuminanti: 

“Padre Vito ha raccontato che il demonio confonde, mette in testa alle persone la convinzione che i figlio sono nemici, che un figlio ti toglie la vita, che un figlio ti impedisce certi risvolti esistenziali, certe opportunità lavorative, certe soluzioni affettive. […] Una donna che abortisce è una donna che è stata ingannata. Nessun figlio le ruberà la vita […]. Alla base della decisione di abortire c’è una menzogna tanto più forte ed efficace quanto più nascosta ed inespressa. La menzogna dell’alternativa”. 

Queste parole sono state per me come un faro acceso all’improvviso. Mi son detto: ma se l’uomo e la donna per natura possiedono l’istinto alla sopravvivenza; se per natura sono attaccati alla vita; se per natura possiedono l’istinto alla riproduzione, alla conservazione della specie; se per natura sono fatti per amare … allora se scelgono l’aborto è solo perché nei loro cuori è stata piantata una menzogna.

Sì … non solo la menzogna che quell’ammasso di cellule non sia vita, ma anche la menzogna che quel bambino nascente sia un peso, un problema, un ingombro, che sia, forse, soltanto il segno incancellabile di una violenza subita. Una menzogna brutta, violenta che nega la bellezza di quel bambino. Una menzogna che vuole nascondere l’occasione di amare, di arricchimento, di crescita, di scoperta che una vita nuova offre ai genitori che l’accolgono.

Un uomo e una donna che scelgono l’aborto sono due persone frodate della cosa più bella che si possa desiderare umanamente: essere genitori. Sono frodati per ben due volte: non avranno più quel bambino specifico – forse altri, ma non quello. In secondo luogo, quando nel loro cuore sorgerà la consapevolezza di quell’atto, avranno a che fare con ferite e dolori davvero difficili a rimarginarsi. 

Questo non lo dicono i giornali, non lo dicono i sinistrosi, non lo dicono i medici (almeno non tutti). Lo può dire chi c’è passato e noi preti. Sì, noi preti che accompagniamo quelle donne e quegli uomini frodati che saggiano il senso di una disperazione davvero fitta. 
Che fregatura: ci stanno ingannando e pensiamo sia una conquista. 




Don Giuseppe Fazio






domenica 3 febbraio 2019

QUAL È IL TUO ORGOGLIO?

RUBRICA DI ATTUALITÀ

"Pensare fuori dalle Righe"


Si è da pochi giorni conclusa la giornata mondiale della gioventù, quest’anno tenutasi a Panama. Di rientro dal viaggio il papa, nell’intervista concessa durante il viaggio, ha detto di essere stato colpito dall’orgoglio della cittadinanza locale. Molti uomini – diceva il pontefice – al suo passaggio sollevavano i loro figli quasi a volergli dire: questa è la mia vittoria, il mio orgoglio. Si domandava poi il papa: e noi? Quale orgoglio abbiamo? La macchina, il vestito, il cellulare? Quale la nostra vittoria?

Non so se il Papa abbia fatto questa dichiarazione di proposito, ma certamente, dopo aver appreso la notizia dell’approvazione dell’aborto in qualsiasi momento della gravidanza (anche il giorno prima del parto) a New York, mi verrebbe da pensare che davvero il nostro orgoglio sta diventando sempre più il nostro egoismo. 
Noi, come società e come singoli, stiamo diventando orgogliosi del nostro egoismo. Ciò che sembra importare è la difesa delle nostre voglie, dei nostri pensieri, delle nostre esigenze perché – così si dice – la libertà viene prima di tutto.

Non ci accorgiamo che, in fondo, questo è un modo di fare violento, autoritario, animalesco. Un modo di fare che privilegia il più forte e distrugge il più debole, colui che non può parlare.
Non nego che sono spaventato dal fatto che questo modus agendiappare sempre più consacrato da alcuni uomini di politica, salvo il lamentarsi se poi qualcuno diventa duro con lui, dal giornalismo, dalla televisione. 

Mi viene in mente in questo momento quanto mi raccontò la mia professoressa di italiano alle scuole medie. Disse che un giorno suo figlio le fece questa esternazione: mamma, la dittatura è una cosa bella, ma se il dittatore sono io. 

Questa esternazione di bambino, credo che in fondo sia ben radicata nel cuore di molti. Perché in fondo, diciamocelo onestamente, se il nostro orgoglio sono le nostre voglie, quelle degli altri finiscono per non contare un fico secco. Ma mi domando: questo è umano?




Don Giuseppe Fazio




giovedì 10 gennaio 2019

DIVIDE ET IMPERA: PRIMA GLI ITALIANI!

RUBRICA DI ATTUALITÀ
"Pensare fuori dalle Righe"



Cari amici, 

         mentre in questi giorni, nei pochi momenti di tempo libero, scorgevo la bacheca facebook sono stato preso da un grande dubbio di coscienza. Dinanzi a diversi post, che in sostanza affermavano con una certa violenza che non ci si poteva occupare degli immigrati, mentre i terremotati patiscono il freddo e la neve, mi sono detto: Forse questi non hanno tutti i torni. Forse davvero dovremmo, come alcuni politici insistono, dare priorità prima agli italiani. Forse non dovevo scrivere la riflessione della settimana scorsa, forse questa storia dell’accoglienza sta diventando ideologia proprio come quella della non accoglienza. Forse … Forse … Forse … 

Mentre questi pensieri si agitavano in testa sono incappato, però, in una lettera scritta da una donna nigeriana  e pubblicata da “famiglia cristiana” (http://www.famigliacristiana.it/articolo/lettera-a-salvini-di-un-immigrata-africana-cara-ministro-la-faccia-brutta-la-faccia-ai-potenti-che-occupano-casa-mia.aspx). Penso di dover ringraziare questa donna perché mi ha dato la possibilità di approcciare la questione da un altro punto di vista: quando si è nella sofferenza l’uomo non dovrebbe avere dei primadopo. Si obbietterà: bisogna valutare le risorse, le condizioni, le necessità, le opportunità. Tutto vero. 

Sfugge però qualcosa. La questione degli immigrati in mare (che non è detto debbano essere accolti per forza dall’Italia. Su questo servono delle politiche più intelligenti!) non toglie nulla a nostri fratelli terremotati. Prova ne è il fatto che quel governo che sbandiera il “prima gli italiani” è lo stesso che, almeno da quanto si legge in giro sulle bacheche di tanti ben pensanti, trascura questi fratelli e queste sorelle abbandonati alla neve e al gelo. 

La questione non è ancora chiara. Infatti, sempre sulle bacheche di questi ben pensanti la rabbia per il gelo patito dai nostri fratelli terremotati non viene indirizzata contro il governo attuale, ma contro quelli passati o contro quelli che solidarizzano con i fratelli abbandonati in mare. Ora mi domando: ma non è che questa storia degli immigrati, paragonata con quella dei terremotati, per caso sia una sorta di divide et impera? Non è che la storia delle “priorità” sia solo un modo per giustificare la propria agenda politica, facendo leva sulla pancia degli italiani troppo delusi e arrabbiati? 

Sono domande, per carità, che attendono risposta. Una, però, ce l’ho: abbiamo abbastanza risorse per accogliere chi viene da fuori a causa degli errori della nostra politica occidentale e abbiamo anche le risorse per i nostri fratelli terremotati. Anzi, per quelli dell’Abruzzo, come per quelli dell’Aquila, come per quelli di Messina (ricordiamo che esistono ancora le baraccopoli a distanza di decenni!) sono stati stanziati e forse anche spesi. Chissà, forse … forse … nel modo sbagliato. Ma perché allora al posto di abbaiare contro chi dice che è indegno lasciare un centinaio di persone nel mezzo del mare per giorni interi, non si chiede conto delle risorse fatte sparire, come si è soliti fare in Italia tra appalti, bustarelle, ritardi e parcelle? 

Dicevo una risposta ce l’ho: quando si tratta della sofferenza non esistono prima dopo, dovrebbe nascere spontanea una sorta di compassione (patire insieme) per trovare insieme delle soluzioni.  Invece, pare proprio che qui ci sia chi si diverte ad alimentare divisione.  È interessante che nella Bibbia il diavolo sia propriamente il divisore. Infatti, se egli divide i figli dal Padre e mette i fratelli gli uni contro gli altri, può fare quello che vuole.


Don Giuseppe Fazio




sabato 5 gennaio 2019

Abbiamo smarrito l’umanità e siamo divenuti animali.

RUBRICA DI ATTUALITÀ
"Pensare fuori dalle Righe"



Vi ricordate la scena di quell’uomo che, in preda al panico, in mondovisione, si lancio da una delle due torri gemelle colpite da un aereo dirottato? Era il 2001, avevo appena nove anni. Pensai in quel momento, e lo ripenso ogni volta che rivedo quei fotogrammi, a quanta disperazione quell’uomo deve aver avuto per gettarsi da quell’altezza. Avrà pensato – mi dicevo – che forse avrebbe avuto più possibilità di salvarsi gettandosi nel vuoto.
Quell’anno, quell’attentato toccò il cuore e la storia di tutto il mondo. La causa di tutto era il terrorismo internazionale. Nei mesi successivi sono nate associazioni culturali, comitati, alleanze, per la lotta al terrorismo: per la lotta militare e anche culturale. Da quel 2001 son scaturite diverse guerre. Il nemico cattivo andava distrutto. 

Ieri, a distanza di diciassette anni, mi è sembrato di rivedere quell’uomo. No, certo questa volta non c’entra nulla il terrorismo, non c’è una nazione potente sotto attacco, e la pelle di quell’uomo non è bianca, bensì nera. È un emigrato che, costretto a rimanere sulla nave per diversi giorni, ha pensato di avere più possibilità di vita e di pace gettandosi in mare, a 0°, per raggiungere a nuoto Malta, che distava da lui circa un km. 
Per fortuna questa volta intervenire è stato più facile e l’uomo è stato salvato. 

Non so perché, ma l’associazione delle immagini è stata immediata. Mentre scrivo già immagino le reazioni dei ben pensanti: il primo era un uomo a lavoro, il secondo uno che viene nel nostro paese per rubare, mangiare e bere a spese nostre e per stuprare i nostri figli. Se l’è cercata!

Mentre i nostri politici discutono, mentre la manovra finanziaria pare sia decollata, mentre noi abbiamo consumato i nostri bei panettoni scambiandoci i nostri auguri, nella maggior parte dei casi forse anche superficiali e semplicemente di “rito”, mentre scorre tutto questo … su quella barca rimangono esseri umani in cerca di vita e di pace. Quella pace che abbiamo contribuito a distruggere con la vendita delle armi, con gli interessi sul petrolio, con quei soldi sprecati che, come ci hanno mostrato alcuni giornalisti veri, come Amedeo Ricucci, sono andati a gonfiare le tasche già gonfie di chi, in quella terra insanguinate, specula sulle vite dei civili disperati. 

Non so voi, ma io me lo domando. Nella mia stupidità mi domando se ci rendiamo conto fino in fondo che quelle persone sono esseri umani con sogni, speranze, delusioni, ferite, paure. Sono persone che un giorno hanno sognato, come te e come me, una famiglia felice, un lavoro dignitoso. Mi domando se ci si rende conto che anche loro son stati bambini, forse non come te e come me che abbiamo avuto il privilegio di festeggiare Natale in famiglia, davanti ad una cena calda, in una casa confortevole, in attesa dell’arrivo di Babbo Natale.

Nei miei occhi rimangono i volti di quei ragazzi appena minorenni che, con un gruppo di scout, ebbi la fortuna di incontrare quest'estate nelle strutture di "Progetto Sud" a Lamezia Terme. Occhi carichi di sofferenza, di speranza e di umanità. Chissà se sapremo ricuperarla anche noi. 

Me lo domando – e non lo nascondo – ho paura. Ho paura perché credo che abbiamo perso di vista l’umanità. L’abbiamo persa noi cittadini anestetizzati dall’indifferenza, l’abbiamo persa noi cattolici addormentati in un cristianesimo vano e confuso (cfr. Papa Francesco: “Meglio atei che contraddittori”) e l’hanno perso le istituzioni politiche che, al posto di abitare le bacheche dei social per mostrarci la loro intimità o la loro dieta, dovrebbero essere garanti di quei valori umani sanciti dalla nostra carta istituzionale. 
Cosa ne rimane? Abbiamo perso l’umanità e di conseguenza abbiamo iniziato a vivere da animali.

Buon anno a tutti!


don Giuseppe Fazio