È di ieri il messaggio che i nostri vescovi (Link) hanno voluto indirizzare a tutti i battezzati di Calabria. Un messaggio intenso che richiama al senso di responsabilità (da respondeo, cioè capace di dare risposte).
I nostri vescovi, invitando al voto e alla scelta responsabile, hanno richiamato ciò che Papa Francesco ebbe a dire in occasione della Settimana Sociale celebrata a Trieste nel 2024: la democrazia, in questo momento, è come un cuore ferito che ha bisogno di cura, e della cura di tutti.
Se questo è vero per le democrazie di tutto il mondo, lo è ancor di più per la nostra terra di Calabria che vive, come sempre, situazioni al limite del credibile: una campagna elettorale scialba dove gli unici che - almeno un po’ - parlano di programmi sono i candidati a presidenti, gli altri (almeno la maggior parte) si limitano a regalarci un’esposizione di volti e fotografie degne dei social dei nostri adolescenti. Gli unici veri colori che stanno animando queste settimane che ci condurranno al voto sono quelle dei soliti cambi improvvisi di bandiera, dove tutto e il contrario di tutto è tacitamente ammesso; senza più nemmeno preoccuparsi del caro principio di non contraddizione e dei cittadini che giustamente si sentono presi in giro. Perché se quattro anni fa gli avversari erano mafiosi, inetti e inconsistenti, adesso improvvisamente sono diventati amici e persone perbene in grado di risollevare le sorti della nostra regione e nessuno deve poter sollevare dubbi o domande. Niente di nuovo, intendiamoci. Era successo quattro anni fa, e prima ancora, e risuccederà. Che dire poi dei soliti dinosauri che hanno affossato politica e partiti e che rimangono ancora lì a perpetuare il gioco delle tre carte che – ancora una volta – farà in modo che soltanto alcuni territori e famiglie verranno rappresentati.
Insomma, il cuore della politica calabrese è realmente malato, infartuato, quasi agonizzante. Ed è per questo che ha bisogno di un intervento urgente: quello dei calabresi. Perché se c’è un dato che è capace di dare uno shock è solo la percentuale dei votanti. E non importa se saranno schede nulle o bianche o di altro colore. Il numero che dichiarerà la percentuale dei votanti sarà quel semaforo che darà il via libera ai soliti noti per continuare a fare quel che si vuole, oppure l’alt che imporrà un immediato cambiamento.
In fondo se c’è una manovra che una certa politica – più o meno consciamente – è riuscita a mettere in pratica è quella di far credere che tanto andare a votare non serve a niente. E, invece, no … serve perché se il popolo torna a dire con chiarezza il proprio parere (fosse anche la stanchezza e la frustrazione!) i giochi si interrompono. Altrimenti? Altrimenti voteranno sempre gli amici degli amici e ognuno – conti alla mano – potrà sempre decidere prima chi passa e chi invece dovrà tentare al prossimo giro con un’altra casacca.
Allora l’invito dei vescovi vale la pena di essere ascoltato. Bisogna partecipare alle elezioni e scegliere responsabilmente, guardando alla carriera politica dei candidati, alla loro moralità, coerenza e ai loro programmi.
don Giuseppe Fazio
gfazio92@gmail.com

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