sabato 3 agosto 2024

Funerali Tonino Ursino

 Carissimi fratelli e sorelle, 

 

 

            Consentitemi un affettuoso saluto a Maria, alla Consigliera Ursino e a tutta la famiglia di Tonino; alla Croce Rossa Italiana di cui tonino era orgogliosamente membro attivo, da noi tutti conosciuto e apprezzato.

 

Ecco … ci ritroviamo qui attorno a questo altare per accompagnare al cielo il nostro fratello Tonino, che è morto in un giorno davvero particolare; il giorno del Perdono di Assisi. Cosiddetto perché Francesco d’Assisi, alla richiesta in sogno di Dio su cosa volesse, rispose che desiderava che tutti potessero andare in paradiso. E così da quel giorno il 2 Agosto è diventato il giorno in cui si può ottenere il perdono completo da ogni colpa mediante l’indulgenza plenaria. 

 

            Ecco … credo che sia provvidenza che Tonino sia salito al cielo proprio in questo giorno, alle 15.00, ora della Divina Misericordia. 

 

            E se è vero che nulla succede a caso, allora possiamo domandarci cosa Dio voglia dirci attraverso questa evento, pur doloroso per tutti noi. 

 

            Il Vangelo che abbiamo appena ascoltato ci ha parlato della possibilità di vivere in due modi: 

 

1.     Cercando un pane che non dura, che non sfama; 

2.     Oppure un pane vero, un pane che sazia. 

 

Se volete, tutta l’esistenza di un uomo in fondo si struttura attorno alla ricerca di un pane vero, di qualcosa che non devi continuamente assumere. Perché se per vivere devo dipendere da qualcosa, vuol dire che ne sono schiavo. Infatti, noi siamo schiavi del cibo e dell’acqua perché senza non potremmo vivere. Del resto, Per il pane e per l’acqua da sempre l’uomo ha fatte guerre, ha ucciso i fratelli e le sorelle.

 

Ecco … Si può passare una vita intera a cercare cose che non soddisfano veramente, che ti schiavizzano, ti piegano, in qualche modo ti drogano, senza mai riempirti il cuore di gioia e di pace e portandoti a fare guerre: in famiglia, a lavoro, con gli amici, i conoscenti, vicini di casa... spesso la nostra vita diventa una continua guerra in cui dobbiamo – senza accorgercene – sottrarre pane agli altri per sopravvivere un po’ di più noi. 

 

Quando si è più giovani è facile illudersi che basti un certo tipo di pane … che il lavoro, i soldi, le case, il piacere, il divertimento siano quel cibo che risolve tutti i problemi. 

 

Non ho conosciuto Tonino da giovane, ma immagino che anche lui, come ciascuno di noi, sia passato per questa fase. Poi uno cresce e scopre che non è vero, che non basta. E allora comincia a cercare qualcosa di più serio: magari una famiglia da mettere su, magari dedicare del tempo ai più bisognosi e Tonino questo lo faceva a tempo pieno nella Croce Rossa, che saluto affettuosamente. Eppure, anche questo non è un pane che sfama. Sicuramente è un pane migliore del precedente, ma non dà pace nel profondo del cuore

 

Si possono aiutare tante persone, ma rimane sempre nel fondo del nostro cuore un problema: ognuno si porta delle voragini dentro, dei vuoti, dei traumi, delle ferite, delle delusioni che aprono in noi una fame di vita insaziabile a cui tante volte diamo il nome di tristezza

 

E allora si arriva ad un bivio: 

1.     Da un lato La rassegnazione  Se il piacere non basta, se la famiglia non basta, se fare del bene non basta, allora la vita fa schifo, gli altri fanno schifo, nessuno è buono, solo io;

2.     Oppure si inizia a cercare altrove … si inizia, come Gesù dice a Pietro, a gettare la rete dall’altro lato della barca. 

 

Ho conosciuto Tonino appena arrivato a Marcellina, circa tre anni fa, al termine di una celebrazione. Mi si presentò dicendo che faceva parte della Croce Rossa, mettendosi subito a disposizione; poi si giustificò, come tanti, dicendo che non era un assiduo praticante, infine credette di darmi qualche avvertimento: stai attento – mi disse - a quelli che ti fanno sorrisi, quelli che frequentano spesso, da noi queste persone le chiamiamo pantocchie. Lo fece un po’ perché mi vedeva tanto giovane e un po’ – forse come spesso capita – per giustificare il suo non essere praticante. 

 

      Lo ascoltai con rispetto, ma anche con un po’ di distacco che credo lui percepii. Mi ripetette la stessa cosa in una seconda occasione. Poi basta. Quando lo incontravo avevo la strana percezione che mi guardasse con curiosità, quasi come mi stesse studiando. Di tanto in tanto si affacciava a messa e – con mia sorpresa – iniziava a farlo sempre più frequentemente. 

 

      Un giorno mi fermò, prima serio in volto, poi con un sorriso, e mi disse: a furia di ascoltare le tue prediche sto diventando pantocchia anche io.

 

      Ecco … credo che quello sia stato il giorno in cui Tonino non abbia ceduto alla rassegnazione, ma abbia cominciato a cercare quel pane che sazia per davvero che è l’amore di Dio. Perché, al fondo di ogni nostro capriccio, di ogni nostro peccato o delusione, c’è una verità intima: abbiamo un bisogno, una fame di essere amati che nessun uomo o donna può saziare. 

 

      E che Tonino fosse sazio nell’ultima parte della sua vita me lo ha dimostrato nelle diverse confessioni e colloqui che abbiamo celebrato insieme. Nell’ultima in modo particolare quando con il corpo fiaccato dalla malattia, ma gli occhi limpidi e vivi mi disse: Sono sereno, sono nelle mani di Dio, non ho paura della morte. Aveva pace nel cuore mentre riceveva l’unzione degli infermi e con tenerezza invocava il nome di Dio e la sua paterna vicinanza.

 

      Mi sono spesso domandato cosa Dio spera da noi. Se desidera che siamo perfetti, senza peccato, gente che trasudi acqua santa e profumi di incenso o cos’altro. In tonino ho trovato una risposta - credo, infatti, che ce ne siano altre - : Dio spera che noi ci lasciamo saziare da lui. E che questo avvenga a 13, 26, 50 o 80 anni per lui è la cosa più bella, è la sua vittoria, questo è quello che conta veramente. Certo Dio spererebbe di riuscirci il prima possibile perché poi, a nostra volta, possiamo aiutare anche altri a sfamarsi. 

 

      In Tonino, carissimi, anche a noi oggi viene fatto questo invito: Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell'uomo vi darà.  

 

      Non vale la pena spendere la maggior parte del tempo e delle nostre energie per qualcosa che non ci sfami veramente, per qualcosa che ci rende sempre più affamati, delusi e arrabbiati. Ognuno di noi – come ha fatto Tonino – si domandi: quanta fame di amore ho? E a chi sto chiedendo di sfamarmi? 

 

      Il Signore conceda a Tonino adesso di entrare nella vita piena dove non c’è più fame o sete e a noi di poter trovare quel pane che non muore e che, ancora una volta fra poco, nell’eucarestia ci verrà donato. Sono sicuro che ora sarà accolto da tutte quelle persone che con delicatezza e carità ha servito e aiutato nel servizio di Croce Rossa e anche da quel figlio che non è riuscito a veder crescere. 

 

      A te Maria, dico questo: abbi la certezza nel cuore che ti starà accanto, ti aiuterà e ti sosterrà, e così anche noi come comunità, e io come parroco, ti saremo vicini in qualsiasi necessità. 

 

      Alla fine, Tonino mi piace immaginarlo così: mentre prima con l’ambulanza portava gente in ospedale, ora sono sicuro che se ne andrà in giro per le vie di Marcellina e non solo per accompagnare tante persone qui in Chiesa davanti a quel Dio che gli ha dato la possibilità di affrontare la malattia e la morte con il cuore in pace. 



Don Giuseppe Fazio






domenica 23 giugno 2024

OMELIA E RINGRAZIAMENTI FESTA PATRONALE


 

            Carissimi fratelli e sorelle, 

 

            Celebriamo quest’anno con un po’ di ritardo a causa delle elezioni, la festa del Sacro Cuore. All’inizio, dunque, di questa celebrazione consentitemi di salutare la neoeletta amministrazione ed anche tutto il consiglio comunale. A voi il mio più affettuoso augurio per il prossimo quinquennio e la totale disponibilità a collaborare per il bene di questa comunità che è ricca di risorse che attendono di essere valorizzate.

 

            Un saluto affettuoso lo rivolgo poi al caro Padre Domenico, alla rappresentanza della Polizia di Stato, dei Carabinieri, della Polizia municipale e alla Croce Rossa. Grazie della vostra presenza e del servizio che svolgete durante tutto l’anno per la nostra comunità. 

 

            Vorrei partire da una domanda: perché festeggiare il Sacro Cuore? Ci stanno tante feste già dedicate a Gesù. A che serve una festa per il Sacro cuore? La risposta: per farci venire il desiderio di avere il suo cuore; noi possiamo avere il cuore di Dio!

 

            Il Vangelo che abbiamo appena ascoltato ci aiuta ad entrare in questa possibilità attraverso due domande emblematiche: la prima è la domanda che in ogni tempo l’uomo rivolge a Dio, la seconda, invece, è quella che in ogni tempo Dio rivolge all’uomo. La scena è questa: Gesù chiede ai suoi discepoli di attraversa il lago di sera, al termine di un giorno impegnativo e faticoso. Una cosa pericolosissima fare la traversata di notte a causa dell’improvviso cambio dei venti e delle correnti che provocano violenti tempeste, come appunto accade. 

 

            È un po’ come nella vita: noi ci viviamo non perché lo abbiamo deciso, ma perché Dio lo ha voluto. Non ci ha chiesto il permesso per nascere. Nessuno ce lo ha chiesto, forse se ce lo avesse chiesto qualcuno di noi avrebbe anche detto di no. Chissà quante volte ci sarà capitato di maledire il giorno della nostra nascita!

 

            Ecco … mentre sono in barca, le acque si agitano. Così come molte volte le acque della nostra esistenza sono agitate. Il mare per gli israeliti, popolo nomade, è sempre stato visto come un pericolo, un limite, qualcosa di indomabile. 

 

            Tante volte le acque della nostra esistenza sono agitate dal male che si manifesta sempre nelle stesse forme: l’arroganza, la violenza verbale e non, che si propaga sempre più anche grazie ai social, le calunnie, le offese gratuite, personali, dirette spesso anche alle persone cui vogliamo bene; è stato davvero triste assistere – permettetemi ora di parlare con maggiore franchezza - in queste settimane a tante bassezze, ancora anonime. Ma ancor di più sapere che tanta gente, che anche frequenta l’eucarestia domenicale – si è divertita a condividere privatamente materiale che meritava di essere ignorato. Lo abbiamo scritto con don Gaetano e lo ripeto di nuovo oggi: chi lo ha fatto chieda scusa e vada a confessarsi. È in grave peccato!

 

            Non parliamo poi di quelle acque che agitano le vite delle nostre famiglie: penso a quella sanità che sta diventando sempre più un diritto per pochi ricchi mentre i più poveri sono costretti a fare mesi di attese sentendosi rispondere: “il macchinario è rotto”; penso alla mancanza di lavoro che spesso – quando lo si trova – è sottopagato, in nero e, se è regolare, tante volte molti padri e madri di famiglia devono subire la violenta umiliazione di restituire indietro parte dello stipendio, sotto minaccia di licenziamento, per ritrovarsi poi non solo con lo stipendio decurtato, ma anche con una maggiore pressione fiscale. Tanta è la fatica e la disperazione che – permettetemelo – tante volte noi parroci raccogliamo. È un sistema vergognoso e gravemente colpevole davanti a Dio di cui siamo un po’ tutti vittime e carnefice: dal cittadino semplice che non chiede lo scontrino per avere un po’ di sconto, all’imprenditore che per tenere in piedi la baracca taglia a destra e a sinistra, allo stato che fatica a garantire una comunità vivibile. Tutti, però, siamo vittime e carnefici, perché realmente non siamo molto ben disposti a rinunciare a qualcosa pur di vivere nella giustizia e nella legalità. 

 

            Dunque … le acque spesso sono agitate e Gesù stranamente dorme. La barca rischia di ribaltarsi, di affondare e i discepoli hanno il cuore in gola. E così corrono da Gesù e pongono questa fatidica domanda: Maestro, non ti importa che siamo perduti?

 

            Avere la sensazione che nessuno si interessi della nostra vita, della nostra sofferenza, delle nostre paure, in un momento di difficoltà è terribile. Spesso quando il nostro cuore è agitato o ferito ci sembra sempre che gli altri dormano, che Dio stesso dorma. 

 

            E così ci viene da urlare: nemmeno a te Dio importa che io sia perduto?

 

            La reazione di Gesù è sorprendente: si sveglia, mette a tacere le onde e … pone un’altra domanda. Forse ci saremmo aspettati un Gesù che chiedesse scusa per essersi addormentato, che avesse consolato i propri discepoli e invece, un’altra domanda, a bruciapelo: Perché avete paura? non avete ancora fede?

 

            E così possiamo concludere l’itinerario che abbiamo iniziato nove giorni fa. Quando abbiamo visto che in fondo senza fede non si può essere prudenti, giusti, forti e temperanti. Se il mio cuore, infatti, è minacciato da una qualsiasi paura ciò che conta è salvarmi la pelle, pensare agli altri – anche alle persone cui penso di voler bene – come una scialuppa di salvataggio e non come persone da amare.

            

            Com’è il cuore di Gesù? È il cuore di uno che mentre le onde sono alte, sta in pace, dorme. E non perché lui sia Dio è quindi non può morire, perché di fatto poi morirà, ma semplicemente perché sa che il Padre è con lui e che c’è un limite al male … e se anche morirà in quella barca sa che la sua vita è nelle mani di Dio, come testimonierà proprio prima di morire dicendo: Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito.

 

            Voglio farvi una confessione questa sera – spero mi assolviate: questa domanda di Gesù mi trafigge il cuore perché anche io tante volte da parroco, da prete, da uomo mi pongo domande su quello che accade intorno a me e dentro di me. E mi domando se ci siano vie di uscite, se ci sarà la possibilità di invertire la marcia rispetto ad una società che sembra sempre più distratta, addormentata, e superficiale. 

 

            Quante volte mi dimentico che sulla barca di questa parrocchia sta il Signore Gesù, quante volte penso che calmare le acque sia una cosa che debba fare io, e invece mi dimentico che lo farà lui come vuole e quando vuole. 

 

            Penso alla mia storia e penso a quante volte Dio ha dovuto ripetermi: non hai ancora fede? Quando di me hanno detto che ero un ladro e un poco di buono, quando per difendere un uomo vittima di un attentato mafioso ho rischiato due processi, quando sono stato frainteso … sempre di nuovo ho pensato, dove sei, Signore? E ogni occasione è stata di nuovo l’occasione ricentrare la mia vita in lui e chiedere: dammi che il mio cuore sia come il tuo, signore. Che sia il cuore di un Figlio che anche su una barca agitata, non si preoccupa più di tanto, anzi riesce addirittura a dormire perché sa che il Padre veglia. 

 

            Qual è il segreto della pace? Non avere problemi? Oppure avere tutte le soluzioni? Non essere mai frainteso, ferito o maltrattato? Nient’affatto.

 

            Il segreto della pace è aver conosciuto Dio e sapere che Lui si prende sempre cura di noi. Questo solo dà pace anche nella tempesta. Questo solo non rovina la gioia del cuore, non porta via il sorriso, non ci fa diventare violenti, arroganti, risentiti, pronti a difendere solo il proprio onore e le proprie posizioni. 

 

            L’alternativa al cuore di Cristo è il cuore del Demonio. Spesso noi abbiamo il cuore del Demonio! Da cosa si riconosce? Da tre azioni: la lamentela, il giudizio e la condanna di Dio.

1.     Tante volte ci lamentiamo verso Dio: Dove sei? Perché a me? Questa vita è ingiusta!

2.     Conseguentemente giudichiamo Dio: Se Dio è buono perché permette questo? Non dovrebbe essere così, dovrebbe essere colà. 

3.     E alla fine siamo proprio come i sommi sacerdoti: condanniamo Dio. Lo escludiamo dalla nostra storia, dalle nostre decisioni, gli diamo la morte. 

 

            Chiediamo, dunque, al Signore Gesù la grazia di avere il Suo Cuore consapevoli che la nostra vita non sarà mai solo una traversata in un lago quieto con il sole e con gli uccelli che cinguettano, ma che sempre ci saranno i momenti in cui Dio ci chiederà di viaggiare di notte, con il vento e con le onde alte. Chiediamogli che il nostro cuore senta sempre e ovunque la sua presenza che è l’unica garanzia contro ogni male e finanche contro la morte. 

 

            Concludendo mi viene da ricordare le parole che Francesco Vaiasuso ci ha detto nel Seminario di Guarigione vissuto 8-9 giugno scorsi; lui che di onde alte ne ha visto, essendo stato posseduto da 27 legioni di demoni, con una semplicità disarmante e con un sorriso semplice e genuino, come quello della moglie Daniela, ci ha detto di aver sempre sentito la vicinanza di Dio e dei santi e questa era per lui la cosa che più contava, il non sentirsi mai lasciato solo da Dio e da tanti fratelli.

            

            Il Signore Gesù conceda a ciascuno di noi di poter sentire la sua presenza e la sua amicizia nel nostro cuore perché possiamo essere verso di lui – come dice il salmo –come bimbi svezzati in braccio alla mamma.



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RINGRAZIAMENTI

 

 

1.     Amministrazione comunale uscente ed eletta per la ormai consolidata e preziosa collaborazione e disponibilità a sostenere tutte le iniziative che la parrocchia ha posto in essere durante la novena e nel giorno della festa. 

 

2.     Un grazie speciale alla Polizia municipale che davvero ci ha seguito con precisione, competenza e disponibilità massima. Si sono fatti anche il cammino delle sette chiese per scortarci. La neo assunta Caterina è stata accolta nella comunità con una nottataccia!  Davvero Grazie perché coloro che, venendo da altri paesi, la notte scorsa hanno elogiato il loro servizio e la loro competenza e noi siamo davvero orgogliosi del vostro prezioso servizio.

 

3.     Quest’anno un ringraziamento particolarmente caloroso lo voglio rivolgere agli amici dell’Associazione Marcellina Sempre. In uno dei primi confronti che ebbi con Ugo appena arrivato come parroco parlammo di come poter far diventare sempre più le feste qualcosa di comunitario, da un punto di vista economico ed organizzativo. L’idea di lasciare l’organizzazione civile dei festeggiamenti ad un’associazione andava proprio in questa direzione. E penso che, come prima volta, possiamo essere davvero soddisfatti. Infatti, oltre al solito gruppo di questuanti – che pure ringrazio – si sono coinvolte diverse altre persone ed anche economicamente c’è stato un riscontro maggiore. È un segno bello che la comunità sta crescendo e si coinvolge sempre di più, fa rete e diventa più forte. Mi piace – anche una nota di orgoglio – rendere pubblico che il protocollo di intesa che abbiamo firmato è diventato un modello per diverse altre parrocchie. Abbiamo fatto da apripista. Grazie, dunque, per l’impegno, la generosità, l’allegria e l’entusiasmo che ci avete messo. Grazie vi dico personalmente perché questo è stato il primo anno che mi sono davvero goduto la festa, essendo stato alleggerito di un sacco di altre questioni e incombenze amministrative. Qualcuno aveva paura di questa scelta, adesso lo possiamo dire: non è stato tolto nulla, anzi molto è stato aggiunto! Grazie.

 

4.     Un grazie al Consiglio Pastorale con il quale – consultando i gruppi parrocchiali – abbiamo formulato il programma della novena, in cui abbiamo vissuto momenti davvero belli: la novena itinerante, il concerto dei cori, il momento di riflessione sulla ludopatia, la commedia e il particolarissimo cammino delle 7 chiese con un gruppo di circa 70 persone. 

 

5.     Grazie al Gruppo Liturgico, ormai con i parati sono diventati veramente – come dico – una ditta seria. Secondo me possiamo aprire un commercio  Grazie ai cori, ai ministranti, a chi si occupa della pulizia della chiesa, alle nostre care suore. Grazie a Tonino che ha messo a disposizione il mezzo per scarrozzare il Sacro Cuore in giro per i quartieri della nostra comunità. Grazie a tutti i gruppi che a vario livello hanno collaborato. 

 

6.     Grazie al Gruppo degli infioratori per il lavoro di questa notte. E grazie anche a Pino e Ottavio che questa notte – raggiunti da una telefonata disperata del parroco  – hanno messo a disposizione 100 kg di sale per concludere l’infiorata che rischiava di rimanere a metà. Dio vi benedica. Ho scherzato: Gesù moltiplicava pani e pesci, noi il sale. È già qualcosa! 

 

7.     Grazie a quanti di voi avete partecipato, vi siete lasciati coinvolgere; grazie per la vostra ormai nota generosità economica. 

 

8.     Nei prossimi giorni, come pattuito, sarà reso pubblico dall’Associazione il rendiconto di tutte le entrate e le uscite, rendendo manifesto il supporto delle attività commerciali, dei singoli cittadini e anche dell’amministrazione comunale che ha tenuto – come sempre – ha dare un decisivo contributo. Lo dico sempre e ne sono sempre convinto: è giusto che voi sappiate cosa facciamo con i vostri soldi. Voi vi fidate di noi e noi ricambiamo questa vostra fiducia con la massima trasparenza. 

 

9.     A tutti auguro una felice serata. Dopo la benedizione ci sarà il momento distensivo in piazza, poi a mezzanotte circa, a fine spettacolo, qui davanti al campetto lo spettacolo pirotecnico. Domani ricordo la celebrazione di ringraziamento. Celebrerà Padre Domenico, io domani mattina stesso partirò con un gruppo di giovani della nostra comunità per vivere il campo estivo a conclusione dell’anno pastorale. Accompagnateci con la preghiera!

 

10.  Un ultimo ringraziamento ai membri della nostra banda. Grazie per il vostro talento del quale ci rendete orgogliosi nei diversi paesi nei quali vi chiamano a portare gioia e allegria con le note musicali che ben sapete diffondere!!

 

11.  Alla fine un grazie specialissimo a tutti voi. Durante la processione dicevo a Padre Domenico che quest’anno sono rimasto impressionato per il silenzio ed il raccoglimento con il quale avete partecipato alle manifestazioni esterne di preghiera. Mi sono chiesto: sono loro che stanno crescendo sempre di più o è che ormai mi sono affezionato e li vedo sempre più belli?  Dopo tre anni lo posso dire con coscienza. Mi avete fregato: mi sono affezionato a voi e vi voglio davvero bene.

 

12.  E ora con un ultimo momento di silenzio, invochiamo la benedizione del Sacro cuore di Gesù su tutta la comunità e su tutta la città!






 

venerdì 22 marzo 2024

Via Crucis Cittadina - Marcellina 2024

                          PRIMA STAZIONE 

Gesù è condannato a morte

 

V. Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo.
R. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.



PAROLA DI DIO

Dal Vangelo secondo Marco. 15, 10-19.     

[Pilato] sapeva che i sommi sacerdoti gli avevano consegnato [Gesù] per invidia. Ma i sommi sacerdoti sobillarono la folla perché egli rilasciasse loro piuttosto Barabba. Pilato replicò:"Che farò dunque di quello che voi chiamate il re dei Giudei?".  Ed essi di nuovo gridarono:"Crocifiggilo!". Ma Pilato diceva loro:"Che male ha fatto?". Allora essi gridarono più forte:"Crocifiggilo!". E Pilato, volendo dar soddisfazione alla moltitudine, rilasciò loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso. 

 

 

Meditiamo

La condanna che Gesù riceve non è una condanna definitiva e conclusa. Il suo processo rimarrà aperto fino alla fine del mondo. Ancora oggi, infatti, tanti innocenti vengono condannati da folle sobillate da influencer, politicanti, presunti preti o religiosi. Quante parole violente vengono scagliate addosso a chi fa il proprio mestiere, correndo anche il rischio di sbagliare. Sono innocenti eppure, per invidia, li si vuole crocifiggere. Quanta violenza esce dalla bocca di coloro che pure si professano discepoli del Dio che assume il posto dell’imputato e non del giudice; quante condanne anche nella nostra comunità parrocchiale e civile: ogni testa un tribunale con il conseguente risultato che in ognuno di noi tante volte a ricevere la condanna a morte è, ancora una volta, Gesù Cristo. Tutto ciò, però, non sarebbe possibile senza Pilato. L’uomo che, pur sapendo Gesù innocente, per dar soddisfazione alla folla, lo condanna. L’uomo che non riesce ad opporsi all’opinione comune; l’uomo che, per paura di perdere prestigio, fa uccidere un innocente, proprio quell’uomo – ammettiamolo - quanto ci somiglia!

 

Padre Nostro

 

Santa Madre deh voi fate …

 

 


 


SECONDA STAZIONE 



Gesù è caricato della Croce

 

V. Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo.
R. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.



PAROLA DI DIO


Dal Vangelo secondo Giovanni 19, 12-16

Pilato cercava di liberare  [Gesù]; ma i Giudei gridarono:"Se liberi costui, non sei amico di Cesare! Chiunque infatti si fa re si mette contro Cesare". Udite queste parole, Pilato fece condurre fuori Gesù e sedette nel tribunale, nel luogo chiamato Litòstroto, in ebraico Gabbatà.  Era la Preparazione della Pasqua, verso mezzogiorno. Pilato disse ai Giudei: "Ecco il vostro re!". Ma quelli gridarono:"Via, via, crocifiggilo!". Disse loro Pilato:"Metterò in croce il vostro re?". Risposero i sommi sacerdoti:"Non abbiamo altro re all'infuori di Cesare". Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso.

 

 

Meditiamo

Ci incamminiamo dietro a Gesù con la croce sulle spalle. Ma cos’è la croce? Una malattia? No, questa fa parte della biologia umana; una crisi economica? Nemmeno, fa parte delle leggi di mercato. Un litigio? Neanche, questa dipende dal nostro peccato. La croce è servire Dio in tutte queste cose, ascoltarlo, lasciarsi guidare in queste cose. Si può servire Dio nella salute, nella ricchezza e nei momenti di gioia, ma lo si può servire anche con una malattia, nella povertà, nei momenti in cui si è fraintesi o feriti. Cristo decide di servire il Padre, di amarlo, sempre: quando è stato osannato non si è montato la testa e quando è stato vilipeso non si è rivoltato con il Padre lamentandosi o addossando a lui le colpe e nemmeno è divenuto violento con i suoi delatori. 

Amare, lodare, servire Dio in ogni situazione è la nostra croce e delizia. Questo tipo di vita è per tutti, ma lo capiscono solo coloro che hanno realmente incontrato l’amore e la tenerezza che Dio ha per noi. Agli occhi di molti Gesù parve e continua ad apparire un povero fesso, un debole … ma chi ha conosciuto l’amore del Padre capisce che oltre c’è tanto altro. La croce è un mistero di amore stupendo che comprende solo chi ha incontrato Dio. Agli altri non si può spiegare nulla. 


Padre Nostro

 

Santa Madre deh voi fate …


TERZA STAZIONE 


Gesù cade per la prima volta

 

V. Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo.
R.
 Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

 

PAROLA DI DIO


Dal libro del profeta Isaia. 53, 4-8

Egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori
e noi lo giudicavamo castigato, percosso da Dio e umiliato.
Egli è stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità.
Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti. Noi tutti eravamo sperduti come un gregge,
ognuno di noi seguiva la sua strada; il Signore fece ricadere su di lui
l'iniquità di noi tutti. Maltrattato, si lasciò umiliare
e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello,
come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca.
Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo.

 

Meditazione

Cadere nella vita, si cade tante volte:

Quando si impara a camminare. Quando si ha fretta. Quando si è ammalati. Quando si è anziani. Cadere si cade anche quando si porta la croce, anche quando si vuole servire il Signore con i migliori sentimenti e le migliori intenzioni. È caduto anche il figlio di Dio. Di cadere, infatti, capita solo a chi cammina, chi si muove. 

Quanti sensi di colpa, quanta tristezza, quanta rabbia portiamo nei nostri cuori per essere caduti, per degli errori che non ci perdoniamo, per le nostre fragilità. Consoliamoci, fratelli, è caduto anche Gesù.  Consoliamoci tutte le volte che cadiamo perchè per terra troviamo anche Gesù. È nelle miserie che vorremo eliminare che conosciamo il volto misericordioso di quel Dio che proprio lì dove siamo fragili e spauriti ci è venuto a prendere. Sarebbe bello se a Marcellina noi credenti entrassimo davvero in questa misericordia; è come se Dio oggi ci dicesse: non abbiate paura di mostrare le vostre fragilità! Non abbiate paura di confessarle! Liberatevi dai sensi di colpa! Cadiamo insieme e insieme rialziamoci. Non abbiate paura della misericordia! E non stancatevi mai di Chiedere perdono al Padre e ai fratelli perché Lui non si stanca mai di concederlo!

 

Padre Nostro                                                                                       
Santa madre deh voi fate ….


QUARTA STAZIONE 



Gesù incontra sua Madre

 

V. Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo.
R.
 Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.



PAROLA DI
 DIO


Dal Vangelo secondo Luca. 2, 34-35. 51
Simeone parlò a Maria, sua madre:
“Egli è qui per la rovina
e la risurrezione di molti in Israele,
segno di contraddizione
perché siano svelati i pensieri di molti cuori.
E anche a te una spada trafiggerà l’anima” …
Sua madre serbava tutte queste cose nel suo cuore.

 

Meditiamo

È agli incroci della nostra esistenza, quei momenti terribili in cui dobbiamo decidere se svoltare e dove, che ci serve essere consolati e consigliati. A volte sappiamo già da che lato svoltare, ma abbiamo paura, siamo frenati, pensiamo di non farcela. Quanti ragazzi rimangono con la freccia esistenziale accesa, senza mai svoltare, senza mai accogliere la loro vocazione. Ragazzi che si fanno un giro, senza mai una meta. A questi ragazzi serve la tenerezza di una Chiesa che sappia essere madre. Sono ragazzi che pensano di essere fragili, inadeguati, sbagliati e ai bivi della loro esistenza o si fermano o si perdono nel fumo, nella droga, nel sesso, nell’alcol, nel gioco d’azzardo. E questo – anche qui a Marcellina – sotto lo sguardo distratto degli adulti accade sempre più a ragazzi giovanissimi. Noi adulti siamo distratti, mentre le iene fanno soldi sulla carne ingenua dei nostri cuccioli. 

In questi incroci abbiamo bisogno di incontrare ancora una volta la tenerezza di una Madre, la tenerezza di Maria, quella tenerezza che è andata incontro a Gesù forse mentre rischiava di fermarsi, di perdersi, di tornare indietro. 

I nostri ragazzi hanno bisogno di meno saccenza e rimproveri e più tenerezza, saggezza, vicinanza, esempi a cui guardare. Aiuti Maria Santissima, la nostra Marcellina ed essere sempre più madre e meno matrigna. Ave o Maria

 


 

QUINTA STAZIONE 



Gesù è aiutato dal Cireneo
a portare la Croce

 

V. Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo.
R.
 Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.


Dal Vangelo secondo Marco. 15, 21-22
Allora costrinsero un tale che passava, un certo Simone di Cirene che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e Rufo, a portare la croce.
Condussero dunque Gesù al luogo del Golgota, che significa luogo del cranio.

 

Meditiamo

In una stazione c’è sempre gente che va e gente che viene. Per la verità c’è anche gente che si nasconde nelle stazioni, gente che cerca un rifugio per dormire o per nascondere chissà quali attività. È triste quando la stazione diventa il pericoloso rifugio dei nostri ragazzi, sintomo di una società che non sa o non può più offrire spazi alternativi. Ad ogni modo una stazione è un luogo di passaggio, proprio come lo era il calvario. Mentre Gesù sale al calvario, c’è un uomo che torna da lavoro, lui viene preso e costretto ad aiutare Gesù. Da questa stazione passano tanti cirenei che la mattina presto partono per andare a lavorare e tornano la sera tardi a casa. Tanti altri non prendono il treno, ma la macchina … in fondo la musica è la stessa. Il punto è che mentre un pensa semplicemente di andare a lavorare la vita si mostra più complessa: tu pensi che la cosa più importante sia portare il pane a casa e invece c’è da aiutare il figlio di Dio. La storia ci narra che la famiglia del Cireneo divenne credente e anche famosa, infatti, l’evangelista Marco menziona addirittura i nomi dei suoi figli. Da quel giorno è cambiata la storia di questo semplice lavoratore. Questo cireneo ci ricorda che la nostra vita non è solo lavoro. Il lavoro è utile, necessario … ma non è tutto! C’è da aiutare il figlio di Dio: c’è da crescere dei figli, da sostenere una comunità parrocchiale e civile, da impegnarsi nelle cose comuni. È chiaro che i figli se ne vanno altrove se i genitori sono sempre impegnati; è chiaro che la comunità diventa sempre più brutta se nessuno ci si dedica gratuitamente, liberamente senza che un servizio diventi poi la pretesa di un posto di onore. Non siamo macchine da lavoro, siamo cirenei, capaci di aiutare Dio a portare la croce con cui lui salverà il mondo.

 

Gloria al Padre …

 

SESTA STAZIONE 



La Veronica asciuga il volto di Gesù

 

 

V. Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo.
R.
 Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.


Dal libro del profeta Isaia. 53, 2-3
Non ha apparenza né bellezza
per attirare i nostri sguardi,
non splendore per potercene compiacere.
Disprezzato e reietto dagli uomini,
uomo dei dolori che ben conosce il patire,
come uno davanti al quale ci si copre la faccia.

 

Meditiamo

La strada di Gesù oramai è una strada dritta verso la morte. Non c’è alcuna deviazione di percorso prevista, la meta è chiara. Si procede diritti fino alla crocifissione. Eppure accade che improvvisamente qualcosa cambia, come una curva improvvisa, inaspettata. Una donna gli si fa prossima e gli asciuga il volto. Per lui sarà stato un sospiro di sollievo, un attimo di riposo, un momento di paradiso, una carezza al cuore. Le vite di tante persone sembrano strade dritte verso il patibolo e tante volte non possiamo fare davvero nulla per deviare il loro percorso: ammalati, tossicodipendenti, alcolizzati, ludopatici. Quanti genitori, fratelli, amici si sentono così impotenti dinanzi al male causato e alimentato da gente senza scrupoli che, pur di fare soldi, non guarda in faccia nessuno? Cosa fare? Tante volte si può poco … un gesto di affetto, asciugare il volto è un gesto potente: il volto è l’identità di una persona, il gesto dell’asciugare vuol dire rimuovere ciò che copre e sporca la propria identità. A volte ciò che serve per aiutare una persona disperata e ferita è semplicemente ricordagli il suo volto, fargli da specchio, ripulirlo con il proprio affetto e ricordargli quanto vale. Quante volte lo abbiamo detto: ma ti sei visto allo specchio?

Abbiamo tanta paura di guardarci allo specchio perché ci troviamo sporchi, sanguinanti, brutti … quanto disprezzo portiamo su noi stessi, eppure siamo creati a immagine e somiglianza di Dio. Impariamo dalla tenerezza della Veronica che può solo pulire il volto, tornare a quella somiglianza, renderla di nuovo visibile; impariamo da lei affinché la nostra vita sia un continuo pulire e lasciarci pulire il volto. 

 

Ave Maria


 

SETTIMA STAZIONE 



Gesù cade per la seconda volta

 

V. Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo.
R.
 Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.



PAROLA DI
 DIO


Dal libro delle Lamentazioni. 3, 1-2. 9. 16
Io sono l'uomo che ha provato la miseria
sotto la sferza della sua ira.
Egli mi ha guidato, mi ha fatto camminare
nelle tenebre e non nella luce...
Ha sbarrato le mie vie con blocchi di pietra,
ha ostruito i miei sentieri...
Mi ha spezzato con la sabbia i denti,
mi ha steso nella polvere.

 

Meditiamo

Quando si è giovani si pensa sempre che se uno sbaglio si fa una volta, non lo si commette la seconda. Che dove si è caduti una volta, non si cadrà la seconda. Per questo ci dà tanto fastidio quando gli altri ripetono verso di noi un errore, un’offesa, un fraintendimento. Eppure, sappiamo che non è così, sappiamo che spesso noi ripetiamo sempre gli stessi errori. Per i preti confessare è in realtà molto noioso: si sentono sempre le stesse cose. Sì, perché non basta un po’ di buona volontà per non ripetere le nostre cadute. Gesù è stanco, ferito, sanguinante, dolorante come potrebbe bastargli un po’ di buona volontà? 

Anche noi tante volte ripetiamo i nostri errori perché siamo stanchi, feriti, traumatizzati da chissà quali eventi della nostra infanzia, quali delusioni, sensi di colpa, paure … e come potrebbe bastare un po’ di buona volontà? Si cade e si ricade e ci si sente sempre sconfitti. Come potrebbe bastare un po’ di impegno?

Gesù cade la seconda volta e ci ricorda che non è l’impegno che ci salva, ma l’amore dato e ricevuto. Per questo la confessione – pur se sempre con gli stessi peccati – ci rimette in piedi perché nella confessione ci lasciamo amare da Dio nelle nostre cadute più dolorose e, tal volta ridicole. Tante persone hanno paura della confessione, tanti la ritengono inutile … solo chi la sperimenta e la pratica sa che se non ci fosse andrebbe inventata perché noi cadiamo sempre negli stessi inciampi e sempre abbiamo bisogno di essere rimessi in piedi dalla tenerezza e dalla misericordia di Dio

 

Padre Nostro …

 

 

OTTAVA STAZIONE


Gesù incontra le donne di Gerusalemme

V. Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo.
R.
 Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.


PAROLA DI
 DIO


Dal Vangelo secondo Luca. 23, 28-31
Gesù , voltandosi verso le donne, disse: "Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: Beate le sterili e i grembi che non hanno generato e le mammelle che non hanno allattato. Allora cominceranno a dire ai monti: Cadete su di noi! e ai colli: Copriteci! Perché se trattano così il legno verde, che avverrà del legno secco?".

 

Meditiamo

In diverse regioni dell’Italia, tra cui eccelle la Calabria, sono conosciute delle figure che venivano ingaggiate durante i funerali: le piagnone. Quelle donne che piangevano il defunto tal volta mettendo in piedi una sceneggiata piuttosto drammatica e buffa.

Piangere è un atto importante. Non è facile. Molti ormai non sappiamo più farlo. Per alcuni è un gesto di debolezza, per altri è davvero liberatorio. Queste donne piangono su Gesù e Gesù reagisce: piangete su voi stessi e sui vostri figli. Ne abbiamo motivi per piangere? Gesù sta per morire, ma sa bene che va incontro alla risurrezione, sa che il Padre non lo lascia nemmeno per un istante. Dunque, sì, soffre, ma passerà. Inutile disperarsi. Ma noi motivi per piangere ne abbiamo? Proviamo a guardarci intorno: siamo una nazione che non ha tanto futuro, bambini non ne nascono più e quelli che vengono al mondo diventano velocemente carne da macello di un ipermercato mondiale in cui si vende e si compra l’innocenza in cambio di un po’ di piacere; beni primari come la salute e l’istruzione sono diventati ormai il lusso di poche famiglie ricche che possono accedere a servizi privati e per di più la violenza messa in campo dalle varie mafie, insieme alla massoneria, bloccano ogni forma di sviluppo. E poi? Poi per noi non è mica detto che dopo la morte ci sarà il Paradiso. C’è un rischio, anche minimo, di finire un po’ più giù, certo lì si sta caldi, ma di sicuro non si ride. 

Ne abbiamo motivi per piangere su noi stessi. Queste donne piangono su Gesù perché non sanno guardarsi intorno e, ancor peggio, dentro. San Francesco d’Assisi una volta fu trovato tra le lacrime, disperato e quando, preoccupati i frati gli chiesero, perché piangi? Lui rispose, riferendosi ai suoi peccati: Piango l’amore non amato. Abbiamo urgente bisogno di imparare nuovamente a piangere, senza vergogna, senza paura. Perché il pianto è il sintomo esterno di chi ritorna in se stesso, di chi capisce di aver buttato via tanto, di chi sa di essere stato stolto e ora non vuole più. Chiediamo a Dio che ci insegni di nuovo a piangere su noi stessi per desiderare di non rovinare più la bellezza della nostra vita. Padre Nostro

NONA STAZIONE


Gesù cade per la terza volta

 

V. Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo.
R.
 Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.


Dal libro delle Lamentazioni. 3, 27-32

È bene per l'uomo portare il giogo fin dalla giovinezza.
Sieda costui solitario e resti in silenzio, poiché egli glielo ha imposto;
cacci nella polvere la bocca, forse c'è ancora speranza; 

porga a chi lo percuote la sua guancia, si sazi di umiliazioni.
Poiché il Signore non rigetta mai... 

Ma, se affligge, avrà anche pietà secondo la sua grande misericordia.

 

Meditiamo

Sono tre le cadute di Gesù che la tradizione ci racconta. Ci sono momenti nella vita di un uomo in cui si pensa che a tutto c’è un limite. Non si può tollerare una debolezza reiterata più volte. Volgarmente diciamo: Alla prima passa, alla seconda pure, ma alla terza … ecco, qui siamo alla terza. Tre volte il Signore Gesù cade per terra e tre volte deve rialzarsi perché non è mai vero che una persona non sia recuperabile. Non è mai vero che per una persona non c’è più speranza. Non è mai possibile accettare una sentenza definitiva sulla vita e sulla storia di una persona. Gesù cade tre volte e si rialza arrivando fino in fondo, forse volendo completare quell’insegnamento che aveva dato ai suoi discepoli qualche tempo prima, quando Pietro, in uno slancio di generosità aveva chiesto: va bene se ad un fratello perdono fino a sette volte? Lui aveva risposto: non sette, ma settanta volte sette. Ora con la sua vita, mentre cade la terza volta pare voler dire: vedete? Vale la pena perdonare perché ci si può sempre rialzare. Il perdono non è altro che un’ennesima possibilità regalata per amore affinché chi ha sbagliato si rialzi. 

Abbiamo tutti bisogno di un’ennesima possibilità di rialzarci, sempre, ogni giorno perché il rischio di rimanere parcheggiati nelle nostre povertà è davvero alto; il rischio di tirare il freno a mano e spegnere il motore della nostra esistenza e rimanere fermi nella fanghiglia del nostro egoismo è davvero alla portata di tutti. 
E Dio – che non ci ha fatti per essere parcheggiati nella terra, ma per giungere al cielo – ci concede questa opportunità di misericordia gratuitamente affinché anche noi possiamo concederla a coloro che, cadendo, ci feriscono. 

 

Padre Nostro

 

 

 

DECIMA STAZIONE 


Gesù è spogliato delle vesti

 

 

V. Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo.
R.
 Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.


Dal Vangelo secondo Marco. 15, 24
I soldati si divisero le sue vesti,
tirando a sorte su di esse
quello che ciascuno dovesse prendere.

 

 

         Una volta in piazza si condannavano i malfattori alla gogna. Ovverosia li si prendeva e – in alcuni casi dopo averli spogliati – li si sottoponeva al pubblico ludibrio. La gogna che subisce Gesù è molto più dolorosa perché, lo si spoglia e umilia, prima di ucciderlo. 

         Oggi, ringraziando il cielo, almeno dalle nostre parti questo tipo di gogna non esiste più, anche perché le piazze sono sempre più quasi deserte. Siamo troppo impegnati, presi da troppi impicci, per poter passare del tempo in piazza, quella reale che sta al centro del paese. Curiosamente però abbiamo trovato il tempo per frequentare un’altra piazza: quella virtuale. Lì si è riprodotta la gogna, quella mediatica. Lì le debolezze, gli errori, a volte solo presunti per non dire inventati, vengono pubblicati e spubblicati. Lì non esiste pudore nelle parole e negli atteggiamenti. Persone adulte con una nobile carriera alle spalle, padri e madri di famiglia, consacrati o consacrate, sui social si trasformano in piccoli centurioni intenti denudare i poveri malcapitati di turno. 

         E i ragazzi? Osservano, valutano e finiscono per imitare. C’è poi da dire che i social hanno creato un altro tipo di gogna: quella autoinflitta. Gente che si spoglia, non solo metaforicamente, pubblicamente rendendosi non di rado ridicola agli occhi degli altri e, purtroppo anche dei propri figli. 

         Ci domandiamo in questa piazza se non sia urgente recuperare il senso della vergogna che significa appunto vera-gogna. Recuperare il senso del pudore e del rispetto per se stessi e per gli altri. 

         Guardando a questo uomo crocifisso sorga nei nostri cuori il desiderio di non fare più agli altri e a se stessi tanto male. 

 

Padre Nostro.

 

 

 

 

 

UNDICESIMA STAZIONE 
(Inizio di via Laos)

Gesù è inchiodato sulla Croce

 

V. Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo.
R.
 Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.


Dal Vangelo secondo Marco. 15, 25-27
Erano le nove del mattino quando lo crocifissero.
E l'iscrizione con il motivo della condanna diceva:
"Il re dei Giudei".
Con lui crocifissero anche due ladroni,
uno alla sua destra e uno alla sinistra.

 

 

È curioso che l’opera di Dio si compie in un uomo inchiodato mani e piedi. Uno che non può fare niente. Eppure, è lui stesso a dire che è compiutoÈ imbarazzante questa cosa. Noi che siamo abituati a voler fare e dire cose per Dio, dinanzi al crocifisso, siamo un po’ smarriti. Dio non ci chiede di fare proprio niente. Semmai siamo noi a chiedergli nella preghiera del Padre Nostro che sia fatta la sua volontà. La cosa più difficile non è mai fare qualcosa per Dio, ma stare fermi davanti a Dio, lasciare che lui compia la sua opera in noi. Lasciarci crocifiggere, bloccare, mani e piedi. 

Non è l’impegno che ci rende santi, ma il lasciare campo libero a Dio nella nostra storia, lasciare che il suo amore prevalga sulle nostre intenzioni, azioni e attività; lasciare che il suo amore, attraverso di noi, arrivi come una cascata sugli altri. 

Tanti imprevisti, dolori, malattie, peccati nostri e degli altri spesso ci hanno bloccato, hanno fermato il nostro intento di fare qualcosa di buono e magari li abbiamo maledetti perché hanno impedito che le cose andassero secondo i nostri piani e, invece, erano solo le occasioni per fermarci affinché Dio facesse qualcosa. 

Il crocifisso ci ricorda sempre che sì, è vero che noi siamo chiamati a collaborare con Dio, ma la cosa più importante rimane sempre ciò che Dio ha da fare per noi. Eppure, come Pietro, lottiamo sempre con il Signore e con la sua iniziativa. Come Pietro diciamo: Signore, tu lavi i piedi a me? Li lavo io a te. E come a Pietro, anche noi ci sentiamo dire: Se non lavo io i piedi a te, tu non entri nel regno dei cieli.

 

Ave Maria

 

 

DODICESIMA STAZIONE 


Gesù muore sulla Croce

 

 

V. Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo.
R.
 Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.


Dal Vangelo secondo Marco. 15, 33-34. 37. 39

Venuto mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Alle tre Gesù gridò con voce forte: Eloì , Eloì , lema sabactàni?, che significa: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?... Ed egli, dando un forte grido, spirò ... Allora il centurione che gli stava di fronte, vistolo spirare in quel modo, disse: "Veramente quest'uomo era Figlio di Dio!".

 

Adoriamo in silenzio e, chi può, in ginocchio il signore Gesù morto per noi.

 

Meditiamo

Una volta chiesi a dei ragazzi: Se tu fossi Dio cosa faresti per risolvere i problemi del mondo? Mi risposero chi che avrebbe ucciso i cattivi, chi che avrebbe eliminato tutte le malattie, chi che avrebbe dato punizioni esemplari. A ben vedere queste sono le soluzioni che abbiamo tutti nel cuore e sono le soluzioni dei potenti di questo mondo. 
Dice il Vangelo che il centurione riconosce il figlio di Dio da come muore. Quel centurione aveva assistito alla morte di tanti uomini e tutti morivano bestemmiando, gridando, maledicendo. Questo nazareno, invece, muore in un altro modo: pregando, perdonando e donando tutto se stesso, anche sua madre. 

Ecco … questo centurione vede un amore così grande e riconosce che non è umano, ma divino. La soluzione al male del mondo non è mai la violenza, ma l’amore. L’amore, infatti, è l’unico capace di toccare e cambiare il cuore di una persona, perché l’amore viene da Dio. Per questo noi cristiani abbiamo una chiamata di capitale importanza: lasciare che in noi compaia l’amore di Dio. 

Quando in un uomo è apparso l’amore di Dio tanti problemi si sono risolti, tanti cattivi si sono ammorbiditi, tanti violenti si sono ammansuetiti: pensiamo a francesco di Assisi con il sultano mussulmano; a francesco di Paola con il Re di Francia; Giovanni Paolo II con gli imperi sovietici. 

La soluzione di Dio è sempre la stessa: mostrare al mondo un’alternativa al male. Questa alternativa Dio ce l’ha mostrata in Gesù Cristo e vuole continuare a mostrarla attraverso ciascuno di noi. Forse tutto si può compendiare con una domanda: tu vuoi essere con Cristo l’alternativa o uno come gli altri? 

 

 

TREDICESIMA STAZIONE 



Gesù è deposto dalla Croce

 

 

V. Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo.
R.
 Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.


Dal Vangelo secondo Marco. 15, 42-43. 46

Sopraggiunta ormai la sera, Giuseppe d'Arimatea, membro autorevole del sinedrio, che aspettava anche lui il Regno di Dio, comprato un lenzuolo, calò il corpo di Gesù giù dalla croce.

 

Meditiamo

Morto Gesù c’è da raccogliere quel che resta: il suo corpo. Quello che in realtà sembrerebbe un atto di grande tristezza è diventato l’emblema del nostro essere credenti: accogliere in noi il corpo di Cristo. Per questo – benchè fatichiamo a capirlo – non si può essere credenti non praticanti, tantomeno praticanti non credenti. Chi crede accoglie il corpo di Cristo e lo accoglie nell’eucarestia e nei fratelli, certamente le due cose non si possono separare.

Accogliere il corpo di una persona significa accoglierne la sua vita, il suo pensiero, il suo insegnamento. La nostra fede, infatti, non è una dottrina morale, ma una relazione con una persona fatta di corpo, anima e spirito: Gesù Cristo. 

Essere credenti significa accogliere Gesù come un amico con il quale desidero passare tempo, parlare, ascoltarlo, accogliere i suoi inviti. 

Accogliere il suo corpo … in fondo Gesù chiede quello che chiediamo noi ai nostri figli, genitori, amici, sposi, parroci: che qualcuno ci accolga, ci prenda sul serio, ci voglia bene, ci ascolti, ci riconosca. Dio non chiede una cieca obbedienza a pratiche e riti, ma una relazione viva fatta anche di incomprensioni, contestazionigioie e dolori. Dunque, non una sottomissione, ma un rapporto vivo! 

Accogliere un corpo significa iniziare una relazione. Ed è questo il paradosso della Pasqua: mentre accolgo il corpo di uno che sembra morto in realtà scopro che è vivo e mi dà vita. 

 

Padre Nostro

QUATTORDICESIMA STAZIONE 


Gesù è deposto nel sepolcro

 

V. Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo.
R.
 Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

 

Dal Vangelo secondo Marco. 15, 46-47

Giuseppe d'Arimatea, avvolto il corpo di Gesù in un lenzuolo,
lo depose in un sepolcro scavato nella roccia. Poi fece rotolare un masso
contro l'entrata del sepolcro. Intanto Maria di Magdala
e Maria madre di Joses stavano ad osservare dove veniva deposto.

 

Lo spettacolo è terminato. Il condannato è morto. L’amore è consumato. Rimane un corpo da seppellire, da nascondere perché è un segno di fallimento. Quel corpo che chiedeva accoglienza viene tumulato. Un po’ come quando uno ha una cicatrice la si nasconde perché brutta da guardare. Un po’ come facciamo con i nostri errori che tendiamo a nascondere. E così terminiamo questo nostro itinerario in Chiesa che è diventato di nuovo il luogo in cui il corpo di Cristo si nasconde, si conserva nel tabernacolo.

Eppure, è curioso che questo corpo che doveva essere nascosto, dopo qualche giorno verrà fuori con una forza incontenibile, come è incontenibile l’amore di Dio per ciascuno di noi. È questo il miracolo della Pasqua che si rinnova ogni giorno nell’eucarestia: quel corpo che viene conservato nel tabernacolo esce fuori, si rende visibile, in coloro che lo accolgono. Cristo è visibile anche a Marcellina in tante persone che accolgono e amano Cristo con gioia e anche nella malattia: penso a te Grazioso le cui giornate dalle 6 del mattino alle 20 della sera sono scandite dalla preghiera e dalla certezza che quel tuo figlio che ha interrotto la sua vita sta tra le braccia del Padre; penso a te Giannino che mi ripeti ogni volta che, anche se sei inchiodato al tuo letto proprio come un crocifisso, non ti senti né triste né disperato perché Dio abita nel tuo cuore; penso all’inspiegabile sorriso con il quale Alessandra ed Emanuela mi accolgono quando le porto la comunione, anche se vivono il dramma di una malattia pesante; e ancora penso a Filomena che trafitta da dolori e fatiche non smette di ripetermi: sono nelle mani di Dio e sto apposto così; oppure alla calma e la pace della Signora Italia che, pur se anziana e con un filo di voce, si confessa con precisione e commozione ogni volta prima di ricevere l’eucarestia. 

È proprio vero che il Venerdì Santo non è mai l’ultima parola e quel corpo martoriato dalla sofferenza che viene sepolto non può rimanere nascosto, ma attende di rivelarsi nella carne di ciascuno di noi, perché ciascuno di noi ha il desiderio e l’esigenza di incontrare Cristo non solo nelle parole e nei sacramenti, ma anche nella carne dei fratelli.  Padre Nostro

 

 

Preghiamo

Signore Gesù Cristo, abbiamo contemplato il mistero della tua Passione e del tuo infinito amore per noi, concedi che siano impresse nei nostro cuori, nelle nostre menti e nei nostri corpi i segni del tuo amore perché possiamo divenire per i nostri fratelli un segno della tua presenza nel mondo che incoraggia ogni uomo a non perdersi d’animo nel cammino di ritorno a casa dove il Padre ci attende.

Tu sei Dio e vivi e regni con Dio Padre nell’unità dello Spirito Santo per tutti i secoli dei secoli. Amen.