Caro Amore (mio),
con te è stato complicato relazionarsi, fin da quando ero bambino. E non per colpa tua. Tu sei semplice e lineare, ma il problema è quello che di te insegnano come se tutti fossero docenti universitari, mentre nella loro vita fanno macelli che al confronto Slasher sembra un fumetto dei puffi.
Non si capisce più quale sia il tuo volto. In molti pensano che tu sia un sentimento, il più bello in assoluto, ma è solo un modo per giustificare i propri cambiamenti di umore, le proprie inconsistenze e i propri fallimenti, il tutto senza accorgersene; per ritrovarsi poi rassegnati a declamare una frase così banale che finisce per risultare pure convincente: l’amore eterno non esiste.
Eppure, io ho sempre avuto l’impressione che tu sia molto di più. I tuoi riflessi mi colpivano quando bambino vedevo come cosa più importante al mondo l’ultimo gelato rimasto e mia madre, che avrebbe voluto mangiarlo in un caldo pomeriggio di agosto, alla mia richiesta non ci pensava due volte a cedermelo. Era un gesto semplice che riempiva il mio cuore quasi fino a farlo esplodere, eppure lì intuivo la portata della tua presenza capace di cedere tutto perché sul volto dell’amato si disegni un sorriso.
Ho compreso la tua profonda follia quando, adolescente innamorato, pur di vedere lei anche solo per qualche istante, uscivo a buttare la spazzatura agli orari più impensati perché sapevo che, proprio in quell’istante, sarebbe passata davanti casa. E in quel correre, mentre il cuore scoppiava, in quel rendermi ridicolo (perché come giustifichi che non vedi l’ora di andare a buttare la spazzatura?), in quel perdere tutti i freni della mia granitica razionalità, intuivo che c’era qualcosa più grande di un sentimento. V’era infatti la scelta di legare la propria esistenza a quella di un’altra; fosse anche per pochi istanti.
Il tuo volto però mi è divenuto più chiaro quando per la prima volta ho accompagnato gli operatori della caritas in una casa – nel centro del mio paese – dove una signora sola e in cattive condizioni igienico sanitarie si prendeva cura della figlia malata. Nella stretta di mano che quella donna, fragile e forte, smarrita e con la voglia di non arrendersi, degradata eppure dignitosa, ci regalava nel congedarsi da noi – quasi come se ci dicesse non possiedo né oro né argento, ma vi dono il sacramento della mia gratitudine - sentivo che c’era la manifestazione di qualcosa di divino.
E così caro Amore (mio) ti ho visto in carcere, nelle parrocchie che ho frequentato, negli ospedali, per le strade, nei sospiri e nei baci scambiati, come negli abbracci nei quali sprofondare e finanche in quelle relazioni furtive …. La tua delicata presenza mi si manifestava ogni volta che qualcuno era disposto a scegliere di perdere e di perdersi perché altri avessero pace. Ed è per questo che non potevi che coniugarti con Madonna Povertà.
Perché tu Amore (mio), Amore del cuore (mio), sei totalmente proteso all’altro, senza calcoli matematici, senza richieste di soccorso o di riconoscimento. Sei semplice e semplicemente ti doni. Non obbedisci alle logiche del commercio e nemmeno a quelle della giustizia secondo le quali conviene che ogni cosa sia retribuita o remunerata. Non rivendichi possessi e sei capace di rinnegare te stesso perché gli altri abbiano vita e l’abbiano in abbondanza. E non rispondi nemmeno agli scellerati criteri della simpatia secondo i quali ognuno si dona esclusivamente a chi ritiene più simile a sé.
Ed è per questo che, insieme alla povertà, generi sempre cuori obbedienti e casti che sappiano amare senza possedere, contemplare senza consumare, gustare senza divorare.
Sapessimo riconoscere, caro Amore (mio) che, alla fine di questa giostra che chiamiamo vita, tutti quanti cerchiamo Te. Disperatamente cerchiamo te. Nelle rivendicazioni, negli innamoramenti folli, nelle liti e nei progetti in partenza naufragati, cerchiamo la mano di qualcuno che sia sacramento della tua a sfiorare il nostro viso e a dirci che vale la pena morire per qualcuno; perché il nostro peregrinare, il nostro tempo, i nostri sacrifici e finanche i nostri errori diventano eterni solo quando sono per qualcuno.
In fondo cerchiamo senza sosta il tuo bacio caldo sulla fronte che ci ricordi, come quando eravamo bambini, che la nostra vita aveva senso non per quello che avevamo o facevamo, ma perché c’era un nido nel quale potevamo sentirci al sicuro.
Tu Amore, amato e odiato, ci spieghi la vita e per questo ce la complichi perché tutto ciò che non somiglia a te, profuma di quella morte che seduce e distrugge gli aneliti più profondi.
Eppure, rimani lì: accolto, venerato, ricercato e rinnegato, ostentato ed insultato, elogiato e dileggiato. Ti manifesti ovunque, anche sotto le macerie delle bombe, in mezzo ai campi di concentramento, nei covi di coloro che vendono l’innocente, come nei templi dove vieni ostentato appeso ad una croce e venduto poi per trenta denari. Rimani lì come segno di contraddizione a ricordare al cuore dell’uomo – tal volta pellegrino, tal volta fuggiasco – che l’eternità ha il tuo volto.
Tu ti coniughi bene con i poveri perché ci insegni che un amore che cerca guadagno è solo un commercio. Ne sono prova tanti matrimoni e amicizie che al netto erano solo inconsce autocompensazioni a delinquere. Ti coniughi con la povertà e in questo legarti ad essa generi obbedienza e castità che, senza di te null’altro sono che sottomissione e castrazione.
Caro Amore (mio), tutte le volte che sarò preso dalla brama di riempire la mia pancia, insegnami a ripetere l’espressione più grande della tua manifestazione: dare la vita per gli amici. Donami di saper lasciare andare ciò che soffoca le relazioni più pure; di saper obbedire alla bellezza che chiede di essere contemplata e non consumata e allora sì, che potrò comprendere che il cielo, come l’eternità, non sono una dimensione, un luogo o una ricompensa per i freddi rispettosi delle regole, ma il godere di Te in ogni istante del mio presente; il godere di Te in una storia che non è affastellamento di esperienze, ma vela raccolta attorno all’albero maestro della Verità che è iscritta nel profondo di ogni uomo: Il nostro cuore è fatto per te e rimane inquieto finché in te non riposa.
Don Giuseppe Fazio
gfazio92@gmail.com

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