giovedì 27 agosto 2026

Un compleanno, compiere un anno, un tempo ... una vita!


 Cari fratelli e sorelle, 

 

 

            Siamo nel secondo giorno del triduo di preparazione alla festa del nostro caro San Francesco di Paola. Il Vangelo che abbiamo appena ascoltato, sulla scorta di questi giorni, continua ad andare su un punto: la coerenza tra ciò che mostriamo agli altri e ciò che abbiamo nel cuore. 

 

            Si può passare una vita intera a recitare l’amore e la felicità. E le vie sono diverse. Una è quella che Gesù sta denunciando: dentro il marciume e fuori una bella immagine. Preoccuparsi solo dell’immagine, cercando di nascondere la polvere sotto il tappeto. 

 

Questa è una via praticata, ma non è la più praticata. Ce n’è una seconda. Che è quella secondo la quale una persona sa di avere marciume, sa che ciò che si vede non corrisponde a ciò che ha nel cuore per cui si sforzadi modificare il proprio cuore con propositi, impegni, fioretti, penitenze. È quello che in fondo facevano i farisei: quante regole rispettavano cercando di coprire così il male che avevano nel cuore! Sembrerebbe che questa sia la strada percorsa da Francesco di Paola, maestro di penitenza che addirittura sceglie di vivere tutta la vita in uno stile quaresimale. Ma una vita così è una tortura, una tristezzauno sforzo anche inutile … perché alla fine l’esperienza ci dice cosa? Che non riusciamo a migliorare molto del nostro cuore. 

 

Ecco allora c’è una terza via. A badare bene Gesù non sta dicendo ai farisei di impegnarsi perché il loro cuore somigli alla immagine che danno di sé stessi. Non gli sta dicendo: siete belli fuori, ma guarda che cuore, aggiustate il cuore e così andrà meglio. In realtà sta dicendo che le due parti non coincidono. C’è una parte che dice una cosa, e una parte che dice un’altra. C’è una frattura dentro che in qualche modo noi non abbiamo potere di sanare. 

 

Oggi sarebbe il compleanno di mio papà, per il quale celebro  questa eucarestia. Compleanno significa letteralmente compiere un annoMi sono domandato: che significa compiere un anno, compiere un tempo, una vita compiuta. Gesù morendo sulla croce, ci dice il Vangelo di Giovanni, grida è compiuto, come appunto se avesse realizzato tutto. 

 

Pensiamo un po’ … quando una penna è compiuta? Quando ha realizzato tutto ciò per cui serviva, quando si è consumata scrivendo. Se tu vedi una penna, la prendi, vai per scrivere e la trovi senza punta, beh questa è una penna incompiuta perché l’esterno non corrisponde all’interno. Sarebbe come quelle sigarette di carnevale che sembrano perfette, ma poi dentro non c’è tabacco. Ricordo che una volta rubai una sigaretta a papà e, pensando funzionasse come quelle di carnevale, una volta accesa al posto di tirare, soffiai … il risultato fu che mi stavo per affogare nel tentativo di far uscire il fumo dalla mia bocca. Tant’è …

 

Ecco … Gesù non viene a chiederci coerenzaforza, cambiamento… non siamo capaci. Gesù è compiuto perché doveva mostrarci l’amore che il Padre ha per noi ed ha amato fino alla morte. Esterno ed interno sono unificati. E allora? Ecco … Gesù viene a chiederci di far corrispondere la nostra immagine al nostro cuore, viene a chiederci di non recitare… che sei tu? Un uomo… una creatura … non sei Dio, non sei perfetto, non sei un angelo … e allora? Smettila di recitare. Abbi il coraggio di vivere secondo quello che c’è nel tuo cuore. E se c’è fragilità, se c’è povertà, se c’è paura … vivi questo. Riconoscilo. Quanto è liberante dire: ho sbagliato, non riesco … perdonami, ci ho provato, ma proprio non ci riesco. Aiutami. Sarebbe propriamente il senso del sacramento della Riconciliazione che ci fa così tanto terrore perché in fondo non lo capiamo veramente.

 

E uno dice … eh la fai facile. Magari ci abbiamo pure provato un giorno a buttare via la maschera e ad essere noi stessi. E però quante sberle hai preso? Ti hanno accolto davvero? Uhm … ecco … Da dove parte la possibilità di smettere di vivere una recita? Chi te lo da questo coraggio? Chi ha dato a Francesco di Paola questo coraggio, questa fermezza tale che sia fosse davanti ad un re o un contadino, parlava allo stesso modo. Usava tanta carità quanto delicatezza ad un re come ad un contadino e diceva la verità con la stessa fermezza che usava ad un re come ad un contadino. 

 

Francesco di Paola aveva incontrato tutto l’amore che Dio ha per ciascuno di noi. È quando ti senti amato per quello che sei che finisce la recita. Quando qualcuno ti dà il diritto di essere quello che sei che comincia la gratitudine e chi sta nella gratitudine sta anche nella verità. Infatti, Francesco, come tutti i santi, stanno davanti a Dio sapendo di essere poca cosa, ma amati alla follia. É questo amore  cheti fa essere libero. Cosa ci mostra il Signore su questa croce? Quanto sei amato. È commovente. Tu ti torturi con sforzi, fatiche, sensi di colpa e lui ti ama. Tu pensi a mostrarti giusto davanti a Dio per guadagnarti il paradiso, essere coerente e cose di questo genere … e lui vuole solo amarti. 

 

C’è una cosa di mio papà che più passa il tempo e più capisco. E dire che una volta litigando gliela rinfacciavo e lui mi rispose dicendo: poi lo capirai. Papà aveva una forte attitudine a lasciare trasparire quello che si portava dentro. Insomma, non sapeva recitare. Anche davanti ad errori grossolani, non cercava di nasconderli o nascondersi. Questo a volte comportava che venivano fuori lati di lui anche molto brutti, ma non dissimulava. Infatti, poi sapeva chiedere anche scusa. Credo che questo sia stato anche l’origine della sua profonda conversione … non recitava davanti agli altri e soprattutto davanti a Dio.

 

E questa cosa era diventata così forte da quando aveva approfondito la sua intimità con Dio, mediata anche dalla forte devozione a san Francesco. Alla fine –  l’ho già raccontato – arrivò a dire questa cosa: se il Padre ha sacrificato suo Figlio per noi, è difficile perdere il cielo. Che tradotto significa: non c’è bisogno di recitare l’amore, ci ha già salvati. 

 

Ecco … compiere un anno… compiere un tempo … compiere la vita. Quando sei davanti a Gesù Cristo, se veramente ci stai con tutta la tua persona, il tuo cuore povero e la tua immagine diventano una cosa sola e allora smetti di voler essere duro e puro perché entra in te la tenerezza, la pazienza, l’umiltà … e questo inizia ad apparire anche fuori. E si diventa persone con cui è piacevole parlare, passare il tempo. É molto bello stare con gli umili che non giocano ad essere duri, primi, forti. È molto pesante passare pochi istanti con chi vuole dare di sé un’immagine invincibile e impeccabile.

 

Ecco … Chi pensa ancora alla messa, la preghiera, la confessione come un dovere forse ancora non ha capito molto. La preghiera è un bisogno. Abbiamo bisogno di tempo davanti a Dio per imparare a vivere tutto alla sua presenza … abbiamo bisogno di avere spazi dove non recitiamo. Davanti a lui siamo quello che quello che siamo e ci possiamo prendere tutto l’amore che Lui è per noi. Infatti ogni celebrazione perché comincia con l’atto penitenziale? Perché mentre fuori agli altri devi mostrarti forte, arrivi in Chiesa, davanti a Dio e finalmente puoi stare come sei, ti puoi rilassare … e che succede? Non vieni punito o cacciato via, anzi fra poco sentiremo che Gesù dirà nuovamente per ciascuno di noi: questo è il mio corpo che è dato per voi.  E allora potremo uscire da questa Chiesa e andare in pace. Perché se hai fatto esperienza di questo amore hai trovato la pace. 

 

            Oggi è il compleanno più bello di mio papà. Definitivamente esterno ed interno sono per lui realizzati. E per lui si sono compiute anche le parole del salmo che abbiamo appena pregato:


Beato chi teme il Signore

e cammina nelle sue vie.

Della fatica delle tue mani ti nutrirai

sarai felice e avrai ogni bene.


          È per questo che se anche oggi mi manca prenderlo in giro mentre spegne le candeline, non sono triste, anzi sono felice perché so che non è semplicemente morto, ma compiuto. E allo stesso tempo, come San Paolo nella prima lettura racconta il suo esempio, chiedendo di imitarlo, guardo a lui, a Francesco di Paola e a tutti gli altri santi come un esempio, come una traccia da seguire e penso che la mia vita, la vita di ciascuno di noi sia un graduale cammino di compimento. Questo pensiero davvero può dare tanta pace davanti a Dio e davanti ai nostri fratelli. Amen.



Don Giuseppe Fazio

gfazio92@gmail.com 







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