Così terminavo il 24 Giugno 2022 una lettera aperta a chi aveva tentato di uccidere a colpi di Kalashnikov Guido Pinto, proprio sulla stessa strada statale lungo la quale ieri hanno assassinato Pino Corallo:
Mi fa rabbia perché i tuoi capi si crogiolano sul fatto che tanto, se si continua così, non cambierà un bel nulla. Constatare che hanno realmente ragione, mi fa una rabbia che non so descriverti. Ma questa rabbia – davvero – non è per te! Potessi avere un solo motivo per dirmi che la mia rabbia è immotivata chiederei perdono in ginocchio sui ceci in piena piazza, mi farebbe meno male.
Dal 24 Giugno in poi ho cercato diversi motivi per dirmi che forse esageravo, che mi ero fatto prendere troppo dal momento, tanto più che all’epoca diversi amministratori minacciarono addirittura denunce di diffamazione tramite ricorso al vescovo del tempo, ma onestamente di ragioni sufficienti non ne ho trovate. Anzi ho trovato conferme. Nemmeno troppo tempo dopo, nel Novembre del 2023, si è verificato, infatti, quanto in diversi temevamo: un omicidio in stile mafioso, in piena sera, davanti ad una pizzeria gremita.
Ieri, all’indomani delle elezioni comunali (sarà stato un caso o una scelta mirata?), l’ennesimo grave atto. Era chiaro che si sarebbe verificato. Dalle indagini degli ultimi anni – ma bisogna avere pazienza con chi non ha tempo per leggere queste carte – è risultato evidente che sul territorio lavorano ormai diversi clan che stanno combattendo per l’affermazione del proprio potere.
Era chiaro che se non ci fosse stata una reazione ferma di tutto il tessuto sociale, come una sfera su un piano inclinato, la situazione sarebbe precipitata.
Cosa è cambiato da quel 24 Giugno 2022? Dà Speranza e attenua la rabbia, il comunicato del nostro Vescovo che chiede che tutta la diocesi si raccolga insieme alla comunità di Cetraro per pregare e reagire come a dire che questo non è il problema di una comunità, ma di tutti. Dà speranza che il neo-sindaco sospenda il comizio di ringraziamento dopo le elezioni per ripartire da una caserma dei carabinieri fantasma che, non si capisce perché (o forse sì), da troppo tempo non era più al centro dell’attenzione.
Fa respirare ossigeno la denuncia dell’imprenditore Francesco Occhiuzzi che squarcia un velo di omertà fino ad oggi superato soltanto da un altro imprenditore, Silvio Aprile, il quale non è morto ammazzato, come a dire che chi denuncia ce la fa – anche tra tante difficoltà – a difendere la dignità del proprio lavoro e della propria famiglia.
Dà Speranza il movimento diocesano degli studenti di Azione Cattolica istituito all’indomani dell’omicidio di Alessandro Cataldo nei licei di Cetraro e che ancora quest’anno ha visto diversi ragazzi lavorare sui temi della politica e del territorio come spazio da abitare e difendere; come anche le iniziative organizzate in pubblica piazza dall’oratorio San Benedetto di Cetraro; e così tanto altro lavoro silenzioso e quotidiano meno esposto all'opinione pubblica. Sono segni di speranza che però da soli non bastano.
Serve una reazione compatta di tutto il tessuto sociale, facendo sì che dinanzi a queste situazioni ogni forma di rancore, di diversità di colore politico, di diversità di veduta vadano sotterrati in favore della coesione per la tutela del bene comune.
O tornerà ad essere chiaro che il territorio di Cetraro e dell’Alto Tirreno Cosentino non è affare di pochi scellerati o saremo costretti ad ammettere tra qualche anno che questo omicidio era solo l’ouverture di una più drammatica e radicata tragedia.
Sogno e spero che l’invito del Vescovo che chiama a raccolta tutta la diocesi serva da incoraggiamento a tutti gli amministratori dell’Alto Tirreno Cosentino, alle associazioni di ogni genere e alle istituzioni della Pubblica Istruzione. Ora più che mai c’è bisogno di sentire che non siamo soli, né divisi, né isolati.
Don Giuseppe Fazio
gfazio92@gmail.com
