Qualche anno fa era stato il momento di Suor Cristina, la suora che aveva incantato il web con qualche canzone e un Padre Nostro recitato in diretta televisiva. Ho un dono e ve lo dono aveva detto prima di affermare che quel dono per lei era diventato una gabbia.
Luoghi e persone diverse, stesso copione è quello “recitato” da don Alberto Ravagnani. Il fenomeno esploso al tempo del Covid, il prete capace di radunare folle di giovani e adulti con i suoi video spopolati sul web.
Persone diverse, ma in me suscitano sempre la stessa domanda: dove lo trovavano il tempo per fare tutto questo? Con la penuria di sacerdoti e consacrati che spesso non c’è chi possa celebrare messa, ascoltare una confessione, fare visita ad un ammalato o mantenere aperte opere di carità, questi personaggi riescono a passare ore e ore dietro ad un pc, una telecamera o un cellulare per … evangelizzare.
Ma si può essere così rincretiniti? Gesù Cristo rifuggiva le folle non le cercava. Certo le ammaestrava, ma poi si ritirava per passare la maggior parte del suo tempo nascosto ed in preghiera. E poi questa retorica del lascio il ministero perchécosì sono più libero, davvero fa venire i brividi perché da un consacrato non ce la si aspetta, ma è pur vero – e su questo ha ragione Ravagnani – che noi non siamo super eroi solo per il fatto di portare un abito. Dunque, ciò che prima si ostentava orgogliosamente adesso viene descritto come causa di sofferenza. Certo perché ciò che si ostenta non è mai qualcosa di veramente integrato nella personalità. Ad ogni modo di questa storia conosciamo già la fine: si spegneranno i riflettori e di lui non si saprà più niente.
Ma quest’ennesima storia pone domande ben più profonde. Di fatto Don Ravagnani e Suor Cristina non sono altro che la punta di un Iceberg più profondo. Sono tanti i consacrati e le religiose che giocano a fare gli influencer con la scusa – perdonate la franchezza – dell’evangelizzazione.
Di fatto però una domanda rimane: com’è possibile che loro, come altri, siano arrivati a questo tiro? Dov’erano i superiori? Che formazione hanno ricevuto? Possibile che nessuno abbia mai detto loro che dovevano smetterla di dedicare così tanto tempo all’apparenza, alla notorietà, alle televisioni, ai talkshow e alle liti adolescenziali con altri personaggi famosi? Ci deve pur essere qualcuno che faccia notare che quella non è la vita del prete. Non si tratta di dire che i social sono negativi tout cour (sto scrivendo su un blog pubblicizzato tramite pagina facebook!), ma che questo non può essere il campo di ministero di un prete. Si era detto che i preti dovevano fare i preti e i laici i laici e invece qua si è persa la bussola. Abbiamo i laici che vogliono fare i diaconi, le diaconesse e i preti e i preti che vogliono fare gli adolescenti sul web, ridicolizzando liturgie, preghiera, ascesi e quanto di bello e sano la tradizione spirituale cristiana ci ha trasmesso.
Aveva ragione Moltmann quando nel suo splendido saggio sulla speranza diceva che questi sono segni di un cristianesimo in putrefazione che, ormai incapace di incidere nei cuori delle persone, si accontenta di personaggi che facciano ancora pensare ad una parvenza di rilevanza nel campo sociale.
Peccato che la Chiesa, in quanto sposa di Cristo, trova la sua fecondità soltanto nei santi che, senza giornali, telegiornali, televisioni o chissà cosa hanno sempre toccato il cuore di tante persone, mettendole a contatto con Gesù Cristo. Certo perché l’unica cosa che converte è l’amore che per sua natura richiede auto-espropriazione, nascondimento, umiltà, sacrificio, donazione totale di sé fino alla morte.
E invece alla fine mentre si predica Cristo crocifisso qua si accampano sempre più diritti, risentimenti e piagnistei di vario genere perché– pur se avendo fatto promesse liberamente – la colpa sarebbe della Chiesa e del suo ruolo che ingabbia e fa soffrire.
Una domanda però a don Ravagnani gliela farei: ma non te ne frega proprio niente di quei ragazzi a cui avevi insegnato sempre il contrario e che ti avevano creduto perché nella tua voce a loro era parsa di sentire quella di Gesù Cristo?
Don Giuseppe Fazio
gfazio92@gmail.com
