lunedì 7 ottobre 2024

Funerali Giannino Cavallaro

 Carissimi fratelli e sorelle, 

 

 

            Celebro questo funerale con sentimenti davvero contrastanti. Da un lato il dato affettivo: non potrò più vedere giannino, scherzare con lui, confrontarmi e accogliere suggerimenti da lui. Dall’altro sono felice perché sono certo che è in cielo, che ha raggiunto il suo pieno compimento ed è in quella pace eterna che desidero anche per me stesso, sapendo che qui su questa terra siamo solo pellegrini in cammino verso casa. 

 

            La liturgia di questa domenica ci ha parlato di matrimonio e di divorzio. Domandano a Gesù: è lecito ad un uomo ripudiare la moglie, visto che Mosè ha prescritto il divorzio? Gesù risponde: usando un’espressione in principio non fu così. Mosè ha dato questa legge del divorzio per la vostra durezza di cuore, perché non eravate capaci di capire qualcosa di più grande. 

 

            Nella vita il problema è sempre questa: guardare alle situazioni, alla relazioni, ai problemi secondo la propria durezza, secondo le proprie convinzioni oppure guardare la vita secondo l’origine. E cosa c’è all’origine? Meglio: chi c’è all’origine della nostra vita? Nessuno di noi ha chiesto di vivere, all’origine c’è Dio, c’è una sua decisione di amore; lui che, pur non essendo obbligato, ha voluto avere bisogno di noi e ci ha creato. 

 

            Uno guarda la vita secondo se stesso e tutto diventa una pretese, arroganza, violenza. Quanta gente accampa diritti e pretese rispetto alla vita in generale e alle persone che gli girano intorno.

 

            Poi invece c’è chi guarda la vita dall’origine e scopre che è tutto un dono ed ha solo gratitudine nel cuore, ed ha tenerezza, gentilezza, garbo, profondità perché sa di avere ricevuto tutto gratutiamente, senza merito e che alla fine non ha nulla di veramente suo su questa terra. E anzi sa bene che tante volte questo dono che si chiama vita lo maltrattiamo in noi stessi e nelle persone che abbiamo accanto.

 

            Ecco … ora tu immagina che ti devono amputare due gambe mentre tu sei ancora nel pieno delle tue facoltà mentali, avresti voglia di fare tante cose e prova a vivere questa esperienza a partire da te stesso, dai tuoi progetti, dalle tue sicurezze e dai diritti che pensi di avere solo perché magari nella vita fai il tuo dovere. Come staremmo? Forse sulle labbra avremmo queste parole: io non me lo meritavoDio è ingiusto; dov’è? Magari nemmeno esiste.

 

            Io l’ho detto e lo ripeto perché l’ho visto e toccato con mano: Giannino nonostante questa condizione la viveva da cinque anni circa era una delle persone più felici che abbia mai conosciuto, sicuramente la più felice che abbia conosciuto a Marcellina. Perché? Perché conosceva per esperienza l’origine della sua vita: l’amore che Dio aveva per lui. 

 

            Mai un lamento, mai un ma perché a me? O che ho fatto di male? Sempre mi diceva: sono nelle mani di Dio. E se, dopo cinque anni, sono allegro e sorridente in queste condizioni è perché Lui mi è sempre accanto.

 

            Non aveva paura della morte, anzi insistentemente mi diceva: quando vuole io sono qui. Di una cosa aveva un timore lucido: di perdere la fede. Mi diceva ogni volta che gli facevo visita: don Giuseppe io chiedo una sola cosa a Dio. E io gli chiedevo ogni volta mai stanco di sentire la sua risposta: cosa, Giannino? Mi rispondeva sorridente, ma serio: che aumenti la mia fede, perché se perdo questo perdo tutto

 

            La sua non era una fede sciocca, fatalista, di abitudine, di consolazione o tradizione. La sua era una fede vissuta, pensata. Pregava quotidianamente il rosario e aveva modificato l’ave maria. Non diceva benedetto il frutto del tuo seno, Gesù, ma il frutto del tuo grembo Gesù e mi spiegava: non è il seno che ha partorito, ma il grembo. Rimase sorpreso quando gli dissi che c’erano diversi teologi che sostenevano che la traduzione che usa seno fosse sbagliata. 

 

            La sua fede era una fede ragionata ed era anche una fede che lo teneva vigile e desto anche sul mondo. Leggeva il giornale tutti i giorni, rifletteva, pensava, si informava e discuteva. Poi di tutto questo dialogava nel suo cuore con Dio. Non somiglia a tanti di noi che, nonostante diciamo di essere credenti, spesso chiudiamo gli occhi sul male e sulla sofferenza degli altri, disinteressandoci. In questi anni ho sentito tanti parlarmi bene di Giannino … ho intuito con non troppa difficoltà che pochi gli facevano visita, fosse anche per dare qualche ora di sollievo alla moglie o ai figli. Che fede è la nostra che non ci fa sentire l’esigenza di condividere e portare le sofferenze degli altri? E non vale il discorso: ma non me la sentivo di stargli accanto? Nemmeno io me la sento di fare la visita agli ammalati, neppure il gruppo dell’apostolato della preghiera che visita ogni mese circa 50 ammalati della nostra comunità se la sente … uno non può fare il bene quando se la sente. Il bene si fa sempre se si ha un cuore vigile e soprattutto un cuore che dialoga con Dio, proprio come faceva Giannino. 

 

            E quel Dialogo gli manteneva il cuore aperto sulle persone che abitavano la sua quotidianità: la moglie, i figli, i nipoti. Era felice della sua famiglia e amava tantissimo sua moglie. Quell’amore maturo che piuttosto che mettere gli occhi sui difetti dell’altro, metteva gli occhi sui pregi e sul bene. E se proprio c’erano dei difetti che menzionava erano i suoi … perché sapeva di averne. È l’amore di chi sapeva bene che il matrimonio era un’opera di Dio … che Dio gli aveva regalato una moglie con cui condividere tutto, proprio come abbiamo sentito; Una donna che gli corrispondesse, letteralmente sarebbe che gli tenesse testa, che lo contraddicesseÈ importante avere dei contraddittori, avere qualcuno che ti dica qualcosa di diverso da quello che pensi. Senza contraddittorio non si cresce, non si matura, non si impara niente. E Giannino si faceva contraddire tanto, ascoltava, ragionava, forse si scontrava anche, ma non si tirava indietro. 

 

            Quanti matrimoni falliscono perché non c’è una vera capacità di lasciarsi contraddire; quanti matrimoni naufragano di fronte a difficoltà, di fronte alle debolezze o alle fragilità, magari ai tradimenti; come se un marito o una moglie per il fatto di essere sposati non avessero più debolezze, difetti, fragilità. Il punto, infatti, non è se tuo marito o tua moglie ti ferirà o no perché – anche se non ti tradirà fisicamente sicuramente ti deluderà e ferirà in altri modi – il punto è se sai o no che quel matrimonio all’origine è opera di un Dio che vi ha unito, vi ha reso una carne, vi ha voluto insieme perché siete fatti dall’eternità per stare insieme… avete il sistema operativo compatibile.

 

            Due fidanzati che chiedono il matrimonio devono avere come origine questa certezza: non ci sposiamo perché ci amiamo (questo basta per il matrimonio civile) ci sposiamo perché è Dio che ci ha messi accanto. Questo è ciò che dà la forza di accogliere fragilità, ferite, cadute anche tradimenti. Come Cristo accoglie le nostre fragilità, le nostre ferite, le cadute e anche i tradimenti sempre. 

 

            Un amore maturo quello di giannino che aveva due colonne: la fede e l’umiltà. Quasi sempre prima di ricevere l’eucarestia voleva confessarsi. E mentre la moglie lo scherzava dicendo ma che ti confessi che stai sempre nel letto? Lui, iniziata la confessione, sapeva chiamare per nome e per cognome tutti i suoi limiti e le sue fragilità. 

 

            Certamente Giannino aveva i suoi limiti, ma ciò che di lui posso attestare è che era un uomo alla ricerca della verità e pronto a mettersi in discussione. È stato un uomo che, senza dimenticare la sua origine divina, ha camminato con il cuore umilmente aperto alla conversione. 

 

            Per più di un anno ogni volta che andavo mi faceva sempre la stessa domanda: vi trovate bene? Che cuore attento e delicato agli altri che aveva! Un cuore come quello di Dio. 

 

            Alla fine, come ho detto per alcuni altri fratellini che abbiamo accompagnato al cielo, io sono certo che quest’oggi Marcellina ha acquistato un altro angelo in cielo. E sono sicuro che, Giannino non avendo potuto frequentare le piazze e le vie di marcellina negli ultimi anni, adesso non vedrà l’ora di stare in giro a vegliare su ciascuno di noi. Io non so se è stata solo mia suggestione, ma la scorsa notte mi sono svegliato diverse volte, anche per via del temporale. Una di queste è stato un risveglio strano, come se qualcuno fosse entrato di botto in stanza. Non lo so, sarà stato un tuono o solo una sensazione. Ma quando ho appreso la notizia che proprio in quelle ore Giannino era spirato nel sonno – come la Scrittura descrive la morte dei giusti – ho voluto pensare che per una volta fosse venuto lui a fare visita a me. 

 

            Ecco … Noi ora salutiamo il feretro di Giannino, ma rimaniamo sicuri che lui tante volte ci verrà a trovare, ci incoraggerà e ci sosterrà perché non è morto, ma è entrato nella vita vera, quella vita che ha sempre cercato, desiderato e aspettato senza lamenti, tristezze o depressioni, ma con tanta gioia, allegria ed entusiasmo. 

 

            Ai figli e alla moglie mi permetto di dire: quando un marito va via, quando un padre va via, rimane l’eredità. Più che i beni materiali, raccogliete questa eredità spirituale che contiene non solo il segreto della gioia di Giannino, ma anche il segreto della gioia di ciascuno di noi. Senza Dio, infatti, nulla soddisfa veramente il nostro cuore che rimane inquieto, agitato, e spesso depresso. Con Dio – come amava dire Giannino – anche se non capiamo come di fatto avvenga il nostro cuore rimane nella gioia anche nei momenti di sofferenza. Amen. 

 



Don Giuseppe Fazio

            





sabato 3 agosto 2024

Funerali Tonino Ursino

 Carissimi fratelli e sorelle, 

 

 

            Consentitemi un affettuoso saluto a Maria, alla Consigliera Ursino e a tutta la famiglia di Tonino; alla Croce Rossa Italiana di cui tonino era orgogliosamente membro attivo, da noi tutti conosciuto e apprezzato.

 

Ecco … ci ritroviamo qui attorno a questo altare per accompagnare al cielo il nostro fratello Tonino, che è morto in un giorno davvero particolare; il giorno del Perdono di Assisi. Cosiddetto perché Francesco d’Assisi, alla richiesta in sogno di Dio su cosa volesse, rispose che desiderava che tutti potessero andare in paradiso. E così da quel giorno il 2 Agosto è diventato il giorno in cui si può ottenere il perdono completo da ogni colpa mediante l’indulgenza plenaria. 

 

            Ecco … credo che sia provvidenza che Tonino sia salito al cielo proprio in questo giorno, alle 15.00, ora della Divina Misericordia. 

 

            E se è vero che nulla succede a caso, allora possiamo domandarci cosa Dio voglia dirci attraverso questa evento, pur doloroso per tutti noi. 

 

            Il Vangelo che abbiamo appena ascoltato ci ha parlato della possibilità di vivere in due modi: 

 

1.     Cercando un pane che non dura, che non sfama; 

2.     Oppure un pane vero, un pane che sazia. 

 

Se volete, tutta l’esistenza di un uomo in fondo si struttura attorno alla ricerca di un pane vero, di qualcosa che non devi continuamente assumere. Perché se per vivere devo dipendere da qualcosa, vuol dire che ne sono schiavo. Infatti, noi siamo schiavi del cibo e dell’acqua perché senza non potremmo vivere. Del resto, Per il pane e per l’acqua da sempre l’uomo ha fatte guerre, ha ucciso i fratelli e le sorelle.

 

Ecco … Si può passare una vita intera a cercare cose che non soddisfano veramente, che ti schiavizzano, ti piegano, in qualche modo ti drogano, senza mai riempirti il cuore di gioia e di pace e portandoti a fare guerre: in famiglia, a lavoro, con gli amici, i conoscenti, vicini di casa... spesso la nostra vita diventa una continua guerra in cui dobbiamo – senza accorgercene – sottrarre pane agli altri per sopravvivere un po’ di più noi. 

 

Quando si è più giovani è facile illudersi che basti un certo tipo di pane … che il lavoro, i soldi, le case, il piacere, il divertimento siano quel cibo che risolve tutti i problemi. 

 

Non ho conosciuto Tonino da giovane, ma immagino che anche lui, come ciascuno di noi, sia passato per questa fase. Poi uno cresce e scopre che non è vero, che non basta. E allora comincia a cercare qualcosa di più serio: magari una famiglia da mettere su, magari dedicare del tempo ai più bisognosi e Tonino questo lo faceva a tempo pieno nella Croce Rossa, che saluto affettuosamente. Eppure, anche questo non è un pane che sfama. Sicuramente è un pane migliore del precedente, ma non dà pace nel profondo del cuore

 

Si possono aiutare tante persone, ma rimane sempre nel fondo del nostro cuore un problema: ognuno si porta delle voragini dentro, dei vuoti, dei traumi, delle ferite, delle delusioni che aprono in noi una fame di vita insaziabile a cui tante volte diamo il nome di tristezza

 

E allora si arriva ad un bivio: 

1.     Da un lato La rassegnazione  Se il piacere non basta, se la famiglia non basta, se fare del bene non basta, allora la vita fa schifo, gli altri fanno schifo, nessuno è buono, solo io;

2.     Oppure si inizia a cercare altrove … si inizia, come Gesù dice a Pietro, a gettare la rete dall’altro lato della barca. 

 

Ho conosciuto Tonino appena arrivato a Marcellina, circa tre anni fa, al termine di una celebrazione. Mi si presentò dicendo che faceva parte della Croce Rossa, mettendosi subito a disposizione; poi si giustificò, come tanti, dicendo che non era un assiduo praticante, infine credette di darmi qualche avvertimento: stai attento – mi disse - a quelli che ti fanno sorrisi, quelli che frequentano spesso, da noi queste persone le chiamiamo pantocchie. Lo fece un po’ perché mi vedeva tanto giovane e un po’ – forse come spesso capita – per giustificare il suo non essere praticante. 

 

      Lo ascoltai con rispetto, ma anche con un po’ di distacco che credo lui percepii. Mi ripetette la stessa cosa in una seconda occasione. Poi basta. Quando lo incontravo avevo la strana percezione che mi guardasse con curiosità, quasi come mi stesse studiando. Di tanto in tanto si affacciava a messa e – con mia sorpresa – iniziava a farlo sempre più frequentemente. 

 

      Un giorno mi fermò, prima serio in volto, poi con un sorriso, e mi disse: a furia di ascoltare le tue prediche sto diventando pantocchia anche io.

 

      Ecco … credo che quello sia stato il giorno in cui Tonino non abbia ceduto alla rassegnazione, ma abbia cominciato a cercare quel pane che sazia per davvero che è l’amore di Dio. Perché, al fondo di ogni nostro capriccio, di ogni nostro peccato o delusione, c’è una verità intima: abbiamo un bisogno, una fame di essere amati che nessun uomo o donna può saziare. 

 

      E che Tonino fosse sazio nell’ultima parte della sua vita me lo ha dimostrato nelle diverse confessioni e colloqui che abbiamo celebrato insieme. Nell’ultima in modo particolare quando con il corpo fiaccato dalla malattia, ma gli occhi limpidi e vivi mi disse: Sono sereno, sono nelle mani di Dio, non ho paura della morte. Aveva pace nel cuore mentre riceveva l’unzione degli infermi e con tenerezza invocava il nome di Dio e la sua paterna vicinanza.

 

      Mi sono spesso domandato cosa Dio spera da noi. Se desidera che siamo perfetti, senza peccato, gente che trasudi acqua santa e profumi di incenso o cos’altro. In tonino ho trovato una risposta - credo, infatti, che ce ne siano altre - : Dio spera che noi ci lasciamo saziare da lui. E che questo avvenga a 13, 26, 50 o 80 anni per lui è la cosa più bella, è la sua vittoria, questo è quello che conta veramente. Certo Dio spererebbe di riuscirci il prima possibile perché poi, a nostra volta, possiamo aiutare anche altri a sfamarsi. 

 

      In Tonino, carissimi, anche a noi oggi viene fatto questo invito: Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell'uomo vi darà.  

 

      Non vale la pena spendere la maggior parte del tempo e delle nostre energie per qualcosa che non ci sfami veramente, per qualcosa che ci rende sempre più affamati, delusi e arrabbiati. Ognuno di noi – come ha fatto Tonino – si domandi: quanta fame di amore ho? E a chi sto chiedendo di sfamarmi? 

 

      Il Signore conceda a Tonino adesso di entrare nella vita piena dove non c’è più fame o sete e a noi di poter trovare quel pane che non muore e che, ancora una volta fra poco, nell’eucarestia ci verrà donato. Sono sicuro che ora sarà accolto da tutte quelle persone che con delicatezza e carità ha servito e aiutato nel servizio di Croce Rossa e anche da quel figlio che non è riuscito a veder crescere. 

 

      A te Maria, dico questo: abbi la certezza nel cuore che ti starà accanto, ti aiuterà e ti sosterrà, e così anche noi come comunità, e io come parroco, ti saremo vicini in qualsiasi necessità. 

 

      Alla fine, Tonino mi piace immaginarlo così: mentre prima con l’ambulanza portava gente in ospedale, ora sono sicuro che se ne andrà in giro per le vie di Marcellina e non solo per accompagnare tante persone qui in Chiesa davanti a quel Dio che gli ha dato la possibilità di affrontare la malattia e la morte con il cuore in pace. 



Don Giuseppe Fazio






domenica 23 giugno 2024

OMELIA E RINGRAZIAMENTI FESTA PATRONALE


 

            Carissimi fratelli e sorelle, 

 

            Celebriamo quest’anno con un po’ di ritardo a causa delle elezioni, la festa del Sacro Cuore. All’inizio, dunque, di questa celebrazione consentitemi di salutare la neoeletta amministrazione ed anche tutto il consiglio comunale. A voi il mio più affettuoso augurio per il prossimo quinquennio e la totale disponibilità a collaborare per il bene di questa comunità che è ricca di risorse che attendono di essere valorizzate.

 

            Un saluto affettuoso lo rivolgo poi al caro Padre Domenico, alla rappresentanza della Polizia di Stato, dei Carabinieri, della Polizia municipale e alla Croce Rossa. Grazie della vostra presenza e del servizio che svolgete durante tutto l’anno per la nostra comunità. 

 

            Vorrei partire da una domanda: perché festeggiare il Sacro Cuore? Ci stanno tante feste già dedicate a Gesù. A che serve una festa per il Sacro cuore? La risposta: per farci venire il desiderio di avere il suo cuore; noi possiamo avere il cuore di Dio!

 

            Il Vangelo che abbiamo appena ascoltato ci aiuta ad entrare in questa possibilità attraverso due domande emblematiche: la prima è la domanda che in ogni tempo l’uomo rivolge a Dio, la seconda, invece, è quella che in ogni tempo Dio rivolge all’uomo. La scena è questa: Gesù chiede ai suoi discepoli di attraversa il lago di sera, al termine di un giorno impegnativo e faticoso. Una cosa pericolosissima fare la traversata di notte a causa dell’improvviso cambio dei venti e delle correnti che provocano violenti tempeste, come appunto accade. 

 

            È un po’ come nella vita: noi ci viviamo non perché lo abbiamo deciso, ma perché Dio lo ha voluto. Non ci ha chiesto il permesso per nascere. Nessuno ce lo ha chiesto, forse se ce lo avesse chiesto qualcuno di noi avrebbe anche detto di no. Chissà quante volte ci sarà capitato di maledire il giorno della nostra nascita!

 

            Ecco … mentre sono in barca, le acque si agitano. Così come molte volte le acque della nostra esistenza sono agitate. Il mare per gli israeliti, popolo nomade, è sempre stato visto come un pericolo, un limite, qualcosa di indomabile. 

 

            Tante volte le acque della nostra esistenza sono agitate dal male che si manifesta sempre nelle stesse forme: l’arroganza, la violenza verbale e non, che si propaga sempre più anche grazie ai social, le calunnie, le offese gratuite, personali, dirette spesso anche alle persone cui vogliamo bene; è stato davvero triste assistere – permettetemi ora di parlare con maggiore franchezza - in queste settimane a tante bassezze, ancora anonime. Ma ancor di più sapere che tanta gente, che anche frequenta l’eucarestia domenicale – si è divertita a condividere privatamente materiale che meritava di essere ignorato. Lo abbiamo scritto con don Gaetano e lo ripeto di nuovo oggi: chi lo ha fatto chieda scusa e vada a confessarsi. È in grave peccato!

 

            Non parliamo poi di quelle acque che agitano le vite delle nostre famiglie: penso a quella sanità che sta diventando sempre più un diritto per pochi ricchi mentre i più poveri sono costretti a fare mesi di attese sentendosi rispondere: “il macchinario è rotto”; penso alla mancanza di lavoro che spesso – quando lo si trova – è sottopagato, in nero e, se è regolare, tante volte molti padri e madri di famiglia devono subire la violenta umiliazione di restituire indietro parte dello stipendio, sotto minaccia di licenziamento, per ritrovarsi poi non solo con lo stipendio decurtato, ma anche con una maggiore pressione fiscale. Tanta è la fatica e la disperazione che – permettetemelo – tante volte noi parroci raccogliamo. È un sistema vergognoso e gravemente colpevole davanti a Dio di cui siamo un po’ tutti vittime e carnefice: dal cittadino semplice che non chiede lo scontrino per avere un po’ di sconto, all’imprenditore che per tenere in piedi la baracca taglia a destra e a sinistra, allo stato che fatica a garantire una comunità vivibile. Tutti, però, siamo vittime e carnefici, perché realmente non siamo molto ben disposti a rinunciare a qualcosa pur di vivere nella giustizia e nella legalità. 

 

            Dunque … le acque spesso sono agitate e Gesù stranamente dorme. La barca rischia di ribaltarsi, di affondare e i discepoli hanno il cuore in gola. E così corrono da Gesù e pongono questa fatidica domanda: Maestro, non ti importa che siamo perduti?

 

            Avere la sensazione che nessuno si interessi della nostra vita, della nostra sofferenza, delle nostre paure, in un momento di difficoltà è terribile. Spesso quando il nostro cuore è agitato o ferito ci sembra sempre che gli altri dormano, che Dio stesso dorma. 

 

            E così ci viene da urlare: nemmeno a te Dio importa che io sia perduto?

 

            La reazione di Gesù è sorprendente: si sveglia, mette a tacere le onde e … pone un’altra domanda. Forse ci saremmo aspettati un Gesù che chiedesse scusa per essersi addormentato, che avesse consolato i propri discepoli e invece, un’altra domanda, a bruciapelo: Perché avete paura? non avete ancora fede?

 

            E così possiamo concludere l’itinerario che abbiamo iniziato nove giorni fa. Quando abbiamo visto che in fondo senza fede non si può essere prudenti, giusti, forti e temperanti. Se il mio cuore, infatti, è minacciato da una qualsiasi paura ciò che conta è salvarmi la pelle, pensare agli altri – anche alle persone cui penso di voler bene – come una scialuppa di salvataggio e non come persone da amare.

            

            Com’è il cuore di Gesù? È il cuore di uno che mentre le onde sono alte, sta in pace, dorme. E non perché lui sia Dio è quindi non può morire, perché di fatto poi morirà, ma semplicemente perché sa che il Padre è con lui e che c’è un limite al male … e se anche morirà in quella barca sa che la sua vita è nelle mani di Dio, come testimonierà proprio prima di morire dicendo: Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito.

 

            Voglio farvi una confessione questa sera – spero mi assolviate: questa domanda di Gesù mi trafigge il cuore perché anche io tante volte da parroco, da prete, da uomo mi pongo domande su quello che accade intorno a me e dentro di me. E mi domando se ci siano vie di uscite, se ci sarà la possibilità di invertire la marcia rispetto ad una società che sembra sempre più distratta, addormentata, e superficiale. 

 

            Quante volte mi dimentico che sulla barca di questa parrocchia sta il Signore Gesù, quante volte penso che calmare le acque sia una cosa che debba fare io, e invece mi dimentico che lo farà lui come vuole e quando vuole. 

 

            Penso alla mia storia e penso a quante volte Dio ha dovuto ripetermi: non hai ancora fede? Quando di me hanno detto che ero un ladro e un poco di buono, quando per difendere un uomo vittima di un attentato mafioso ho rischiato due processi, quando sono stato frainteso … sempre di nuovo ho pensato, dove sei, Signore? E ogni occasione è stata di nuovo l’occasione ricentrare la mia vita in lui e chiedere: dammi che il mio cuore sia come il tuo, signore. Che sia il cuore di un Figlio che anche su una barca agitata, non si preoccupa più di tanto, anzi riesce addirittura a dormire perché sa che il Padre veglia. 

 

            Qual è il segreto della pace? Non avere problemi? Oppure avere tutte le soluzioni? Non essere mai frainteso, ferito o maltrattato? Nient’affatto.

 

            Il segreto della pace è aver conosciuto Dio e sapere che Lui si prende sempre cura di noi. Questo solo dà pace anche nella tempesta. Questo solo non rovina la gioia del cuore, non porta via il sorriso, non ci fa diventare violenti, arroganti, risentiti, pronti a difendere solo il proprio onore e le proprie posizioni. 

 

            L’alternativa al cuore di Cristo è il cuore del Demonio. Spesso noi abbiamo il cuore del Demonio! Da cosa si riconosce? Da tre azioni: la lamentela, il giudizio e la condanna di Dio.

1.     Tante volte ci lamentiamo verso Dio: Dove sei? Perché a me? Questa vita è ingiusta!

2.     Conseguentemente giudichiamo Dio: Se Dio è buono perché permette questo? Non dovrebbe essere così, dovrebbe essere colà. 

3.     E alla fine siamo proprio come i sommi sacerdoti: condanniamo Dio. Lo escludiamo dalla nostra storia, dalle nostre decisioni, gli diamo la morte. 

 

            Chiediamo, dunque, al Signore Gesù la grazia di avere il Suo Cuore consapevoli che la nostra vita non sarà mai solo una traversata in un lago quieto con il sole e con gli uccelli che cinguettano, ma che sempre ci saranno i momenti in cui Dio ci chiederà di viaggiare di notte, con il vento e con le onde alte. Chiediamogli che il nostro cuore senta sempre e ovunque la sua presenza che è l’unica garanzia contro ogni male e finanche contro la morte. 

 

            Concludendo mi viene da ricordare le parole che Francesco Vaiasuso ci ha detto nel Seminario di Guarigione vissuto 8-9 giugno scorsi; lui che di onde alte ne ha visto, essendo stato posseduto da 27 legioni di demoni, con una semplicità disarmante e con un sorriso semplice e genuino, come quello della moglie Daniela, ci ha detto di aver sempre sentito la vicinanza di Dio e dei santi e questa era per lui la cosa che più contava, il non sentirsi mai lasciato solo da Dio e da tanti fratelli.

            

            Il Signore Gesù conceda a ciascuno di noi di poter sentire la sua presenza e la sua amicizia nel nostro cuore perché possiamo essere verso di lui – come dice il salmo –come bimbi svezzati in braccio alla mamma.



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RINGRAZIAMENTI

 

 

1.     Amministrazione comunale uscente ed eletta per la ormai consolidata e preziosa collaborazione e disponibilità a sostenere tutte le iniziative che la parrocchia ha posto in essere durante la novena e nel giorno della festa. 

 

2.     Un grazie speciale alla Polizia municipale che davvero ci ha seguito con precisione, competenza e disponibilità massima. Si sono fatti anche il cammino delle sette chiese per scortarci. La neo assunta Caterina è stata accolta nella comunità con una nottataccia!  Davvero Grazie perché coloro che, venendo da altri paesi, la notte scorsa hanno elogiato il loro servizio e la loro competenza e noi siamo davvero orgogliosi del vostro prezioso servizio.

 

3.     Quest’anno un ringraziamento particolarmente caloroso lo voglio rivolgere agli amici dell’Associazione Marcellina Sempre. In uno dei primi confronti che ebbi con Ugo appena arrivato come parroco parlammo di come poter far diventare sempre più le feste qualcosa di comunitario, da un punto di vista economico ed organizzativo. L’idea di lasciare l’organizzazione civile dei festeggiamenti ad un’associazione andava proprio in questa direzione. E penso che, come prima volta, possiamo essere davvero soddisfatti. Infatti, oltre al solito gruppo di questuanti – che pure ringrazio – si sono coinvolte diverse altre persone ed anche economicamente c’è stato un riscontro maggiore. È un segno bello che la comunità sta crescendo e si coinvolge sempre di più, fa rete e diventa più forte. Mi piace – anche una nota di orgoglio – rendere pubblico che il protocollo di intesa che abbiamo firmato è diventato un modello per diverse altre parrocchie. Abbiamo fatto da apripista. Grazie, dunque, per l’impegno, la generosità, l’allegria e l’entusiasmo che ci avete messo. Grazie vi dico personalmente perché questo è stato il primo anno che mi sono davvero goduto la festa, essendo stato alleggerito di un sacco di altre questioni e incombenze amministrative. Qualcuno aveva paura di questa scelta, adesso lo possiamo dire: non è stato tolto nulla, anzi molto è stato aggiunto! Grazie.

 

4.     Un grazie al Consiglio Pastorale con il quale – consultando i gruppi parrocchiali – abbiamo formulato il programma della novena, in cui abbiamo vissuto momenti davvero belli: la novena itinerante, il concerto dei cori, il momento di riflessione sulla ludopatia, la commedia e il particolarissimo cammino delle 7 chiese con un gruppo di circa 70 persone. 

 

5.     Grazie al Gruppo Liturgico, ormai con i parati sono diventati veramente – come dico – una ditta seria. Secondo me possiamo aprire un commercio  Grazie ai cori, ai ministranti, a chi si occupa della pulizia della chiesa, alle nostre care suore. Grazie a Tonino che ha messo a disposizione il mezzo per scarrozzare il Sacro Cuore in giro per i quartieri della nostra comunità. Grazie a tutti i gruppi che a vario livello hanno collaborato. 

 

6.     Grazie al Gruppo degli infioratori per il lavoro di questa notte. E grazie anche a Pino e Ottavio che questa notte – raggiunti da una telefonata disperata del parroco  – hanno messo a disposizione 100 kg di sale per concludere l’infiorata che rischiava di rimanere a metà. Dio vi benedica. Ho scherzato: Gesù moltiplicava pani e pesci, noi il sale. È già qualcosa! 

 

7.     Grazie a quanti di voi avete partecipato, vi siete lasciati coinvolgere; grazie per la vostra ormai nota generosità economica. 

 

8.     Nei prossimi giorni, come pattuito, sarà reso pubblico dall’Associazione il rendiconto di tutte le entrate e le uscite, rendendo manifesto il supporto delle attività commerciali, dei singoli cittadini e anche dell’amministrazione comunale che ha tenuto – come sempre – ha dare un decisivo contributo. Lo dico sempre e ne sono sempre convinto: è giusto che voi sappiate cosa facciamo con i vostri soldi. Voi vi fidate di noi e noi ricambiamo questa vostra fiducia con la massima trasparenza. 

 

9.     A tutti auguro una felice serata. Dopo la benedizione ci sarà il momento distensivo in piazza, poi a mezzanotte circa, a fine spettacolo, qui davanti al campetto lo spettacolo pirotecnico. Domani ricordo la celebrazione di ringraziamento. Celebrerà Padre Domenico, io domani mattina stesso partirò con un gruppo di giovani della nostra comunità per vivere il campo estivo a conclusione dell’anno pastorale. Accompagnateci con la preghiera!

 

10.  Un ultimo ringraziamento ai membri della nostra banda. Grazie per il vostro talento del quale ci rendete orgogliosi nei diversi paesi nei quali vi chiamano a portare gioia e allegria con le note musicali che ben sapete diffondere!!

 

11.  Alla fine un grazie specialissimo a tutti voi. Durante la processione dicevo a Padre Domenico che quest’anno sono rimasto impressionato per il silenzio ed il raccoglimento con il quale avete partecipato alle manifestazioni esterne di preghiera. Mi sono chiesto: sono loro che stanno crescendo sempre di più o è che ormai mi sono affezionato e li vedo sempre più belli?  Dopo tre anni lo posso dire con coscienza. Mi avete fregato: mi sono affezionato a voi e vi voglio davvero bene.

 

12.  E ora con un ultimo momento di silenzio, invochiamo la benedizione del Sacro cuore di Gesù su tutta la comunità e su tutta la città!