sabato 3 agosto 2024

Funerali Tonino Ursino

 Carissimi fratelli e sorelle, 

 

 

            Consentitemi un affettuoso saluto a Maria, alla Consigliera Ursino e a tutta la famiglia di Tonino; alla Croce Rossa Italiana di cui tonino era orgogliosamente membro attivo, da noi tutti conosciuto e apprezzato.

 

Ecco … ci ritroviamo qui attorno a questo altare per accompagnare al cielo il nostro fratello Tonino, che è morto in un giorno davvero particolare; il giorno del Perdono di Assisi. Cosiddetto perché Francesco d’Assisi, alla richiesta in sogno di Dio su cosa volesse, rispose che desiderava che tutti potessero andare in paradiso. E così da quel giorno il 2 Agosto è diventato il giorno in cui si può ottenere il perdono completo da ogni colpa mediante l’indulgenza plenaria. 

 

            Ecco … credo che sia provvidenza che Tonino sia salito al cielo proprio in questo giorno, alle 15.00, ora della Divina Misericordia. 

 

            E se è vero che nulla succede a caso, allora possiamo domandarci cosa Dio voglia dirci attraverso questa evento, pur doloroso per tutti noi. 

 

            Il Vangelo che abbiamo appena ascoltato ci ha parlato della possibilità di vivere in due modi: 

 

1.     Cercando un pane che non dura, che non sfama; 

2.     Oppure un pane vero, un pane che sazia. 

 

Se volete, tutta l’esistenza di un uomo in fondo si struttura attorno alla ricerca di un pane vero, di qualcosa che non devi continuamente assumere. Perché se per vivere devo dipendere da qualcosa, vuol dire che ne sono schiavo. Infatti, noi siamo schiavi del cibo e dell’acqua perché senza non potremmo vivere. Del resto, Per il pane e per l’acqua da sempre l’uomo ha fatte guerre, ha ucciso i fratelli e le sorelle.

 

Ecco … Si può passare una vita intera a cercare cose che non soddisfano veramente, che ti schiavizzano, ti piegano, in qualche modo ti drogano, senza mai riempirti il cuore di gioia e di pace e portandoti a fare guerre: in famiglia, a lavoro, con gli amici, i conoscenti, vicini di casa... spesso la nostra vita diventa una continua guerra in cui dobbiamo – senza accorgercene – sottrarre pane agli altri per sopravvivere un po’ di più noi. 

 

Quando si è più giovani è facile illudersi che basti un certo tipo di pane … che il lavoro, i soldi, le case, il piacere, il divertimento siano quel cibo che risolve tutti i problemi. 

 

Non ho conosciuto Tonino da giovane, ma immagino che anche lui, come ciascuno di noi, sia passato per questa fase. Poi uno cresce e scopre che non è vero, che non basta. E allora comincia a cercare qualcosa di più serio: magari una famiglia da mettere su, magari dedicare del tempo ai più bisognosi e Tonino questo lo faceva a tempo pieno nella Croce Rossa, che saluto affettuosamente. Eppure, anche questo non è un pane che sfama. Sicuramente è un pane migliore del precedente, ma non dà pace nel profondo del cuore

 

Si possono aiutare tante persone, ma rimane sempre nel fondo del nostro cuore un problema: ognuno si porta delle voragini dentro, dei vuoti, dei traumi, delle ferite, delle delusioni che aprono in noi una fame di vita insaziabile a cui tante volte diamo il nome di tristezza

 

E allora si arriva ad un bivio: 

1.     Da un lato La rassegnazione  Se il piacere non basta, se la famiglia non basta, se fare del bene non basta, allora la vita fa schifo, gli altri fanno schifo, nessuno è buono, solo io;

2.     Oppure si inizia a cercare altrove … si inizia, come Gesù dice a Pietro, a gettare la rete dall’altro lato della barca. 

 

Ho conosciuto Tonino appena arrivato a Marcellina, circa tre anni fa, al termine di una celebrazione. Mi si presentò dicendo che faceva parte della Croce Rossa, mettendosi subito a disposizione; poi si giustificò, come tanti, dicendo che non era un assiduo praticante, infine credette di darmi qualche avvertimento: stai attento – mi disse - a quelli che ti fanno sorrisi, quelli che frequentano spesso, da noi queste persone le chiamiamo pantocchie. Lo fece un po’ perché mi vedeva tanto giovane e un po’ – forse come spesso capita – per giustificare il suo non essere praticante. 

 

      Lo ascoltai con rispetto, ma anche con un po’ di distacco che credo lui percepii. Mi ripetette la stessa cosa in una seconda occasione. Poi basta. Quando lo incontravo avevo la strana percezione che mi guardasse con curiosità, quasi come mi stesse studiando. Di tanto in tanto si affacciava a messa e – con mia sorpresa – iniziava a farlo sempre più frequentemente. 

 

      Un giorno mi fermò, prima serio in volto, poi con un sorriso, e mi disse: a furia di ascoltare le tue prediche sto diventando pantocchia anche io.

 

      Ecco … credo che quello sia stato il giorno in cui Tonino non abbia ceduto alla rassegnazione, ma abbia cominciato a cercare quel pane che sazia per davvero che è l’amore di Dio. Perché, al fondo di ogni nostro capriccio, di ogni nostro peccato o delusione, c’è una verità intima: abbiamo un bisogno, una fame di essere amati che nessun uomo o donna può saziare. 

 

      E che Tonino fosse sazio nell’ultima parte della sua vita me lo ha dimostrato nelle diverse confessioni e colloqui che abbiamo celebrato insieme. Nell’ultima in modo particolare quando con il corpo fiaccato dalla malattia, ma gli occhi limpidi e vivi mi disse: Sono sereno, sono nelle mani di Dio, non ho paura della morte. Aveva pace nel cuore mentre riceveva l’unzione degli infermi e con tenerezza invocava il nome di Dio e la sua paterna vicinanza.

 

      Mi sono spesso domandato cosa Dio spera da noi. Se desidera che siamo perfetti, senza peccato, gente che trasudi acqua santa e profumi di incenso o cos’altro. In tonino ho trovato una risposta - credo, infatti, che ce ne siano altre - : Dio spera che noi ci lasciamo saziare da lui. E che questo avvenga a 13, 26, 50 o 80 anni per lui è la cosa più bella, è la sua vittoria, questo è quello che conta veramente. Certo Dio spererebbe di riuscirci il prima possibile perché poi, a nostra volta, possiamo aiutare anche altri a sfamarsi. 

 

      In Tonino, carissimi, anche a noi oggi viene fatto questo invito: Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell'uomo vi darà.  

 

      Non vale la pena spendere la maggior parte del tempo e delle nostre energie per qualcosa che non ci sfami veramente, per qualcosa che ci rende sempre più affamati, delusi e arrabbiati. Ognuno di noi – come ha fatto Tonino – si domandi: quanta fame di amore ho? E a chi sto chiedendo di sfamarmi? 

 

      Il Signore conceda a Tonino adesso di entrare nella vita piena dove non c’è più fame o sete e a noi di poter trovare quel pane che non muore e che, ancora una volta fra poco, nell’eucarestia ci verrà donato. Sono sicuro che ora sarà accolto da tutte quelle persone che con delicatezza e carità ha servito e aiutato nel servizio di Croce Rossa e anche da quel figlio che non è riuscito a veder crescere. 

 

      A te Maria, dico questo: abbi la certezza nel cuore che ti starà accanto, ti aiuterà e ti sosterrà, e così anche noi come comunità, e io come parroco, ti saremo vicini in qualsiasi necessità. 

 

      Alla fine, Tonino mi piace immaginarlo così: mentre prima con l’ambulanza portava gente in ospedale, ora sono sicuro che se ne andrà in giro per le vie di Marcellina e non solo per accompagnare tante persone qui in Chiesa davanti a quel Dio che gli ha dato la possibilità di affrontare la malattia e la morte con il cuore in pace. 



Don Giuseppe Fazio