Carissimi fratelli e sorelle,
celebriamo la festa della sacra famiglia in questa XXI domenica del tempo ordinario. Domenica scorsa avevamo accolto un Gesù inedito che non parla di pace e comunione, ma di divisione e guerra. Ci diceva che quando si accoglie la verità nel proprio cuore si inizia a fare una divisione: la vita non è compatibile con la morte; il servizio con l’arroganza; la verità con la violenza. E questo crea una divisione dentro e fuori di noi.
E Gesù ci diceva che in fondo senza questa divisione non si entra nella gloria del Padre. Ecco uno che ascolta il maestro insegnare ad un certo punto – probabilmente si sarà guardato intorno – avrà valutato la violenza dell’impero romano, l’ipocrisia dei sacerdoti, l’arroganza di Erode, le tante piccole violenze di ogni giorno … e domanda a bruciapelo: Allora sono pochi quelli che si salvano?
In fondo se ci guardiamo intorno anche a noi sembra di trovare poche persone che sono totalmente dedite al bene, che non cercano il compromesso, trasparenti, capaci di sacrificare se stesse per il bene dei fratelli e del regno del Padre. Anche a noi verrebbe da fare questa domanda, e tante volte la trasformiamo in un’affermazione: u chiu sanu tene la rogna. Sono pochi …
E Gesù – che solitamente non parla di sforzo – qui risponde dicendo sforzatevi di entrare per la porta stretta. Curioso… il Regno del Padre ha una porta che è stretta. Perché? perché è il Regno dell’Amore … e l’amore – mi dispiace dirvelo così a bruciapelo – non è per tutti.
Tante volte scambiamo l’innamoramento per l’Amore: quel momento in cui senti le farfalle nel cuore, ti senti spensierato, pensi solo a lui o lei e credi che sia il migliore del mondo. Poi come dice De Andrè la passione finisce … e il figlio rimane e tanti ne uccide la fame.
Tante altre volte scambiamo l’amore per il sentirci completati e allora andiamo alla ricerca di qualcuno che ci faccia stare bene … e saltiamo di fiore in fiore, come le api. E alla fine rimaniamo delusi, vuoti, tristi con la paura di ricominciare una relazione perché possa finire come le altre.
Ecco … questo non è amore, questo è egoismo. Questa è la ricerca egoistica di qualcuno che ti sazi, questo è infantilismo. Abbiamo tanta gente che varca le porte larghe dell’innamoramento infantile, fatto di passioni e di istinti.
L’amore è un’altra cosa. E noi lo contempliamo nella Sacra Famiglia e in ogni famiglia dove questo si realizza.
Da un lato abbiamo Maria: una donna di circa 14-15 anni (a quei tempi si era già donne; adesso forse verso i 45 anni iniziano a comparire le donne).
1. Per accogliere la vita, rischia la sua. Passa per prostituta e per pazza. Se ne deve fuggire. Se non è questo amore, ditemi cos’è? Una donna che sacrifica tutta se stessa per un figlio e non in nome del figlio – perché anche l’amore per i figli può essere egoistico; quanti matrimoni si distruggono per amore malato verso i figli che diventano il centro del mondo. Lei lo fa in nome di Dio; perché Dio gliel’ha mandato a dire da un angelo.
2. Poi abbiamo Giuseppe. Un lavoratore, un uomo giusto. Che accetta di passare da fesso, di prendersi una donna che dagli ebrei viene chiamata Pantera, cioè infedele. E accoglie un figlio che non è suo e lo difende con tutto se stesso, contro erode, rischiando il suo lavoro, la sua carriera, i suoi sogni. E difende la sua sposa con tutto se stesso e anche lui non lo fa per maria e per Gesù, no… perché maria la voleva congedare. Lo fa in nome di Dio perché anche a Lui un angelo ha parlato.
3. Alla fine abbiamo Gesù. Un bambino cresciuto con questi genitori come può essere: uno che ascolta Dio e fa tutto in nome suo e sacrifica tutto se stesso per amore, senza trattenere niente per se, nemmeno i vestiti, nemmeno l’onore, nemmeno la madre. Se non è amore questo.
Ecco … perché è stretta la porta dell’amore perché implica due cose:
1. Ascoltare Dio e non fare di testa propria
2. Spendere tutto se stessi.
Attenti però a quel che dice ancora Gesù: molti vogliono entrare. E perché? Perché l’amore è l’unico modo per essere felici. Avere qualcuno per cui dare la propria vita ci rende allegri. Guardate ho solo 33 anni, ma il Signore mi ha dato di incontrare gente che il mondo ritiene grande: capi di stato, papi, cardinali, illustri docenti, gente dello spettacolo. Persone veramente felici ne ho trovate poche.
E allora accade che lo sappiamo che alla fine i titoli, gli onori, il lavoro, gli obbiettivi raggiunti non danno la felicità e tutti – ripeto tutti – anche i più orgogliosi proviamo ad amare. Ma alla fine … la maggior parte desistono. E rimangono fuori.
Sai cos’è quel senso di frustrazione che ti porti dentro tutte le volte che non ami? Tutte le volte che pensi solo a te stesso? Sai cos’è quel velo di grigiore che ti guasta tutto, anche le più belle soddisfazioni? Il richiamo di Dio ad un amore più disinteressanto e libero, come quello di Gesù, Giuseppe e Maria.
Molti di quelli che sembrano i primi nell’amore quelli che sembrano realizzati, quelli che sanno sempre tutto e sbandierano verità e teorie sull’amore, rimarranno fuori. Tanti di quelli che invece sembra siano ultimi, insignificanti, insicuri … saranno primi nel regno del Padre. Perché l’amore non si valuta con cifre, obbiettivi, e parole … l’amore è la presenza di Dio in noi che ci dona di vivere per Lui e per gli altri e non più per se stessi.
Chiediamo alla Santa Famiglia di Nazaret di avere più genitori, educatori, preti, politici che sappiano amare così. Cerchiamo quelli che amano così e scegliamoli a nostri modelli, indichiamoli ai più giovani e allora troveremo finalmente che quella porta stretta non è in cielo, ma già su questa terra.
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