domenica 23 giugno 2024

OMELIA E RINGRAZIAMENTI FESTA PATRONALE


 

            Carissimi fratelli e sorelle, 

 

            Celebriamo quest’anno con un po’ di ritardo a causa delle elezioni, la festa del Sacro Cuore. All’inizio, dunque, di questa celebrazione consentitemi di salutare la neoeletta amministrazione ed anche tutto il consiglio comunale. A voi il mio più affettuoso augurio per il prossimo quinquennio e la totale disponibilità a collaborare per il bene di questa comunità che è ricca di risorse che attendono di essere valorizzate.

 

            Un saluto affettuoso lo rivolgo poi al caro Padre Domenico, alla rappresentanza della Polizia di Stato, dei Carabinieri, della Polizia municipale e alla Croce Rossa. Grazie della vostra presenza e del servizio che svolgete durante tutto l’anno per la nostra comunità. 

 

            Vorrei partire da una domanda: perché festeggiare il Sacro Cuore? Ci stanno tante feste già dedicate a Gesù. A che serve una festa per il Sacro cuore? La risposta: per farci venire il desiderio di avere il suo cuore; noi possiamo avere il cuore di Dio!

 

            Il Vangelo che abbiamo appena ascoltato ci aiuta ad entrare in questa possibilità attraverso due domande emblematiche: la prima è la domanda che in ogni tempo l’uomo rivolge a Dio, la seconda, invece, è quella che in ogni tempo Dio rivolge all’uomo. La scena è questa: Gesù chiede ai suoi discepoli di attraversa il lago di sera, al termine di un giorno impegnativo e faticoso. Una cosa pericolosissima fare la traversata di notte a causa dell’improvviso cambio dei venti e delle correnti che provocano violenti tempeste, come appunto accade. 

 

            È un po’ come nella vita: noi ci viviamo non perché lo abbiamo deciso, ma perché Dio lo ha voluto. Non ci ha chiesto il permesso per nascere. Nessuno ce lo ha chiesto, forse se ce lo avesse chiesto qualcuno di noi avrebbe anche detto di no. Chissà quante volte ci sarà capitato di maledire il giorno della nostra nascita!

 

            Ecco … mentre sono in barca, le acque si agitano. Così come molte volte le acque della nostra esistenza sono agitate. Il mare per gli israeliti, popolo nomade, è sempre stato visto come un pericolo, un limite, qualcosa di indomabile. 

 

            Tante volte le acque della nostra esistenza sono agitate dal male che si manifesta sempre nelle stesse forme: l’arroganza, la violenza verbale e non, che si propaga sempre più anche grazie ai social, le calunnie, le offese gratuite, personali, dirette spesso anche alle persone cui vogliamo bene; è stato davvero triste assistere – permettetemi ora di parlare con maggiore franchezza - in queste settimane a tante bassezze, ancora anonime. Ma ancor di più sapere che tanta gente, che anche frequenta l’eucarestia domenicale – si è divertita a condividere privatamente materiale che meritava di essere ignorato. Lo abbiamo scritto con don Gaetano e lo ripeto di nuovo oggi: chi lo ha fatto chieda scusa e vada a confessarsi. È in grave peccato!

 

            Non parliamo poi di quelle acque che agitano le vite delle nostre famiglie: penso a quella sanità che sta diventando sempre più un diritto per pochi ricchi mentre i più poveri sono costretti a fare mesi di attese sentendosi rispondere: “il macchinario è rotto”; penso alla mancanza di lavoro che spesso – quando lo si trova – è sottopagato, in nero e, se è regolare, tante volte molti padri e madri di famiglia devono subire la violenta umiliazione di restituire indietro parte dello stipendio, sotto minaccia di licenziamento, per ritrovarsi poi non solo con lo stipendio decurtato, ma anche con una maggiore pressione fiscale. Tanta è la fatica e la disperazione che – permettetemelo – tante volte noi parroci raccogliamo. È un sistema vergognoso e gravemente colpevole davanti a Dio di cui siamo un po’ tutti vittime e carnefice: dal cittadino semplice che non chiede lo scontrino per avere un po’ di sconto, all’imprenditore che per tenere in piedi la baracca taglia a destra e a sinistra, allo stato che fatica a garantire una comunità vivibile. Tutti, però, siamo vittime e carnefici, perché realmente non siamo molto ben disposti a rinunciare a qualcosa pur di vivere nella giustizia e nella legalità. 

 

            Dunque … le acque spesso sono agitate e Gesù stranamente dorme. La barca rischia di ribaltarsi, di affondare e i discepoli hanno il cuore in gola. E così corrono da Gesù e pongono questa fatidica domanda: Maestro, non ti importa che siamo perduti?

 

            Avere la sensazione che nessuno si interessi della nostra vita, della nostra sofferenza, delle nostre paure, in un momento di difficoltà è terribile. Spesso quando il nostro cuore è agitato o ferito ci sembra sempre che gli altri dormano, che Dio stesso dorma. 

 

            E così ci viene da urlare: nemmeno a te Dio importa che io sia perduto?

 

            La reazione di Gesù è sorprendente: si sveglia, mette a tacere le onde e … pone un’altra domanda. Forse ci saremmo aspettati un Gesù che chiedesse scusa per essersi addormentato, che avesse consolato i propri discepoli e invece, un’altra domanda, a bruciapelo: Perché avete paura? non avete ancora fede?

 

            E così possiamo concludere l’itinerario che abbiamo iniziato nove giorni fa. Quando abbiamo visto che in fondo senza fede non si può essere prudenti, giusti, forti e temperanti. Se il mio cuore, infatti, è minacciato da una qualsiasi paura ciò che conta è salvarmi la pelle, pensare agli altri – anche alle persone cui penso di voler bene – come una scialuppa di salvataggio e non come persone da amare.

            

            Com’è il cuore di Gesù? È il cuore di uno che mentre le onde sono alte, sta in pace, dorme. E non perché lui sia Dio è quindi non può morire, perché di fatto poi morirà, ma semplicemente perché sa che il Padre è con lui e che c’è un limite al male … e se anche morirà in quella barca sa che la sua vita è nelle mani di Dio, come testimonierà proprio prima di morire dicendo: Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito.

 

            Voglio farvi una confessione questa sera – spero mi assolviate: questa domanda di Gesù mi trafigge il cuore perché anche io tante volte da parroco, da prete, da uomo mi pongo domande su quello che accade intorno a me e dentro di me. E mi domando se ci siano vie di uscite, se ci sarà la possibilità di invertire la marcia rispetto ad una società che sembra sempre più distratta, addormentata, e superficiale. 

 

            Quante volte mi dimentico che sulla barca di questa parrocchia sta il Signore Gesù, quante volte penso che calmare le acque sia una cosa che debba fare io, e invece mi dimentico che lo farà lui come vuole e quando vuole. 

 

            Penso alla mia storia e penso a quante volte Dio ha dovuto ripetermi: non hai ancora fede? Quando di me hanno detto che ero un ladro e un poco di buono, quando per difendere un uomo vittima di un attentato mafioso ho rischiato due processi, quando sono stato frainteso … sempre di nuovo ho pensato, dove sei, Signore? E ogni occasione è stata di nuovo l’occasione ricentrare la mia vita in lui e chiedere: dammi che il mio cuore sia come il tuo, signore. Che sia il cuore di un Figlio che anche su una barca agitata, non si preoccupa più di tanto, anzi riesce addirittura a dormire perché sa che il Padre veglia. 

 

            Qual è il segreto della pace? Non avere problemi? Oppure avere tutte le soluzioni? Non essere mai frainteso, ferito o maltrattato? Nient’affatto.

 

            Il segreto della pace è aver conosciuto Dio e sapere che Lui si prende sempre cura di noi. Questo solo dà pace anche nella tempesta. Questo solo non rovina la gioia del cuore, non porta via il sorriso, non ci fa diventare violenti, arroganti, risentiti, pronti a difendere solo il proprio onore e le proprie posizioni. 

 

            L’alternativa al cuore di Cristo è il cuore del Demonio. Spesso noi abbiamo il cuore del Demonio! Da cosa si riconosce? Da tre azioni: la lamentela, il giudizio e la condanna di Dio.

1.     Tante volte ci lamentiamo verso Dio: Dove sei? Perché a me? Questa vita è ingiusta!

2.     Conseguentemente giudichiamo Dio: Se Dio è buono perché permette questo? Non dovrebbe essere così, dovrebbe essere colà. 

3.     E alla fine siamo proprio come i sommi sacerdoti: condanniamo Dio. Lo escludiamo dalla nostra storia, dalle nostre decisioni, gli diamo la morte. 

 

            Chiediamo, dunque, al Signore Gesù la grazia di avere il Suo Cuore consapevoli che la nostra vita non sarà mai solo una traversata in un lago quieto con il sole e con gli uccelli che cinguettano, ma che sempre ci saranno i momenti in cui Dio ci chiederà di viaggiare di notte, con il vento e con le onde alte. Chiediamogli che il nostro cuore senta sempre e ovunque la sua presenza che è l’unica garanzia contro ogni male e finanche contro la morte. 

 

            Concludendo mi viene da ricordare le parole che Francesco Vaiasuso ci ha detto nel Seminario di Guarigione vissuto 8-9 giugno scorsi; lui che di onde alte ne ha visto, essendo stato posseduto da 27 legioni di demoni, con una semplicità disarmante e con un sorriso semplice e genuino, come quello della moglie Daniela, ci ha detto di aver sempre sentito la vicinanza di Dio e dei santi e questa era per lui la cosa che più contava, il non sentirsi mai lasciato solo da Dio e da tanti fratelli.

            

            Il Signore Gesù conceda a ciascuno di noi di poter sentire la sua presenza e la sua amicizia nel nostro cuore perché possiamo essere verso di lui – come dice il salmo –come bimbi svezzati in braccio alla mamma.



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RINGRAZIAMENTI

 

 

1.     Amministrazione comunale uscente ed eletta per la ormai consolidata e preziosa collaborazione e disponibilità a sostenere tutte le iniziative che la parrocchia ha posto in essere durante la novena e nel giorno della festa. 

 

2.     Un grazie speciale alla Polizia municipale che davvero ci ha seguito con precisione, competenza e disponibilità massima. Si sono fatti anche il cammino delle sette chiese per scortarci. La neo assunta Caterina è stata accolta nella comunità con una nottataccia!  Davvero Grazie perché coloro che, venendo da altri paesi, la notte scorsa hanno elogiato il loro servizio e la loro competenza e noi siamo davvero orgogliosi del vostro prezioso servizio.

 

3.     Quest’anno un ringraziamento particolarmente caloroso lo voglio rivolgere agli amici dell’Associazione Marcellina Sempre. In uno dei primi confronti che ebbi con Ugo appena arrivato come parroco parlammo di come poter far diventare sempre più le feste qualcosa di comunitario, da un punto di vista economico ed organizzativo. L’idea di lasciare l’organizzazione civile dei festeggiamenti ad un’associazione andava proprio in questa direzione. E penso che, come prima volta, possiamo essere davvero soddisfatti. Infatti, oltre al solito gruppo di questuanti – che pure ringrazio – si sono coinvolte diverse altre persone ed anche economicamente c’è stato un riscontro maggiore. È un segno bello che la comunità sta crescendo e si coinvolge sempre di più, fa rete e diventa più forte. Mi piace – anche una nota di orgoglio – rendere pubblico che il protocollo di intesa che abbiamo firmato è diventato un modello per diverse altre parrocchie. Abbiamo fatto da apripista. Grazie, dunque, per l’impegno, la generosità, l’allegria e l’entusiasmo che ci avete messo. Grazie vi dico personalmente perché questo è stato il primo anno che mi sono davvero goduto la festa, essendo stato alleggerito di un sacco di altre questioni e incombenze amministrative. Qualcuno aveva paura di questa scelta, adesso lo possiamo dire: non è stato tolto nulla, anzi molto è stato aggiunto! Grazie.

 

4.     Un grazie al Consiglio Pastorale con il quale – consultando i gruppi parrocchiali – abbiamo formulato il programma della novena, in cui abbiamo vissuto momenti davvero belli: la novena itinerante, il concerto dei cori, il momento di riflessione sulla ludopatia, la commedia e il particolarissimo cammino delle 7 chiese con un gruppo di circa 70 persone. 

 

5.     Grazie al Gruppo Liturgico, ormai con i parati sono diventati veramente – come dico – una ditta seria. Secondo me possiamo aprire un commercio  Grazie ai cori, ai ministranti, a chi si occupa della pulizia della chiesa, alle nostre care suore. Grazie a Tonino che ha messo a disposizione il mezzo per scarrozzare il Sacro Cuore in giro per i quartieri della nostra comunità. Grazie a tutti i gruppi che a vario livello hanno collaborato. 

 

6.     Grazie al Gruppo degli infioratori per il lavoro di questa notte. E grazie anche a Pino e Ottavio che questa notte – raggiunti da una telefonata disperata del parroco  – hanno messo a disposizione 100 kg di sale per concludere l’infiorata che rischiava di rimanere a metà. Dio vi benedica. Ho scherzato: Gesù moltiplicava pani e pesci, noi il sale. È già qualcosa! 

 

7.     Grazie a quanti di voi avete partecipato, vi siete lasciati coinvolgere; grazie per la vostra ormai nota generosità economica. 

 

8.     Nei prossimi giorni, come pattuito, sarà reso pubblico dall’Associazione il rendiconto di tutte le entrate e le uscite, rendendo manifesto il supporto delle attività commerciali, dei singoli cittadini e anche dell’amministrazione comunale che ha tenuto – come sempre – ha dare un decisivo contributo. Lo dico sempre e ne sono sempre convinto: è giusto che voi sappiate cosa facciamo con i vostri soldi. Voi vi fidate di noi e noi ricambiamo questa vostra fiducia con la massima trasparenza. 

 

9.     A tutti auguro una felice serata. Dopo la benedizione ci sarà il momento distensivo in piazza, poi a mezzanotte circa, a fine spettacolo, qui davanti al campetto lo spettacolo pirotecnico. Domani ricordo la celebrazione di ringraziamento. Celebrerà Padre Domenico, io domani mattina stesso partirò con un gruppo di giovani della nostra comunità per vivere il campo estivo a conclusione dell’anno pastorale. Accompagnateci con la preghiera!

 

10.  Un ultimo ringraziamento ai membri della nostra banda. Grazie per il vostro talento del quale ci rendete orgogliosi nei diversi paesi nei quali vi chiamano a portare gioia e allegria con le note musicali che ben sapete diffondere!!

 

11.  Alla fine un grazie specialissimo a tutti voi. Durante la processione dicevo a Padre Domenico che quest’anno sono rimasto impressionato per il silenzio ed il raccoglimento con il quale avete partecipato alle manifestazioni esterne di preghiera. Mi sono chiesto: sono loro che stanno crescendo sempre di più o è che ormai mi sono affezionato e li vedo sempre più belli?  Dopo tre anni lo posso dire con coscienza. Mi avete fregato: mi sono affezionato a voi e vi voglio davvero bene.

 

12.  E ora con un ultimo momento di silenzio, invochiamo la benedizione del Sacro cuore di Gesù su tutta la comunità e su tutta la città!