sabato 9 agosto 2025

Una Canzone per Brunori: LA VITA COM'È



 

            Nei giorni scorsi presso i Ruderi di Cirella il nostro Brunori ha tenuto un concerto che – a dire dei partecipanti – è stato spettacolare. E allora in occasione di questo evento di orgoglio calabrese vorrei tornare a commentare qualche testo del cantautore. 

 

            Vorrei ripartire da “La vita com’è”. Già il titolo la dice lunga. A fronte di un main stream globalizzato secondo il quale tutto ciò che non ci piace può essere cambiato o modificato, questo pezzo ci invita a riscoprire l’arte dell’accogliere e assecondare la vita per come si presenta nella convinzione, paventata fin dall’inizio, che avere vent’anni o cento non cambia poi mica tanto se non riesci ad accogliere la vita com’è

 

            Proviamo ad immaginare per un istante quanto tempo abbiamo sprecato in nervosismi, ansie e agitazioni per far andare le cose come volevamo noi. Matrimoni, compleanni, Pranzi in famiglia, vacanze … tutto perché andasse secondo le nostre aspettative. Per poi raggiungere cosa? L’aborto della sorpresa, dell’inedito … una vita ad inscatolare l’esistenza in dinamiche pre-confezionate che, come dice in un’altra canzone, alla fine toglie il sapore pure al cioccolato

 

            Il testo di questa canzone appare particolarmente provocatorio – stile tipico dell’autore calabrese – ma qui riesce a raggiungere picchi di sarcasmo capaci di trafiggere l’animo umano. Come quando, nella prima strofa, si allude al fatto che ognuno di noi ha visto nella propria esistenza momenti che sapevano da fine del mondo (un lutto, un dolore, un fallimento, un tradimento) eppure anche dinanzi alla percezione di una fine che potrebbe arrivare da un momento all’altro, ecco che non riusciamo ad accogliere la vita com’è

 

            Il ritornello ha poi del geniale. Canticchiando con una leggerezza impressionante la dura ed essenziale legge delnon poter tornare indietro, Brunori ha la capacità di affondare le retorica comune dicendo che se anche si potesse tornare indietro alla fine non troverebbero noi, ma altri. Artefatti. Provate a fare di nuovo lo sforzo immaginare di poter riavvolgere sempre il nastro, come si faceva con le vecchie VHS. Sarebbe davvero bello? Gli istanti perderebbero la loro unicità e noi ci costringeremmo a ripetere attimi e momenti fino a raggiungere chissà quale perfezione, perdendo di fatto la cosa più bella della vita: la possibilità di andare avanti, sempre e comunque

 

            Tuttavia, la perla nascosta in questo testo è il parallelismo tra l’amore e la vita. Entrambi, infatti, non sono come volevi tu. La sfida di amare non è la sfida di trovare qualcuno che ci rispecchi, ma qualcuno per cui, nella sua unicità e differenza, vale la pena spendere la nostra esistenza. 

 

            E allora questo splendido inno alla vita e all’amore si trasforma in un invito alla contemplazioneL’odore del mare. La voce di tua madre. Ma non ti fa commuovere la vita com’è?

 

            La perdita dell’arte della contemplazione è ciò che ha maggiormente intristito la nostra quotidianità. La capacità di contemplare nel frammento imperfetto e fugace della nostra esistenza la profondità dell’universo nel quale si manifesta l’infinito di Dio. Converrebbe, per citare un altro grande (Niccolò Fabi), togliere il coltello dai denti per cominciare ad accogliere il fluire dell’esistenza: le partenze, come gli arrivi; le vittorie come i fallimenti; le gioie, come i dolori; la noia, come l’allegria … intrecciati da una sapiente mano che, come un artista, sa fare capolavori. 




don Giuseppe Fazio

gfazio92@gmail.com



 

 

2 commenti:

  1. È bellissimo e profondo (come sempre) questo suo invito a vivere nella contemplazione del reale e a smettere di vivere alienati. Smettere di desiderare una realtà che è solo immaginazione, la vita come la vorremmo noi. Se non si riesce ad accogliere la vita così com'è, non si vive, si sopravvive (nel senso che si vive sopra le cose, senza affrontarle, senza viverle fino in fondo). Ma è vita una vita che si accontenta di sopravvivere? E allora davvero non cambia avere vent'anni o cento: se sopravviviamo siamo spenti, senza vita.

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