lunedì 7 ottobre 2024

Funerali Giannino Cavallaro

 Carissimi fratelli e sorelle, 

 

 

            Celebro questo funerale con sentimenti davvero contrastanti. Da un lato il dato affettivo: non potrò più vedere giannino, scherzare con lui, confrontarmi e accogliere suggerimenti da lui. Dall’altro sono felice perché sono certo che è in cielo, che ha raggiunto il suo pieno compimento ed è in quella pace eterna che desidero anche per me stesso, sapendo che qui su questa terra siamo solo pellegrini in cammino verso casa. 

 

            La liturgia di questa domenica ci ha parlato di matrimonio e di divorzio. Domandano a Gesù: è lecito ad un uomo ripudiare la moglie, visto che Mosè ha prescritto il divorzio? Gesù risponde: usando un’espressione in principio non fu così. Mosè ha dato questa legge del divorzio per la vostra durezza di cuore, perché non eravate capaci di capire qualcosa di più grande. 

 

            Nella vita il problema è sempre questa: guardare alle situazioni, alla relazioni, ai problemi secondo la propria durezza, secondo le proprie convinzioni oppure guardare la vita secondo l’origine. E cosa c’è all’origine? Meglio: chi c’è all’origine della nostra vita? Nessuno di noi ha chiesto di vivere, all’origine c’è Dio, c’è una sua decisione di amore; lui che, pur non essendo obbligato, ha voluto avere bisogno di noi e ci ha creato. 

 

            Uno guarda la vita secondo se stesso e tutto diventa una pretese, arroganza, violenza. Quanta gente accampa diritti e pretese rispetto alla vita in generale e alle persone che gli girano intorno.

 

            Poi invece c’è chi guarda la vita dall’origine e scopre che è tutto un dono ed ha solo gratitudine nel cuore, ed ha tenerezza, gentilezza, garbo, profondità perché sa di avere ricevuto tutto gratutiamente, senza merito e che alla fine non ha nulla di veramente suo su questa terra. E anzi sa bene che tante volte questo dono che si chiama vita lo maltrattiamo in noi stessi e nelle persone che abbiamo accanto.

 

            Ecco … ora tu immagina che ti devono amputare due gambe mentre tu sei ancora nel pieno delle tue facoltà mentali, avresti voglia di fare tante cose e prova a vivere questa esperienza a partire da te stesso, dai tuoi progetti, dalle tue sicurezze e dai diritti che pensi di avere solo perché magari nella vita fai il tuo dovere. Come staremmo? Forse sulle labbra avremmo queste parole: io non me lo meritavoDio è ingiusto; dov’è? Magari nemmeno esiste.

 

            Io l’ho detto e lo ripeto perché l’ho visto e toccato con mano: Giannino nonostante questa condizione la viveva da cinque anni circa era una delle persone più felici che abbia mai conosciuto, sicuramente la più felice che abbia conosciuto a Marcellina. Perché? Perché conosceva per esperienza l’origine della sua vita: l’amore che Dio aveva per lui. 

 

            Mai un lamento, mai un ma perché a me? O che ho fatto di male? Sempre mi diceva: sono nelle mani di Dio. E se, dopo cinque anni, sono allegro e sorridente in queste condizioni è perché Lui mi è sempre accanto.

 

            Non aveva paura della morte, anzi insistentemente mi diceva: quando vuole io sono qui. Di una cosa aveva un timore lucido: di perdere la fede. Mi diceva ogni volta che gli facevo visita: don Giuseppe io chiedo una sola cosa a Dio. E io gli chiedevo ogni volta mai stanco di sentire la sua risposta: cosa, Giannino? Mi rispondeva sorridente, ma serio: che aumenti la mia fede, perché se perdo questo perdo tutto

 

            La sua non era una fede sciocca, fatalista, di abitudine, di consolazione o tradizione. La sua era una fede vissuta, pensata. Pregava quotidianamente il rosario e aveva modificato l’ave maria. Non diceva benedetto il frutto del tuo seno, Gesù, ma il frutto del tuo grembo Gesù e mi spiegava: non è il seno che ha partorito, ma il grembo. Rimase sorpreso quando gli dissi che c’erano diversi teologi che sostenevano che la traduzione che usa seno fosse sbagliata. 

 

            La sua fede era una fede ragionata ed era anche una fede che lo teneva vigile e desto anche sul mondo. Leggeva il giornale tutti i giorni, rifletteva, pensava, si informava e discuteva. Poi di tutto questo dialogava nel suo cuore con Dio. Non somiglia a tanti di noi che, nonostante diciamo di essere credenti, spesso chiudiamo gli occhi sul male e sulla sofferenza degli altri, disinteressandoci. In questi anni ho sentito tanti parlarmi bene di Giannino … ho intuito con non troppa difficoltà che pochi gli facevano visita, fosse anche per dare qualche ora di sollievo alla moglie o ai figli. Che fede è la nostra che non ci fa sentire l’esigenza di condividere e portare le sofferenze degli altri? E non vale il discorso: ma non me la sentivo di stargli accanto? Nemmeno io me la sento di fare la visita agli ammalati, neppure il gruppo dell’apostolato della preghiera che visita ogni mese circa 50 ammalati della nostra comunità se la sente … uno non può fare il bene quando se la sente. Il bene si fa sempre se si ha un cuore vigile e soprattutto un cuore che dialoga con Dio, proprio come faceva Giannino. 

 

            E quel Dialogo gli manteneva il cuore aperto sulle persone che abitavano la sua quotidianità: la moglie, i figli, i nipoti. Era felice della sua famiglia e amava tantissimo sua moglie. Quell’amore maturo che piuttosto che mettere gli occhi sui difetti dell’altro, metteva gli occhi sui pregi e sul bene. E se proprio c’erano dei difetti che menzionava erano i suoi … perché sapeva di averne. È l’amore di chi sapeva bene che il matrimonio era un’opera di Dio … che Dio gli aveva regalato una moglie con cui condividere tutto, proprio come abbiamo sentito; Una donna che gli corrispondesse, letteralmente sarebbe che gli tenesse testa, che lo contraddicesseÈ importante avere dei contraddittori, avere qualcuno che ti dica qualcosa di diverso da quello che pensi. Senza contraddittorio non si cresce, non si matura, non si impara niente. E Giannino si faceva contraddire tanto, ascoltava, ragionava, forse si scontrava anche, ma non si tirava indietro. 

 

            Quanti matrimoni falliscono perché non c’è una vera capacità di lasciarsi contraddire; quanti matrimoni naufragano di fronte a difficoltà, di fronte alle debolezze o alle fragilità, magari ai tradimenti; come se un marito o una moglie per il fatto di essere sposati non avessero più debolezze, difetti, fragilità. Il punto, infatti, non è se tuo marito o tua moglie ti ferirà o no perché – anche se non ti tradirà fisicamente sicuramente ti deluderà e ferirà in altri modi – il punto è se sai o no che quel matrimonio all’origine è opera di un Dio che vi ha unito, vi ha reso una carne, vi ha voluto insieme perché siete fatti dall’eternità per stare insieme… avete il sistema operativo compatibile.

 

            Due fidanzati che chiedono il matrimonio devono avere come origine questa certezza: non ci sposiamo perché ci amiamo (questo basta per il matrimonio civile) ci sposiamo perché è Dio che ci ha messi accanto. Questo è ciò che dà la forza di accogliere fragilità, ferite, cadute anche tradimenti. Come Cristo accoglie le nostre fragilità, le nostre ferite, le cadute e anche i tradimenti sempre. 

 

            Un amore maturo quello di giannino che aveva due colonne: la fede e l’umiltà. Quasi sempre prima di ricevere l’eucarestia voleva confessarsi. E mentre la moglie lo scherzava dicendo ma che ti confessi che stai sempre nel letto? Lui, iniziata la confessione, sapeva chiamare per nome e per cognome tutti i suoi limiti e le sue fragilità. 

 

            Certamente Giannino aveva i suoi limiti, ma ciò che di lui posso attestare è che era un uomo alla ricerca della verità e pronto a mettersi in discussione. È stato un uomo che, senza dimenticare la sua origine divina, ha camminato con il cuore umilmente aperto alla conversione. 

 

            Per più di un anno ogni volta che andavo mi faceva sempre la stessa domanda: vi trovate bene? Che cuore attento e delicato agli altri che aveva! Un cuore come quello di Dio. 

 

            Alla fine, come ho detto per alcuni altri fratellini che abbiamo accompagnato al cielo, io sono certo che quest’oggi Marcellina ha acquistato un altro angelo in cielo. E sono sicuro che, Giannino non avendo potuto frequentare le piazze e le vie di marcellina negli ultimi anni, adesso non vedrà l’ora di stare in giro a vegliare su ciascuno di noi. Io non so se è stata solo mia suggestione, ma la scorsa notte mi sono svegliato diverse volte, anche per via del temporale. Una di queste è stato un risveglio strano, come se qualcuno fosse entrato di botto in stanza. Non lo so, sarà stato un tuono o solo una sensazione. Ma quando ho appreso la notizia che proprio in quelle ore Giannino era spirato nel sonno – come la Scrittura descrive la morte dei giusti – ho voluto pensare che per una volta fosse venuto lui a fare visita a me. 

 

            Ecco … Noi ora salutiamo il feretro di Giannino, ma rimaniamo sicuri che lui tante volte ci verrà a trovare, ci incoraggerà e ci sosterrà perché non è morto, ma è entrato nella vita vera, quella vita che ha sempre cercato, desiderato e aspettato senza lamenti, tristezze o depressioni, ma con tanta gioia, allegria ed entusiasmo. 

 

            Ai figli e alla moglie mi permetto di dire: quando un marito va via, quando un padre va via, rimane l’eredità. Più che i beni materiali, raccogliete questa eredità spirituale che contiene non solo il segreto della gioia di Giannino, ma anche il segreto della gioia di ciascuno di noi. Senza Dio, infatti, nulla soddisfa veramente il nostro cuore che rimane inquieto, agitato, e spesso depresso. Con Dio – come amava dire Giannino – anche se non capiamo come di fatto avvenga il nostro cuore rimane nella gioia anche nei momenti di sofferenza. Amen. 

 



Don Giuseppe Fazio