venerdì 22 marzo 2024

Via Crucis Cittadina - Marcellina 2024

                          PRIMA STAZIONE 

Gesù è condannato a morte

 

V. Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo.
R. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.



PAROLA DI DIO

Dal Vangelo secondo Marco. 15, 10-19.     

[Pilato] sapeva che i sommi sacerdoti gli avevano consegnato [Gesù] per invidia. Ma i sommi sacerdoti sobillarono la folla perché egli rilasciasse loro piuttosto Barabba. Pilato replicò:"Che farò dunque di quello che voi chiamate il re dei Giudei?".  Ed essi di nuovo gridarono:"Crocifiggilo!". Ma Pilato diceva loro:"Che male ha fatto?". Allora essi gridarono più forte:"Crocifiggilo!". E Pilato, volendo dar soddisfazione alla moltitudine, rilasciò loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso. 

 

 

Meditiamo

La condanna che Gesù riceve non è una condanna definitiva e conclusa. Il suo processo rimarrà aperto fino alla fine del mondo. Ancora oggi, infatti, tanti innocenti vengono condannati da folle sobillate da influencer, politicanti, presunti preti o religiosi. Quante parole violente vengono scagliate addosso a chi fa il proprio mestiere, correndo anche il rischio di sbagliare. Sono innocenti eppure, per invidia, li si vuole crocifiggere. Quanta violenza esce dalla bocca di coloro che pure si professano discepoli del Dio che assume il posto dell’imputato e non del giudice; quante condanne anche nella nostra comunità parrocchiale e civile: ogni testa un tribunale con il conseguente risultato che in ognuno di noi tante volte a ricevere la condanna a morte è, ancora una volta, Gesù Cristo. Tutto ciò, però, non sarebbe possibile senza Pilato. L’uomo che, pur sapendo Gesù innocente, per dar soddisfazione alla folla, lo condanna. L’uomo che non riesce ad opporsi all’opinione comune; l’uomo che, per paura di perdere prestigio, fa uccidere un innocente, proprio quell’uomo – ammettiamolo - quanto ci somiglia!

 

Padre Nostro

 

Santa Madre deh voi fate …

 

 


 


SECONDA STAZIONE 



Gesù è caricato della Croce

 

V. Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo.
R. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.



PAROLA DI DIO


Dal Vangelo secondo Giovanni 19, 12-16

Pilato cercava di liberare  [Gesù]; ma i Giudei gridarono:"Se liberi costui, non sei amico di Cesare! Chiunque infatti si fa re si mette contro Cesare". Udite queste parole, Pilato fece condurre fuori Gesù e sedette nel tribunale, nel luogo chiamato Litòstroto, in ebraico Gabbatà.  Era la Preparazione della Pasqua, verso mezzogiorno. Pilato disse ai Giudei: "Ecco il vostro re!". Ma quelli gridarono:"Via, via, crocifiggilo!". Disse loro Pilato:"Metterò in croce il vostro re?". Risposero i sommi sacerdoti:"Non abbiamo altro re all'infuori di Cesare". Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso.

 

 

Meditiamo

Ci incamminiamo dietro a Gesù con la croce sulle spalle. Ma cos’è la croce? Una malattia? No, questa fa parte della biologia umana; una crisi economica? Nemmeno, fa parte delle leggi di mercato. Un litigio? Neanche, questa dipende dal nostro peccato. La croce è servire Dio in tutte queste cose, ascoltarlo, lasciarsi guidare in queste cose. Si può servire Dio nella salute, nella ricchezza e nei momenti di gioia, ma lo si può servire anche con una malattia, nella povertà, nei momenti in cui si è fraintesi o feriti. Cristo decide di servire il Padre, di amarlo, sempre: quando è stato osannato non si è montato la testa e quando è stato vilipeso non si è rivoltato con il Padre lamentandosi o addossando a lui le colpe e nemmeno è divenuto violento con i suoi delatori. 

Amare, lodare, servire Dio in ogni situazione è la nostra croce e delizia. Questo tipo di vita è per tutti, ma lo capiscono solo coloro che hanno realmente incontrato l’amore e la tenerezza che Dio ha per noi. Agli occhi di molti Gesù parve e continua ad apparire un povero fesso, un debole … ma chi ha conosciuto l’amore del Padre capisce che oltre c’è tanto altro. La croce è un mistero di amore stupendo che comprende solo chi ha incontrato Dio. Agli altri non si può spiegare nulla. 


Padre Nostro

 

Santa Madre deh voi fate …


TERZA STAZIONE 


Gesù cade per la prima volta

 

V. Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo.
R.
 Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

 

PAROLA DI DIO


Dal libro del profeta Isaia. 53, 4-8

Egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori
e noi lo giudicavamo castigato, percosso da Dio e umiliato.
Egli è stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità.
Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti. Noi tutti eravamo sperduti come un gregge,
ognuno di noi seguiva la sua strada; il Signore fece ricadere su di lui
l'iniquità di noi tutti. Maltrattato, si lasciò umiliare
e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello,
come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca.
Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo.

 

Meditazione

Cadere nella vita, si cade tante volte:

Quando si impara a camminare. Quando si ha fretta. Quando si è ammalati. Quando si è anziani. Cadere si cade anche quando si porta la croce, anche quando si vuole servire il Signore con i migliori sentimenti e le migliori intenzioni. È caduto anche il figlio di Dio. Di cadere, infatti, capita solo a chi cammina, chi si muove. 

Quanti sensi di colpa, quanta tristezza, quanta rabbia portiamo nei nostri cuori per essere caduti, per degli errori che non ci perdoniamo, per le nostre fragilità. Consoliamoci, fratelli, è caduto anche Gesù.  Consoliamoci tutte le volte che cadiamo perchè per terra troviamo anche Gesù. È nelle miserie che vorremo eliminare che conosciamo il volto misericordioso di quel Dio che proprio lì dove siamo fragili e spauriti ci è venuto a prendere. Sarebbe bello se a Marcellina noi credenti entrassimo davvero in questa misericordia; è come se Dio oggi ci dicesse: non abbiate paura di mostrare le vostre fragilità! Non abbiate paura di confessarle! Liberatevi dai sensi di colpa! Cadiamo insieme e insieme rialziamoci. Non abbiate paura della misericordia! E non stancatevi mai di Chiedere perdono al Padre e ai fratelli perché Lui non si stanca mai di concederlo!

 

Padre Nostro                                                                                       
Santa madre deh voi fate ….


QUARTA STAZIONE 



Gesù incontra sua Madre

 

V. Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo.
R.
 Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.



PAROLA DI
 DIO


Dal Vangelo secondo Luca. 2, 34-35. 51
Simeone parlò a Maria, sua madre:
“Egli è qui per la rovina
e la risurrezione di molti in Israele,
segno di contraddizione
perché siano svelati i pensieri di molti cuori.
E anche a te una spada trafiggerà l’anima” …
Sua madre serbava tutte queste cose nel suo cuore.

 

Meditiamo

È agli incroci della nostra esistenza, quei momenti terribili in cui dobbiamo decidere se svoltare e dove, che ci serve essere consolati e consigliati. A volte sappiamo già da che lato svoltare, ma abbiamo paura, siamo frenati, pensiamo di non farcela. Quanti ragazzi rimangono con la freccia esistenziale accesa, senza mai svoltare, senza mai accogliere la loro vocazione. Ragazzi che si fanno un giro, senza mai una meta. A questi ragazzi serve la tenerezza di una Chiesa che sappia essere madre. Sono ragazzi che pensano di essere fragili, inadeguati, sbagliati e ai bivi della loro esistenza o si fermano o si perdono nel fumo, nella droga, nel sesso, nell’alcol, nel gioco d’azzardo. E questo – anche qui a Marcellina – sotto lo sguardo distratto degli adulti accade sempre più a ragazzi giovanissimi. Noi adulti siamo distratti, mentre le iene fanno soldi sulla carne ingenua dei nostri cuccioli. 

In questi incroci abbiamo bisogno di incontrare ancora una volta la tenerezza di una Madre, la tenerezza di Maria, quella tenerezza che è andata incontro a Gesù forse mentre rischiava di fermarsi, di perdersi, di tornare indietro. 

I nostri ragazzi hanno bisogno di meno saccenza e rimproveri e più tenerezza, saggezza, vicinanza, esempi a cui guardare. Aiuti Maria Santissima, la nostra Marcellina ed essere sempre più madre e meno matrigna. Ave o Maria

 


 

QUINTA STAZIONE 



Gesù è aiutato dal Cireneo
a portare la Croce

 

V. Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo.
R.
 Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.


Dal Vangelo secondo Marco. 15, 21-22
Allora costrinsero un tale che passava, un certo Simone di Cirene che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e Rufo, a portare la croce.
Condussero dunque Gesù al luogo del Golgota, che significa luogo del cranio.

 

Meditiamo

In una stazione c’è sempre gente che va e gente che viene. Per la verità c’è anche gente che si nasconde nelle stazioni, gente che cerca un rifugio per dormire o per nascondere chissà quali attività. È triste quando la stazione diventa il pericoloso rifugio dei nostri ragazzi, sintomo di una società che non sa o non può più offrire spazi alternativi. Ad ogni modo una stazione è un luogo di passaggio, proprio come lo era il calvario. Mentre Gesù sale al calvario, c’è un uomo che torna da lavoro, lui viene preso e costretto ad aiutare Gesù. Da questa stazione passano tanti cirenei che la mattina presto partono per andare a lavorare e tornano la sera tardi a casa. Tanti altri non prendono il treno, ma la macchina … in fondo la musica è la stessa. Il punto è che mentre un pensa semplicemente di andare a lavorare la vita si mostra più complessa: tu pensi che la cosa più importante sia portare il pane a casa e invece c’è da aiutare il figlio di Dio. La storia ci narra che la famiglia del Cireneo divenne credente e anche famosa, infatti, l’evangelista Marco menziona addirittura i nomi dei suoi figli. Da quel giorno è cambiata la storia di questo semplice lavoratore. Questo cireneo ci ricorda che la nostra vita non è solo lavoro. Il lavoro è utile, necessario … ma non è tutto! C’è da aiutare il figlio di Dio: c’è da crescere dei figli, da sostenere una comunità parrocchiale e civile, da impegnarsi nelle cose comuni. È chiaro che i figli se ne vanno altrove se i genitori sono sempre impegnati; è chiaro che la comunità diventa sempre più brutta se nessuno ci si dedica gratuitamente, liberamente senza che un servizio diventi poi la pretesa di un posto di onore. Non siamo macchine da lavoro, siamo cirenei, capaci di aiutare Dio a portare la croce con cui lui salverà il mondo.

 

Gloria al Padre …

 

SESTA STAZIONE 



La Veronica asciuga il volto di Gesù

 

 

V. Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo.
R.
 Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.


Dal libro del profeta Isaia. 53, 2-3
Non ha apparenza né bellezza
per attirare i nostri sguardi,
non splendore per potercene compiacere.
Disprezzato e reietto dagli uomini,
uomo dei dolori che ben conosce il patire,
come uno davanti al quale ci si copre la faccia.

 

Meditiamo

La strada di Gesù oramai è una strada dritta verso la morte. Non c’è alcuna deviazione di percorso prevista, la meta è chiara. Si procede diritti fino alla crocifissione. Eppure accade che improvvisamente qualcosa cambia, come una curva improvvisa, inaspettata. Una donna gli si fa prossima e gli asciuga il volto. Per lui sarà stato un sospiro di sollievo, un attimo di riposo, un momento di paradiso, una carezza al cuore. Le vite di tante persone sembrano strade dritte verso il patibolo e tante volte non possiamo fare davvero nulla per deviare il loro percorso: ammalati, tossicodipendenti, alcolizzati, ludopatici. Quanti genitori, fratelli, amici si sentono così impotenti dinanzi al male causato e alimentato da gente senza scrupoli che, pur di fare soldi, non guarda in faccia nessuno? Cosa fare? Tante volte si può poco … un gesto di affetto, asciugare il volto è un gesto potente: il volto è l’identità di una persona, il gesto dell’asciugare vuol dire rimuovere ciò che copre e sporca la propria identità. A volte ciò che serve per aiutare una persona disperata e ferita è semplicemente ricordagli il suo volto, fargli da specchio, ripulirlo con il proprio affetto e ricordargli quanto vale. Quante volte lo abbiamo detto: ma ti sei visto allo specchio?

Abbiamo tanta paura di guardarci allo specchio perché ci troviamo sporchi, sanguinanti, brutti … quanto disprezzo portiamo su noi stessi, eppure siamo creati a immagine e somiglianza di Dio. Impariamo dalla tenerezza della Veronica che può solo pulire il volto, tornare a quella somiglianza, renderla di nuovo visibile; impariamo da lei affinché la nostra vita sia un continuo pulire e lasciarci pulire il volto. 

 

Ave Maria


 

SETTIMA STAZIONE 



Gesù cade per la seconda volta

 

V. Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo.
R.
 Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.



PAROLA DI
 DIO


Dal libro delle Lamentazioni. 3, 1-2. 9. 16
Io sono l'uomo che ha provato la miseria
sotto la sferza della sua ira.
Egli mi ha guidato, mi ha fatto camminare
nelle tenebre e non nella luce...
Ha sbarrato le mie vie con blocchi di pietra,
ha ostruito i miei sentieri...
Mi ha spezzato con la sabbia i denti,
mi ha steso nella polvere.

 

Meditiamo

Quando si è giovani si pensa sempre che se uno sbaglio si fa una volta, non lo si commette la seconda. Che dove si è caduti una volta, non si cadrà la seconda. Per questo ci dà tanto fastidio quando gli altri ripetono verso di noi un errore, un’offesa, un fraintendimento. Eppure, sappiamo che non è così, sappiamo che spesso noi ripetiamo sempre gli stessi errori. Per i preti confessare è in realtà molto noioso: si sentono sempre le stesse cose. Sì, perché non basta un po’ di buona volontà per non ripetere le nostre cadute. Gesù è stanco, ferito, sanguinante, dolorante come potrebbe bastargli un po’ di buona volontà? 

Anche noi tante volte ripetiamo i nostri errori perché siamo stanchi, feriti, traumatizzati da chissà quali eventi della nostra infanzia, quali delusioni, sensi di colpa, paure … e come potrebbe bastare un po’ di buona volontà? Si cade e si ricade e ci si sente sempre sconfitti. Come potrebbe bastare un po’ di impegno?

Gesù cade la seconda volta e ci ricorda che non è l’impegno che ci salva, ma l’amore dato e ricevuto. Per questo la confessione – pur se sempre con gli stessi peccati – ci rimette in piedi perché nella confessione ci lasciamo amare da Dio nelle nostre cadute più dolorose e, tal volta ridicole. Tante persone hanno paura della confessione, tanti la ritengono inutile … solo chi la sperimenta e la pratica sa che se non ci fosse andrebbe inventata perché noi cadiamo sempre negli stessi inciampi e sempre abbiamo bisogno di essere rimessi in piedi dalla tenerezza e dalla misericordia di Dio

 

Padre Nostro …

 

 

OTTAVA STAZIONE


Gesù incontra le donne di Gerusalemme

V. Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo.
R.
 Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.


PAROLA DI
 DIO


Dal Vangelo secondo Luca. 23, 28-31
Gesù , voltandosi verso le donne, disse: "Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: Beate le sterili e i grembi che non hanno generato e le mammelle che non hanno allattato. Allora cominceranno a dire ai monti: Cadete su di noi! e ai colli: Copriteci! Perché se trattano così il legno verde, che avverrà del legno secco?".

 

Meditiamo

In diverse regioni dell’Italia, tra cui eccelle la Calabria, sono conosciute delle figure che venivano ingaggiate durante i funerali: le piagnone. Quelle donne che piangevano il defunto tal volta mettendo in piedi una sceneggiata piuttosto drammatica e buffa.

Piangere è un atto importante. Non è facile. Molti ormai non sappiamo più farlo. Per alcuni è un gesto di debolezza, per altri è davvero liberatorio. Queste donne piangono su Gesù e Gesù reagisce: piangete su voi stessi e sui vostri figli. Ne abbiamo motivi per piangere? Gesù sta per morire, ma sa bene che va incontro alla risurrezione, sa che il Padre non lo lascia nemmeno per un istante. Dunque, sì, soffre, ma passerà. Inutile disperarsi. Ma noi motivi per piangere ne abbiamo? Proviamo a guardarci intorno: siamo una nazione che non ha tanto futuro, bambini non ne nascono più e quelli che vengono al mondo diventano velocemente carne da macello di un ipermercato mondiale in cui si vende e si compra l’innocenza in cambio di un po’ di piacere; beni primari come la salute e l’istruzione sono diventati ormai il lusso di poche famiglie ricche che possono accedere a servizi privati e per di più la violenza messa in campo dalle varie mafie, insieme alla massoneria, bloccano ogni forma di sviluppo. E poi? Poi per noi non è mica detto che dopo la morte ci sarà il Paradiso. C’è un rischio, anche minimo, di finire un po’ più giù, certo lì si sta caldi, ma di sicuro non si ride. 

Ne abbiamo motivi per piangere su noi stessi. Queste donne piangono su Gesù perché non sanno guardarsi intorno e, ancor peggio, dentro. San Francesco d’Assisi una volta fu trovato tra le lacrime, disperato e quando, preoccupati i frati gli chiesero, perché piangi? Lui rispose, riferendosi ai suoi peccati: Piango l’amore non amato. Abbiamo urgente bisogno di imparare nuovamente a piangere, senza vergogna, senza paura. Perché il pianto è il sintomo esterno di chi ritorna in se stesso, di chi capisce di aver buttato via tanto, di chi sa di essere stato stolto e ora non vuole più. Chiediamo a Dio che ci insegni di nuovo a piangere su noi stessi per desiderare di non rovinare più la bellezza della nostra vita. Padre Nostro

NONA STAZIONE


Gesù cade per la terza volta

 

V. Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo.
R.
 Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.


Dal libro delle Lamentazioni. 3, 27-32

È bene per l'uomo portare il giogo fin dalla giovinezza.
Sieda costui solitario e resti in silenzio, poiché egli glielo ha imposto;
cacci nella polvere la bocca, forse c'è ancora speranza; 

porga a chi lo percuote la sua guancia, si sazi di umiliazioni.
Poiché il Signore non rigetta mai... 

Ma, se affligge, avrà anche pietà secondo la sua grande misericordia.

 

Meditiamo

Sono tre le cadute di Gesù che la tradizione ci racconta. Ci sono momenti nella vita di un uomo in cui si pensa che a tutto c’è un limite. Non si può tollerare una debolezza reiterata più volte. Volgarmente diciamo: Alla prima passa, alla seconda pure, ma alla terza … ecco, qui siamo alla terza. Tre volte il Signore Gesù cade per terra e tre volte deve rialzarsi perché non è mai vero che una persona non sia recuperabile. Non è mai vero che per una persona non c’è più speranza. Non è mai possibile accettare una sentenza definitiva sulla vita e sulla storia di una persona. Gesù cade tre volte e si rialza arrivando fino in fondo, forse volendo completare quell’insegnamento che aveva dato ai suoi discepoli qualche tempo prima, quando Pietro, in uno slancio di generosità aveva chiesto: va bene se ad un fratello perdono fino a sette volte? Lui aveva risposto: non sette, ma settanta volte sette. Ora con la sua vita, mentre cade la terza volta pare voler dire: vedete? Vale la pena perdonare perché ci si può sempre rialzare. Il perdono non è altro che un’ennesima possibilità regalata per amore affinché chi ha sbagliato si rialzi. 

Abbiamo tutti bisogno di un’ennesima possibilità di rialzarci, sempre, ogni giorno perché il rischio di rimanere parcheggiati nelle nostre povertà è davvero alto; il rischio di tirare il freno a mano e spegnere il motore della nostra esistenza e rimanere fermi nella fanghiglia del nostro egoismo è davvero alla portata di tutti. 
E Dio – che non ci ha fatti per essere parcheggiati nella terra, ma per giungere al cielo – ci concede questa opportunità di misericordia gratuitamente affinché anche noi possiamo concederla a coloro che, cadendo, ci feriscono. 

 

Padre Nostro

 

 

 

DECIMA STAZIONE 


Gesù è spogliato delle vesti

 

 

V. Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo.
R.
 Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.


Dal Vangelo secondo Marco. 15, 24
I soldati si divisero le sue vesti,
tirando a sorte su di esse
quello che ciascuno dovesse prendere.

 

 

         Una volta in piazza si condannavano i malfattori alla gogna. Ovverosia li si prendeva e – in alcuni casi dopo averli spogliati – li si sottoponeva al pubblico ludibrio. La gogna che subisce Gesù è molto più dolorosa perché, lo si spoglia e umilia, prima di ucciderlo. 

         Oggi, ringraziando il cielo, almeno dalle nostre parti questo tipo di gogna non esiste più, anche perché le piazze sono sempre più quasi deserte. Siamo troppo impegnati, presi da troppi impicci, per poter passare del tempo in piazza, quella reale che sta al centro del paese. Curiosamente però abbiamo trovato il tempo per frequentare un’altra piazza: quella virtuale. Lì si è riprodotta la gogna, quella mediatica. Lì le debolezze, gli errori, a volte solo presunti per non dire inventati, vengono pubblicati e spubblicati. Lì non esiste pudore nelle parole e negli atteggiamenti. Persone adulte con una nobile carriera alle spalle, padri e madri di famiglia, consacrati o consacrate, sui social si trasformano in piccoli centurioni intenti denudare i poveri malcapitati di turno. 

         E i ragazzi? Osservano, valutano e finiscono per imitare. C’è poi da dire che i social hanno creato un altro tipo di gogna: quella autoinflitta. Gente che si spoglia, non solo metaforicamente, pubblicamente rendendosi non di rado ridicola agli occhi degli altri e, purtroppo anche dei propri figli. 

         Ci domandiamo in questa piazza se non sia urgente recuperare il senso della vergogna che significa appunto vera-gogna. Recuperare il senso del pudore e del rispetto per se stessi e per gli altri. 

         Guardando a questo uomo crocifisso sorga nei nostri cuori il desiderio di non fare più agli altri e a se stessi tanto male. 

 

Padre Nostro.

 

 

 

 

 

UNDICESIMA STAZIONE 
(Inizio di via Laos)

Gesù è inchiodato sulla Croce

 

V. Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo.
R.
 Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.


Dal Vangelo secondo Marco. 15, 25-27
Erano le nove del mattino quando lo crocifissero.
E l'iscrizione con il motivo della condanna diceva:
"Il re dei Giudei".
Con lui crocifissero anche due ladroni,
uno alla sua destra e uno alla sinistra.

 

 

È curioso che l’opera di Dio si compie in un uomo inchiodato mani e piedi. Uno che non può fare niente. Eppure, è lui stesso a dire che è compiutoÈ imbarazzante questa cosa. Noi che siamo abituati a voler fare e dire cose per Dio, dinanzi al crocifisso, siamo un po’ smarriti. Dio non ci chiede di fare proprio niente. Semmai siamo noi a chiedergli nella preghiera del Padre Nostro che sia fatta la sua volontà. La cosa più difficile non è mai fare qualcosa per Dio, ma stare fermi davanti a Dio, lasciare che lui compia la sua opera in noi. Lasciarci crocifiggere, bloccare, mani e piedi. 

Non è l’impegno che ci rende santi, ma il lasciare campo libero a Dio nella nostra storia, lasciare che il suo amore prevalga sulle nostre intenzioni, azioni e attività; lasciare che il suo amore, attraverso di noi, arrivi come una cascata sugli altri. 

Tanti imprevisti, dolori, malattie, peccati nostri e degli altri spesso ci hanno bloccato, hanno fermato il nostro intento di fare qualcosa di buono e magari li abbiamo maledetti perché hanno impedito che le cose andassero secondo i nostri piani e, invece, erano solo le occasioni per fermarci affinché Dio facesse qualcosa. 

Il crocifisso ci ricorda sempre che sì, è vero che noi siamo chiamati a collaborare con Dio, ma la cosa più importante rimane sempre ciò che Dio ha da fare per noi. Eppure, come Pietro, lottiamo sempre con il Signore e con la sua iniziativa. Come Pietro diciamo: Signore, tu lavi i piedi a me? Li lavo io a te. E come a Pietro, anche noi ci sentiamo dire: Se non lavo io i piedi a te, tu non entri nel regno dei cieli.

 

Ave Maria

 

 

DODICESIMA STAZIONE 


Gesù muore sulla Croce

 

 

V. Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo.
R.
 Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.


Dal Vangelo secondo Marco. 15, 33-34. 37. 39

Venuto mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Alle tre Gesù gridò con voce forte: Eloì , Eloì , lema sabactàni?, che significa: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?... Ed egli, dando un forte grido, spirò ... Allora il centurione che gli stava di fronte, vistolo spirare in quel modo, disse: "Veramente quest'uomo era Figlio di Dio!".

 

Adoriamo in silenzio e, chi può, in ginocchio il signore Gesù morto per noi.

 

Meditiamo

Una volta chiesi a dei ragazzi: Se tu fossi Dio cosa faresti per risolvere i problemi del mondo? Mi risposero chi che avrebbe ucciso i cattivi, chi che avrebbe eliminato tutte le malattie, chi che avrebbe dato punizioni esemplari. A ben vedere queste sono le soluzioni che abbiamo tutti nel cuore e sono le soluzioni dei potenti di questo mondo. 
Dice il Vangelo che il centurione riconosce il figlio di Dio da come muore. Quel centurione aveva assistito alla morte di tanti uomini e tutti morivano bestemmiando, gridando, maledicendo. Questo nazareno, invece, muore in un altro modo: pregando, perdonando e donando tutto se stesso, anche sua madre. 

Ecco … questo centurione vede un amore così grande e riconosce che non è umano, ma divino. La soluzione al male del mondo non è mai la violenza, ma l’amore. L’amore, infatti, è l’unico capace di toccare e cambiare il cuore di una persona, perché l’amore viene da Dio. Per questo noi cristiani abbiamo una chiamata di capitale importanza: lasciare che in noi compaia l’amore di Dio. 

Quando in un uomo è apparso l’amore di Dio tanti problemi si sono risolti, tanti cattivi si sono ammorbiditi, tanti violenti si sono ammansuetiti: pensiamo a francesco di Assisi con il sultano mussulmano; a francesco di Paola con il Re di Francia; Giovanni Paolo II con gli imperi sovietici. 

La soluzione di Dio è sempre la stessa: mostrare al mondo un’alternativa al male. Questa alternativa Dio ce l’ha mostrata in Gesù Cristo e vuole continuare a mostrarla attraverso ciascuno di noi. Forse tutto si può compendiare con una domanda: tu vuoi essere con Cristo l’alternativa o uno come gli altri? 

 

 

TREDICESIMA STAZIONE 



Gesù è deposto dalla Croce

 

 

V. Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo.
R.
 Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.


Dal Vangelo secondo Marco. 15, 42-43. 46

Sopraggiunta ormai la sera, Giuseppe d'Arimatea, membro autorevole del sinedrio, che aspettava anche lui il Regno di Dio, comprato un lenzuolo, calò il corpo di Gesù giù dalla croce.

 

Meditiamo

Morto Gesù c’è da raccogliere quel che resta: il suo corpo. Quello che in realtà sembrerebbe un atto di grande tristezza è diventato l’emblema del nostro essere credenti: accogliere in noi il corpo di Cristo. Per questo – benchè fatichiamo a capirlo – non si può essere credenti non praticanti, tantomeno praticanti non credenti. Chi crede accoglie il corpo di Cristo e lo accoglie nell’eucarestia e nei fratelli, certamente le due cose non si possono separare.

Accogliere il corpo di una persona significa accoglierne la sua vita, il suo pensiero, il suo insegnamento. La nostra fede, infatti, non è una dottrina morale, ma una relazione con una persona fatta di corpo, anima e spirito: Gesù Cristo. 

Essere credenti significa accogliere Gesù come un amico con il quale desidero passare tempo, parlare, ascoltarlo, accogliere i suoi inviti. 

Accogliere il suo corpo … in fondo Gesù chiede quello che chiediamo noi ai nostri figli, genitori, amici, sposi, parroci: che qualcuno ci accolga, ci prenda sul serio, ci voglia bene, ci ascolti, ci riconosca. Dio non chiede una cieca obbedienza a pratiche e riti, ma una relazione viva fatta anche di incomprensioni, contestazionigioie e dolori. Dunque, non una sottomissione, ma un rapporto vivo! 

Accogliere un corpo significa iniziare una relazione. Ed è questo il paradosso della Pasqua: mentre accolgo il corpo di uno che sembra morto in realtà scopro che è vivo e mi dà vita. 

 

Padre Nostro

QUATTORDICESIMA STAZIONE 


Gesù è deposto nel sepolcro

 

V. Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo.
R.
 Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

 

Dal Vangelo secondo Marco. 15, 46-47

Giuseppe d'Arimatea, avvolto il corpo di Gesù in un lenzuolo,
lo depose in un sepolcro scavato nella roccia. Poi fece rotolare un masso
contro l'entrata del sepolcro. Intanto Maria di Magdala
e Maria madre di Joses stavano ad osservare dove veniva deposto.

 

Lo spettacolo è terminato. Il condannato è morto. L’amore è consumato. Rimane un corpo da seppellire, da nascondere perché è un segno di fallimento. Quel corpo che chiedeva accoglienza viene tumulato. Un po’ come quando uno ha una cicatrice la si nasconde perché brutta da guardare. Un po’ come facciamo con i nostri errori che tendiamo a nascondere. E così terminiamo questo nostro itinerario in Chiesa che è diventato di nuovo il luogo in cui il corpo di Cristo si nasconde, si conserva nel tabernacolo.

Eppure, è curioso che questo corpo che doveva essere nascosto, dopo qualche giorno verrà fuori con una forza incontenibile, come è incontenibile l’amore di Dio per ciascuno di noi. È questo il miracolo della Pasqua che si rinnova ogni giorno nell’eucarestia: quel corpo che viene conservato nel tabernacolo esce fuori, si rende visibile, in coloro che lo accolgono. Cristo è visibile anche a Marcellina in tante persone che accolgono e amano Cristo con gioia e anche nella malattia: penso a te Grazioso le cui giornate dalle 6 del mattino alle 20 della sera sono scandite dalla preghiera e dalla certezza che quel tuo figlio che ha interrotto la sua vita sta tra le braccia del Padre; penso a te Giannino che mi ripeti ogni volta che, anche se sei inchiodato al tuo letto proprio come un crocifisso, non ti senti né triste né disperato perché Dio abita nel tuo cuore; penso all’inspiegabile sorriso con il quale Alessandra ed Emanuela mi accolgono quando le porto la comunione, anche se vivono il dramma di una malattia pesante; e ancora penso a Filomena che trafitta da dolori e fatiche non smette di ripetermi: sono nelle mani di Dio e sto apposto così; oppure alla calma e la pace della Signora Italia che, pur se anziana e con un filo di voce, si confessa con precisione e commozione ogni volta prima di ricevere l’eucarestia. 

È proprio vero che il Venerdì Santo non è mai l’ultima parola e quel corpo martoriato dalla sofferenza che viene sepolto non può rimanere nascosto, ma attende di rivelarsi nella carne di ciascuno di noi, perché ciascuno di noi ha il desiderio e l’esigenza di incontrare Cristo non solo nelle parole e nei sacramenti, ma anche nella carne dei fratelli.  Padre Nostro

 

 

Preghiamo

Signore Gesù Cristo, abbiamo contemplato il mistero della tua Passione e del tuo infinito amore per noi, concedi che siano impresse nei nostro cuori, nelle nostre menti e nei nostri corpi i segni del tuo amore perché possiamo divenire per i nostri fratelli un segno della tua presenza nel mondo che incoraggia ogni uomo a non perdersi d’animo nel cammino di ritorno a casa dove il Padre ci attende.

Tu sei Dio e vivi e regni con Dio Padre nell’unità dello Spirito Santo per tutti i secoli dei secoli. Amen. 

venerdì 16 febbraio 2024

Liberaci dal demonio, ma è meglio se ci mostri il tuo volto, Signore!

  

            Man mano che le ore passano i dettagli sulla strage di Altavilla rivelano qualcosa di davvero inquietante che forse sarebbe giusto non sapere. È in queste circostanze che mi dico che forse faccio bene a non avere una televisione in casa. È davvero triste, infatti, questo giornalismo che pur di vendere notizie specula su sofferenza e dolore, alimentando rabbia, rancore, e violando quei pochi resti di dignità in una famiglia distrutta dalla follia. 

 

            Sul fatto si possono dire tante cose: che questo uomo fosse un malato mentale, che fosse un esaltato, perverso, ignorante e tant’altro. E forse, con queste valutazione, si coglierebbe anche un aspetto della situazione. Al di là di tutto ciò, però, urge una riflessione.

 

Ci troviamo in un contesto in cui il divino, l’alterità è ormai messo ai margini. Tutto ciò che sa di spiritualità rimanda per la maggior parte al medioevo (si conoscesse per davvero cos’era il medioevo!) eppure, statistiche alla mano, tutto ciò che ha a che fare con il magico, il mistico ed il demoniaco fa registrare un’impennata di interesse. Le chiese sono vuote (non solo quelle cattoliche), mentre i santoni, maghi e cartomanti o presunti sensitivi sono pieni di seguaci di tutte le età e gli strati sociali.

 

            Come è possibile? Questa strage, compiuta per purificare dalla presenza del demonio, dimostra, se ce ne fosse stato ancora bisogno, che ogni uomo sente la necessità di spiegare con qualcosa che sia oltre se stesso l’assurdità del dolore, del fallimento e delle proprie povertà. Il punto è che se tutto deve essere spiegato sempre con la psicologia, la razionalità e la scientificità alla fine rimane qualcosa che non si può spiegare per cui, in assenza di una robusta e intelligente spiritualità, si finisce per cadere nelle mani di pazzi o, peggio ancora, mal intenzionati pronti, nel migliore dei casi a fare soldi, sull’ignoranza e la fragilità di molti. Nel 2020, ma pare siano aumentate le cifre, ben trentamila italiani hanno frequentato maghi e cartomanti. Una cifra impressionante se si pensa che in quel periodo la crisi pandemica aveva allargato le frange della povertà e delle ristrettezze economiche. Del resto i più grandi ricordiamo ancora la famosa Wanna Marchi la quale dichiarò, in pochi anni, di aver accumulato un patrimonio impressionante speculando in affari riguardanti magia, cartomanzia ed altro. È davvero assurdo poter pensare che delle carte ti rivelino il futuro o che possano risolvere i tuoi problemi di lavoro o di affetto. Eppure, l’uomo del ventunesimo secolo così evoluto non ce la fa a non cedere a questo non senso perché assiste in modo disperato al vuoto che si porta dentro. E deve, per forza di cose, trovare un appoggio, una via di uscita a ciò che il razionale non riesce a cogliere.

 

            L’esigenza di Dio, dell’Oltre, del sublime è del resto scritta nel cuore di ogni uomo, anche del più (presunto) ateo. Se da quando l’uomo ha messo piede sulla terra ha sempre cercato un contatto con qualcosa di più grande, con buona pace di Feuerbach, non si è trattato di proiezioni al fine di sublimare l’imperfezione, ma di un richiamo inscritto nel profondo del cuore. Di fatto ognuno di noi tende a relazionarsi con questo richiamo cercando di riempire il vuoto che si porta dentro. È per questo che sarebbe più corretto dire che non esistono atei. Ognuno ha un “dio”, alcuni semplicemente divinizzano se stessi o i propri beni. 

 

            Tuttavia, quel vuoto, che è anche un desiderio, non può essere riempito da niente e da nessuno se non da un amore che o è infinito o finisce per non saziare veramente. Quel desiderio di essere liberati dal male, come infatti preghiamo nel Padre Nostro, è il desiderio di un amore che mi faccia andare oltre il fallimento ed il dolore che spesso ci frustrano. 

 

            Non sembri assurdo, né retorico, che quando Dio sparisce dal cuore dell’uomo tutto perde il suo senso, il suo colore a tal punto che tutto può diventare così brutto da pensare che l’unica via di fuga dal male, dal maligno, è il male stesso, come la strage di questa famiglia ci ha tristemente mostrato.


            Allora non ci resta da implorare davvero Dio: sì, liberaci dal Demonio che esiste e lavora nei cuori nostri, ma è più urgente che tu ci mostri il Tuo volto, Signore. Perché se ti mostri davanti ai nostri occhi malati e confusi, smetteremo di andare dietro alla follia!



Don Giuseppe Fazio

gfazio92@gmail.com






giovedì 21 dicembre 2023

È Natale, ma per alcuni è già (ancora) Venerdì Santo

 

            Mancano oramai pochi giorni alla solennità del Natale, una festa che per tanti versi e motivi è sempre stata considerata un momento di gioia, speranza, fiducia. Per questa ragione la sapienza popolare ha coniato l’espressione celeberrima secondo la quale “a Natale si è tutti più buoni”, resa poi celebre dalla pubblicità dei panettoni (non quelli della Ferragni) che recitava “a Natale puoi fare quello che non puoi fare mai”.

 

            Dunque, in questi giorni si è già messa in moto una macchina di spese, feste ed eventi che – anche se i dati ci dicono saranno molto più ristretti a causa della crisi economica aggravata dalla Pandemia – ci distrarranno probabilmente dal senso di quel bambinello che verrà deposto nelle case di chi ancora tiene a realizzare il presepe.

 

            Natale poi è una parola che ricorda casa. Ricorda il luogo natale appunto di ciascuno di noi. Ricorda le proprie famiglie con le quali ci si ritrova. A chi è costretto a vivere lontano da casa per lavoro ricorda il proprio paese con luci, odori, sapori e tradizioni. Natale richiama, in altre parole, alle origini, alle radici. Ed è forse questo che rende questa festa così bella, affascinante e, in qualche modo anche scomoda. 

 

            È così anche per me. Inevitabilmente il Natale mi riporta alla mia famiglia, ma anche al paese in cui non sono nato fisicamente, ma certamente intellettualmente, spiritualmente e culturalmente: Cetraro. E devo ammettere che il ricordo della mia città, e sono orgoglioso di poter dire “mia”, quest’anno ha sì, il colore rosso, ma non quello natalizio che ricorda il “Babbo” che porta i regali, ma il rosso del sangue di Alessandro che il 9 Novembre ad opera di alcuni sicari ha macchiato questa terra tanto bella quanto poco custodita e, forse, poco amata. 

 

            Così mentre in tanti ci prepariamo a vivere il Natale tra un Pandoro, un bottiglia di spumante, auguri e tombolate, in alcune case del mio paese siamo già (o ancora?) al Venerdì santo. Siamo a quel rosso che il sacerdote indossa durante la cosiddetta “Messa Strazzata” che ricorda il sangue di Gesù mescolato a quello di due ladroni, di due malfattori. Del resto – se è vero quello che Gesù dice nel capitolo 25 del Vangelo di Matteo – quel 9 Novembre al sangue di Alessandro si è mescolato ancora una volta il sangue di Gesù Cristo. Sia ben chiaro: questo non dice nulla sulla vita di Alessandro, né che fosse una persona limpida, né che non lo fosse. Alcuni atteggiamenti e frequentazioni per ben due volte lo avevano fatto finire sotto i riflettori dell’autorità giudiziaria, ma non è questo il punto. Il Sangue di Alessandro si è mescolato a quello di Gesù Cristo perché da sempre il Figlio di Dio ha offerto la sua vita per tutti, soprattutto per i più lontani.

 

            È Venerdì Santo per quella mamma che piange questo figlio, per la vedova e, in modo del tutto particolare, per i figli che, come successe ad Alessandro, cresceranno senza un riferimento paterno.

 

            Ma è Venerdì santo anche per quella folla di persone, sempre meno a dir il vero, che continuano a tappare i propri occhi e, prima ancora i propri cuori, pensando e dicendo (mai apertamente) che il problema è marginale, non esiste e che bisogna parlare di altro, quasi come se queste sofferenze non fossero da accogliere tanto quanto altre. 

 

            C’è un aspetto, però, che è custodito nella festa del Natale e anche nel momento tragico del Venerdì Santo. Entrambi i momenti – segnati da diversi tipi di sofferenza – sono aperti alla gioia e alla speranza: il Natale segnato dalla non accoglienza della Santa Famiglia è illuminato dalla gioia degli angeli, dallo stupore dei pastori e dalla nobiltà dei magi; il Venerdì Santo, invece, dalla tenerezza di Maria che sta ai piedi della croce, dalla fedeltà della Maddalena e di Giovanni, ma anche dalla conversione di uno dei due ladroni, dal pentimento del Centurione e dalla pietà di Giuseppe d’Arimatea.


            In questo modo questo Natale che è già (o ancora) Venerdì Santo è illuminato da alcuni segni preziosi che sono offerti dai ragazzi di Cetraro: quelli che da ormai due anni, nel contesto della festa patronale, organizzano momenti di riflessione e di provocazione in piena piazza, quel luogo nel quale tanti per paura (anche comprensibile) si voltano dall’altro lato mentre le telecamere vengono divelte, mentre un padre di famiglia viene brutalmente malmenato in seguito ad una denuncia. Ci sono poi  quei circa trenta ragazzi che, all’indomani dell’assassinio di Alessandro, hanno costituito proprio nei licei di Cetraro il Movimento Studenti di Azione Cattolica sentendosi interpellati a dare una risposta a coloro che vogliono appropriarsi del nostro territorio e della nostra storia. I loro volti, l’entusiasmo di 18 di loro che si sono candidati ad essere responsabili di questo nascente movimento è davvero una preziosa consolazione che ci ricorda l’agire di Dio che non nasce nella rumorosa Gerusalemme, ma nella silenziosa e piccola Betlemme. Così ancora oggi se volessimo cercare Gesù forse lo cercheremmo presso coloro che si sentono intellettuali, maestri e dottori per poi rimanere delusi. Più probabilmente lo troveremmo nel cuore di questi ragazzi di cui tanto spesso si parla male, ma poco li si ascolta, li si accoglie e li si incoraggia.

 



Don Giuseppe Fazio

gfazio92@gmail.com









domenica 1 ottobre 2023

LETTERA A MATTEO MESSINA DENARO

 LETTERA A MATTEO MESSINA DENARO

 

 

 

Caro fratello Matteo, 

 

 

 

         ammetto che associare la parola fratello alla tua persona un po’ i brividi me li fa percepire. Dalle parti nostre dire fratello ad uno vuol dire condividere qualcosa di importante, se non il sangue, il pane, la vita, un’esperienza forte. A ben pensarci, però, noi condividiamo lo Spirito Santo che ci è stato donato nel Battesimo; per cui è proprio così: siamo fratelli. 

 

         Dunque … caro fratello, te ne sei andato in cielo da diversi giorni per comparire davanti a Nostro Padre e lo hai fatto lasciando dietro di te una serie di misteri e di parole che a fatica si spegneranno. Alla fine, è stato ritrovato anche un tuo pizzino in cui dicevi di non volere funerali da una Chiesa corrotta e falsa.

 

         Caro fratello mio, questa mattina, in nome di quello Spirito che condividiamo, io ho disobbedito a questo tuo desiderio e con la comunità di cui sono parroco abbiamo celebrato l’eucarestia per te e per Giorgio Napolitano. Eh sì … perché magari è vero alcuni uomini di Chiesa – forse quelli che hai frequentato tu – sono corrotti, falsi e chi più ne ha ne metta, ma questa non è la Chiesa, ne è la sua negazione che anche tu, come Battezzato, hai favorito ad incrementare. La Chiesa che sperimentiamo noi, invece, è una Chiesa diversa in cui, anche se si viene insultati, proviamo (non è semplice affatto) a rispondere con la preghiera e con la misericordia. 

 

         Ben inteso le cose che ti attribuiscono a me fanno gelare il sangue al solo pensiero, sono ingiustificabili ed inammissibili. A gente come te, fin quando resta in vita, bisogna annunciare di “convertirsi e credere al vangelo”, ma una volta davanti al Padre io non posso non sentire il desiderio che, pur nella sua somma giustizia, Dio trovi il modo di salvarti. Perché se ci fosse un modo per il quale tu possa espiare tutte le tue malefatte ed essere restituito alla Chiesa puro e santo, beh … sarebbe una cosa grandiosa.

 

         Sai … proprio oggi – nemmeno a farlo di proposito – la seconda lettura tratta dalla Lettera ai Filippesi descriveva il fatto che Dio, l’onnipotente, il giusto, il santo si è fatto uomo, servo ed ha accettato la morte e la morte di croce proprio per i peccatori, per gente come te e come me, che, anche se non sono un mafioso ed un assassino, di gente, dalle mie parti, ne faccio soffrire con i tanti spigoli e durezze che porto nel mio cuore.

 

         Io non so cosa ti avrà detto il Padre quando ti avrà rivisto, ma so – perché ce lo ha rivelato il Figlio – che la Sua volontà è che tutti, ma proprio tutti, siano salvi. E per questo non ho potuto chiedere che si compia la volontà di Dio anche per te, che la Misericordia del Padre sia potuta entrare da qualche parte nel tuo cuore e abbia trovato un appiglio di salvezza.

 

         Del resto a scuola – e io che sono docente sto imparando – il professore si deve impegnare proprio con i peggiori e non con i migliori. Lo sa bene un altro Matteo, l’Evangelista, che, come te, era un po’ mafiosetto, poi incontrò lo sguardo misericordioso di Cristo e capì che valeva la pena seguirlo. 

 

Sai, Matteo, oggi la Chiesa – quella vera – celebra la ricorrenza di Santa Teresa la quale così scrive nel suo diario a proposito di un uomo molto simile a te: 

 

Sentii parlare di un grande criminale che era appena stato condannato a morte per dei crimini orribili: tutto faceva credere che sarebbe morto nell’impenitenza. Volli ad ogni costo impedirgli di cadere nell’inferno; allo scopo di riuscirvi usai tutti i mezzi immaginabili: capendo che da me stessa non potevo nulla, offrii al Buon Dio tutti i meriti infiniti di Nostro Signore, i tesori della Santa Chiesa; infine pregai Celina di far dire una messa secondo le mie intenzioni, non osando chiederla di persona nel timore di essere costretta a confessare che era per Pranzini, il grande criminale.

 

            Mi sento incoraggiato dall’aver pregato oggi per te perché mi piace pensare che ad intercedere con noi ci fosse proprio Santa Teresa e che anche questa volta abbia ottenuto la grazia che tanto desiderava da bambina per un altro criminale. E questo non perché tu la faccia franca un’altra volta, ma perché nel Paradiso se al Padre mancasse anche uno solo dei suoi figli provocherebbe un dolore eterno e io che mi sento suo figlio come potrei gioire se Lui stesso soffrisse?

 

            Ecco, Matteo, fratello carissimo, tu ci hai chiamati falsi e corrotti e noi abbiamo voluto pregare per te, per la tua famiglia, per i tuoi “devoti”. Abbiamo pregato perché la tua morte sia occasione di conversione per te e per tutti loro. In fondo non è la giustizia che ci restituirà indietro le persone che ci hai tolto, ma solo la misericordia di Dio e non di certo su questa terra. 

 

            Sarebbe davvero il Paradiso se tu – pentito – potessi riabbracciare le tante vittime della tua violenta barbarie chiedendo loro perdono e abbracciandole di cuore . Quel Paradiso in cui “la mucca e l’orsa pascoleranno insieme, il leone si ciberà di paglia e il bambino metterà la mano nel covo dei serpenti velenosi senza temere male” (cf. Is 11,6-8). Sarebbe davvero bello … del resto – mi domando - non è questo quello che noi chiamiamo Regno di Dio e che il Figlio ci ha annunciato dalla croce quando anche lui ha pregato per i crocifissori? 

 

 

Don Giuseppe Fazio

Gfazio92@gmail.com