giovedì 22 ottobre 2026

Beato te ... e (forse) poveri noi.

     Devo ammettere che questa volta, guardando la scena di quel grosso crocifisso che ha schiacciato un mio confratello, la domanda me la sono fatta anche io: Perché? E perché così?  Tante volte ho detto convintamente (e lo sono ancora) che queste domande non servono in quanto non è sapere un motivo che ci restituisce pace dinanzi alla morte. 

    Eppure, questa volta anche io mi sono lasciato andare. Quando poi ho appreso il contenuto della sua ultima omelia ho avuto i brividi. Si può morire in ogni momento, aveva detto concludendo. E allora anche a me è venuto da dire: Perché, Dio mio? Oppure: è stato il diavolo che ha perso le staffe? Al caso e alla fatalità mi rifiuto di credere perché è il modo più sciocco per trovare una spiegazione del tutto illogica e non ragionevole. È più facile pensare, come probabilmente sarà stato, che il supporto vecchio si sia rotto. Ciò però non toglie che sarebbe bastato un minuto prima o uno dopo e il sacerdote non sarebbe morto. Gli sarebbe bastato allungare di qualche minuto la predica e … zac… salvo. Il crocifisso sarebbe rovinato sull’altare, una grande paura e via…

 

    Lo ammetto: sono andato a dormire con non poca amarezza che si è sedimentata nel cuore per qualche giorno. Poi martedì mattina, preparandomi alla celebrazione eucaristica con i ragazzi della comunità, ho letto le parole del Vangelo che la liturgia proponeva: Siate sempre pronti… Beato quel servo che il padrone tornando troverà sveglio (Cfr. Lc 12,35-55)

 

    E mi sono detto: chi è più sveglio di un sacerdote che ha appena finito di dire che bisogna pensare la realtà della morte perché ogni istante può essere l’ultimo? Dunque, questo confratello non è un poveretto, ma un beato? Generalmente – in fondo siamo figli di Aristotele – noi ci soffermiamo a pensare alle cause, ai perché: e allora è stato Dio, il caso, il diavolo? Se l’è meritato oppure no? Era una punizione?

 

    Ma le cause non dicono mai tutto. Ci sono anche le finalità. Questo sacerdote alla fine è beato perché il maestro l’ha trovato pronto. E non solo … infatti ciò che ha predicato l’ha vissuto, ha reso evidente quell’ultima parola pronunciata pochi istanti prima: in ogni momento. E se fino a lì quella predica era destinata alle persone presenti, in pochi istanti è diventato un messaggio universale. Come quello di Gesù. Aveva predicato a tante persone, ma con la Sua morte e Risurrezione è arrivato agli uomini di tutti i tempi e di tutti i luoghi.

 

    In una comunità globale in cui alla morte non si pensa più, di cui non se ne può parlare più, mentre però continuiamo ad uccidere e ad ucciderci senza alcun ritegno, non è importante capire il perché di questa scena, ma cosa ha da dirci. 

 

    Non è una punizione. Non è una fatalità. È un grido profetico. Sarà che anche Dio si sarà rassegnato a parlare il linguaggio di questa generazione: quello delle immagini. E allora ci ha dato un’immagine forte che non a caso sta scuotendo tanti. Un’immagine che non ha un sapore apocalittico, ma quello di uno scossone: Svegliatevi … può accadere in ogni momento! 

 

    E non è una minaccia perché, da Gesù Cristo in poi, la morte non è più una catastrofe, ma ancora una volta un paterno invito a non sprecare la vita presente, sapendo che non è detto che ci sarà ancora un’altra occasione per rimediare ad un’esistenza sprecata.


   Mi viene da concludere questa riflessione citando quel Genio che rappresenta il professor Silente, personaggio epico del famoso racconto della storia di Harry Potter. Le parole che dice al giovane mago quando entrambi si trovano sulla soglia della morte, nel limbo, sono emblematiche: Harry, non avere pietà per i morti, ma per i vivi. Soprattutto per quelli che vivono senza amore. 



Don Giuseppe Fazio

gfazio92@gmail.com





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