venerdì 21 agosto 2026

Luciano, quel filosofo inaspettato!

      *Il testo è fantasioso e risente di interpretazioni personali dei vari testi di Luciano Ligabue. In neretto sono segnalati i testi citati e tal volta adeguati ai dialoghi. 


Sono le 22.30 circa. Appena finita l’ennesima catechesi. Il mio caro confratello e amico di seminario mi ha invitato a tenere un incontro sulla vita come chiamata all’amore. Sono rimasto piacevolmente sorpreso dalla presenza di tante persone. Ma lui è forte. Sa stare in mezzo alla gente. Che bello! Sto raccogliendo gli appunti dal leggio, mentre qualcuno si avvicina a salutare e ringraziare. Per ultimo arriva un uomo distinto, curato e allo stesso tempo con qualcosa di disordinato nel quale mi rivedo facilmente. Uno di quelli che non sai mai se, aprendo la bocca saprà darti qualche ritorno interessante, o se sarà come le uova di Pasqua che ci regalavano da bambini: interessanti all’esterno, ma con una sorpresa deludente. Mantengo un’espressione di viso cordiale, ma formale. Anche lui mi ringrazia per l’incontro. Poi si presenta. È un docente di filosofia. Uhm… questo potrebbe essere interessante. Penso.

 

La vita come vocazione all’amore. Prende a parlare, mentre mi fissa dritto negli occhi. Ha qualche minuto o deve andare via? Domanda discretamente. Gli faccio cenno con la destra ad una sedia e così ci accomodiamo. Se l’avessi intuito prima… sospira. Si comincia da ragazzi. Sicuri, speranzosi, baldanzosi. Con la certezza di farcela da soli. In giro a dire a chi prova ad avvicinarsi a te che questa è la mia vita e se ho bisogno te lo dico. Sono io che guido e io che vado fuori strada. Perché quella è un’età in cui ti guardi intorno e ti sembra di vedere tutta gente entusiasta, tutti che vogliono viaggiare in prima, tutti posto finestrino. Sorride dopo aver esplicato quella metafora devo dire molto efficace. 

 

Me lo ricordo bene quel periodo. Quante notti in cui la strada non conta ma quello che conta è sentire che vai. Certe notti in cui sei solo più allegro, più ingordo, più ingenuo e coglione che puoi. Scusi padre. Non si offende mica per le parolacce? Sorrido e scuoto il capo. Uomo di altri tempi. Se sapesse che i ragazzi ormai non hanno la benché minima vergogna di dire parolacce davanti ad un prete! Penso tra me e me, mentre questo dialogo non capisco se stia prendendo le forme di una confessione o di uno sfogo. Il parroco frattanto si è allontanato, ha capito e ha preferito concederci un po’ di riservatezza. 

 

Lui poi riprende. Quanto tempo impiegato a ballare sul mondo. Andava bene qualsiasi musica. Sentirsi padroni di una vita che non sai nemmeno com’è. Fin quando qualcosa cambia … Credo che siano tre gli elementi che ci introducono nel mondo degli adulti: le speranze, i dolori e gli innamoramenti. Perché queste tre dimensioni ci aprono a tre grandi domande: su cosa mi giocherò? Per cosa o chi vale la pena soffrire? Cos’è l’amore?

 

Lei padre se lo ricorda quando si è innamorato? Domanda a bruciapelo. Fortuna che non ho la pelle chiara così non si vede che sto arrossendo. CertoCaspita se me lo ricordo. La testa vaga verso nomi, volti. Alcuni risalenti ai tempi dell’adolescenza, altri recenti. Sorrido, mentre il cuore in mezzo al petto fa ancora i capricci, come se ancora cantasse: ho messo via un po’ di cose, ma non riesco a metter via te. Lui poi ancora insiste. Allora esistono preti umani. Si innamorano anche, cipicchia. Mi sta benevolmente prendendo in giro. Professore, ma guardi … superato lo spaesamento della domanda mi riprendo velocemente. È l’amore che conta … lei conosce un altro modo per fregar la morte? Ci si innamora anche con la tonaca addosso e poi si finisce per ringraziare la vita, perché la vita è questo continuo passaggio dall’innamoramento all’amore. E tra le mille esperienze che abbiamo fatto, tra i mille errori – sospiro ora sorridendo a quel divertente interlocutore – se per ogni sbaglio avessi mille lire, che vecchiaia che passerei … Tra i mille errori si scopre che vale la pena rispondere a questa chiamata. 

 

È vero. Ma bisogna passare per tante frustrazioni prima di arrivare qui. Sentenzia con calma invidiabile. Certe vite passano leggere come le canzoni. A parte che gli anni passano per non ripassare più. E già questa è una grande frustrazione. Il cielo promette di tutto ma resta nascosto lì dietro il suo blu ed anche le donne passano qualcuna anche per di qua, qualcuna ci ha messo un minuto qualcuna è partita ma non se ne vaE tu vorresti tutto in ordine e siccome quest’ordine non esiste devi trovare qualcuno con cui prendertela. Sa Padre? Quanto me la sono presa con Dio… quanto ho vissuto urlando contro il cielo! Pensando che forse ci sentono lassù, ed è stato un po’ come sputare via il veleno. 

 

È cosa ha urlato, professore? Adesso sembra che la mia domanda a bruciapelo l’abbia preso di sorpresa. Sorride, quasi timido. Fa tenerezza. Ho urlato quello che urlerebbe un bambino che pensa di essere il centro del mondo: Hai un momento Dio? No, perché sono qua, insomma ci sarei anche io. Hai un momento Dio? O te o chi per te, avete un attimo per me? Perché sentivo che qualcuno lì sopra doveva esserci. Io credo che ci voglia un Dio e anche un bar. Adesso rido di cuore perché la conversazione è veramente interessante, però un bar e una birra fresca ci vorrebbero, ma non ho il coraggio di dirlo e così continuo ad ascoltare. Io penso che dentro di noi ci sia un posto in cui fa freddo. È il posto in cui nessuno è entrato mai. C’è un posto dentro te che tieni spento ed è il posto in cui nessuno arriva mai. È per questo che quelle tre domande ci squarciano, ci aprono a riflessioni adulte. E ci deve essere Qualcuno capace di entrare lì dentro, di squarciare questa nostra solitudine. Vivere è un atto di fede, mica un complimento, ed è questo il mio atto di fede: che qualcuno entri nella parte più intima di me. Quando sono arrivato qui ho capito, tutto è iniziato a sembrarmi diverso. 

 

Socchiudo per qualche istante gli occhi. Come se volessi per un attimo rendermi presente a quella parte inaccessibile di me. In fondo son diventato credente per scelta quando ho sentito che Qualcuno dal cielo squarciava proprio quella solitudine che stava diventando desiderio di morte. Non sono diventato prete perché avevo capito tutti i dettami della religione o perché li condividessi appieno, ma perché Qualcuno mi aveva parlato, aveva parlato lì dove nessuno può parlare. 

 

Lì padre è andata via tutta quella rabbia con la quale spesso ho pregato bestemmiando per tutta l’agonia, per le scelte che stava facendo Dio o la vita, insomma. Ci siamo capiti. Lì, Padre vede ho smesso di essere un bimbo egoista e ho cominciato a guardare le mie paure. Paura di stare soli dentro troppa compagnia; paura che nella tua testa ci sia qualche anomalia. Paura di non essere come gli altri, che non esista Dio, Paura di essere come gli altri, paura che Dio ci sia. Paura di essere visti e di non essere visti mai, paura di essere figli solo di una manciata di like, di essersi persi troppo, di non riuscire a perdersi più, di fare del male, farti del male senza deciderlo tu

 

Certo che una litania della paura non l’avevo mai sentita. Ma ho i brividi. Una fotografia del groviglio che da prete di questa generazione mi sembra ritragga tante notti insonni. È allora, Padre, che ho cominciato a pensare a Dio come persona. E mi sono chiesto se dinanzi ai suoi figli così concentrati su se stessi, se Lui, Dio, si sente solo. Qua sotto la paura rende soli più che mai. Chissà se Dio si sente solo, se gli bastiamo, se gli manchiamo. 

 

Lì ho scoperto che ho ancora la forza e guardi che ne serve per rendere leggero il peso dei ricordi e far la conta degli amici andati a dire: ci vediam più tardi. Ci vuole forza quando devi dire a te, dopo l’ennesima delusione di amore o amicizia: mi abituerò a non trovarti, mi abituerò a voltarmi e non ci sarai, mi abituerò a non pensarti quasi mai. 

 

Grazie, Padre, Lei ha ragione. La vita è una chiamata all’amore. Non può andare tutto come vogliamo, noi possiamo solo scegliere, ogni momento, ogni attimo, ogni giorno, davanti a quello che ci accade, davanti alle persone che incontriamo, davanti a quelle che se ne vanno, se rispondere o no a questa chiamata, per quanto a volte possa essere faticoso e doloroso, proprio come essere crocifissi. 

 

Professore … riprendo adesso a parlare lentamente per soppesare ogni singola parola. Quando, infatti, qualcuno ti parla con questa profondità bisogna averne rispetto quasi come se si entrasse in un santuario. Mentre lei parlava ripercorrevo le mie esperienze e però pensavo che non cambierei questa vita con nessun’altra. Una lacrima scende, ma non fa niente. 

 

Della vita non sappiamo niente. Per esempio, dipendesse da me il telefono suonerebbe solamente notizie belle e bella compagnia, ma per fortuna la vita non dipende da me, altrimenti in giro ci sarebbe solo più tristezza. Finirei, infatti, solo per saziare il mio egoismo, al massimo quello delle persone a cui tengo. Ci sono troppe cose che noi ignoriamo. E ce lo dimentichiamo. E così al posto di vivere, giudichiamo la vita, sprecandola tra momenti di entusiasmo emozionante e picchi di tristezza deprimente … come dire… tra palco e realtà.

 

Ricordarmi che conosco poco della vita, della mia vita, della vita degli altri, mi apre ancora di più alla consapevolezza che c’è Qualcuno che legge nel profondo del nostro cuore, lì abita, lì raccoglie le nostre lacrime, i nostri pianti, i nostri desideri. Lì ci sentiamo veramente capiti e sentiamo di non essere più soli. È per questo che quando l’uomo capisce cosa sia veramente la preghiera, questo dialogo nella parte più intima di noi, allora non la lascia più. Chi la vive come un peso è solo un bimbo che ha ancora bisogno di crescere. 

 

Vede professore, se a qualcuno serve può chiamarmi scemo, ma io credo. E sono felice di non sentire più nel centro della mia esistenza il vuoto e la solitudine. A questo punto ci alziamo in piedi. Senza accorgercene si è fatto davvero tardi. Una stretta di mano e un sorriso ampio ci fanno capire, senza bisogno di aggiungere altro, che anche dialogare è una bellissima forma di chiamata all'amore.




Don giuseppe Fazio

gfazio92@gmail.com










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